Icaro è nato per raccontare. Torniamo ai fiori, lì dove tutto è iniziato. Parole come petali, fanno parte del regno della poesia
Lo sguardo di Ulisse
Icaro è nato per raccontare. Come ogni albero del bene e del male. Poiché non esiste racconto senza natura, il tributo era dovuto. La natura è delicata. Fa bene Mauro Marino a ricordarlo, associando la dote all’Erbario dei ricordi di Egidio Ma- rullo e Osvaldo Piliego. In questo numero, ci prendiamo la briga di viaggiare lungo le rotte di un linguaggio evocativo. Dove la delicatezza richiama la forza, non la fragilità. Dov’è addirittura la prepotenza ad albergare. Nel gesto sovversivo di un fiore, quando sboccia. Un gesto di libertà, un gesto che addirittura sconfigge la morte. Come l’emblematico ginkgo rispuntato a Hiroshima, tre anni dopo il bombarda- mento atomico. Rigenerato dalle sue radici, protagonista del documentario di Massimo D’Anolfi e Martina Parenti Bestiari, erbari, lapidari. «Per fare tutto ci vuole un fiore», cantava il poeta Sergio Endrigo. Icaro è nato per raccontare, così salirete su una giostra pre-natalizia ricca di strenne. Fiori che sbocciano: il volto invisibile di Napoli nel libro di Antonio Corvino (Napoli è sempre un fiore per parafrasare lo scrittore Fabio Genovesi); la potente costruzione mariana di Massimo Cacciari, ispirato dalla Madonna del Parto di Piero della Francesca e dalla Crocifissione di Masaccio nel cimentarsi con il «manifesto enigma» goethiano. La tela di Masaccio, lì dove muto resta il grido di Maria (ma ricordate, tornando ai fiori, la rosa dei beati, lì dove spicca la Vergine, nel...
















