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a nardò

Senegalese morì nei campi
a processo due «caporali»

bracciante raccolta pomodori

LECCE - Due persone, un imprenditore agricolo di Nardò (Lecce) e un presunto caporale sudanese, sono state rinviate a giudizio dal gup di Lecce per la morte di Abdullah Muhamed, bracciante agricolo del Sudan stroncato da un malore il 20 luglio del 2015 a 47 anni mentre insieme ad altri braccianti era impegnato nella raccolta di pomodori nelle campagne tra Nardò e Porto Cesareo.
I due sono accusati di omicidio colposo e caporalato: sono Giuseppe Mariano, titolare dell’omonima azienda agricola in cui lavorava il bracciante, e Mohamed Shaa Eldei originario del Sudan, presunto caporale che avrebbe svolto il ruolo di intermediatore tra i lavoratori e l’azienda. Secondo quanto contestato dal pm Paola Guglielmi, a causare il decesso del bracciante sarebbero state le condizioni climatiche in cui l'uomo era costretto a lavorare, senza acqua, sotto il sole cocente a 40°, privo di un regolare contratto di lavoro oltre che senza alcuna forma di tutela previdenziale.
Il gup Giovanni gallo ha accolto tutte le richieste di costituzione di parte civile: la moglie e la figlia della vittima, la Cgil, il Cidu, Centro Internazionale Diritti Umani, l'azienda Mutti e la Conserve Italia, cooperativa collegata anche alla Cirio, che sostengono di aver subito dalla vicenda un danno d’immagine. Proprio quell'estate infatti avevano acquistato dall’azienda salentina pomodori per le loro produzioni. Il processo si aprirà il prossimo 22 giugno.

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