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In Puglia e Basilicata

Sindacato e politica

La Cgil si tinge di giallo
Gesmundo: «I nostri votano M5S»

La Cgil si tinge di gialloGesmundo: «I nostri votano M5S»

Il segretario regionale traccia un bilancio e fa un'analisi sul dopo voto

11 Marzo 2018

Pino Gesmundo, segretario della Cgil Puglia, come legge il dato elettorale delle ultime politiche?
In Puglia, come d’altronde nel resto del Paese, i cittadini hanno voluto inviare un segnale forte alle politiche di governo, sia nazionale che locale. La protesta ha preso strade diverse: la Lega al Nord e il M5S al Sud, ma per noi non è una sorpresa. Chi frequenta i posti di lavoro aveva percepito il cambiamento già da tempo.

Quindi avevate intuito ciò che stava per succedere?
Certi discorsi si sentivano ogni giorno. La gente chiede cambiamento e, ripeto, questo vale anche per le politiche regionali. Mi riferisco al modo in cui si sono giocate certe partite, dalla sanità al welfare, o alla gestione di grandi vertenze, come Ilva e Tap, o ancora all’utilizzo dei fondi comunitari.

La Camusso certifica uno spostamento del voto degli iscritti della Cgil verso Lega e M5S, esattamente in conformità al trend nazionale. Vale anche per la Puglia?
È un dato che certifichiamo anche noi, soprattutto per ciò che riguarda i grillini. Al Nord, invece, da anni i metalmeccanici della Fiom votano massicciamente Lega.

È un problema per voi?
Da un certo punto di vista, se ne può trarre una valutazione anche positiva, ma devo spiegarmi. I lavoratori bocciano una sinistra che non riesce a interpretare i bisogni delle fasce più deboli, ma, d’altra parte, non abbandonano il sindacato. Perché riconoscono il valore di una rappresentanza sociale in grado di difenderli a livello individuale e collettivo.

A differenza della sinistra il sindacato resiste. È questo il messaggio?
Non solo resiste, ma acquista maggior forza. I temi che hanno permesso ai due partiti più suffragati di conquistare grandi consensi - dalla abolizione della Legge Fornero al superamento del Jobs Act - sono gli stessi sui cui ci battiamo noi da anni. Ciò significa che non c’è scollamento fra le nostre indicazioni e le richieste di coloro che sono in difficoltà.

Ammetterà però che tra voi e il M5S qualche differenza, soprattutto nella declinazione di certi temi, esiste. La cultura del reddito di cittadinanza è distante da quella sindacale...
Noi rivendichiamo i temi dell’inclusione sociale attraverso il lavoro che, per quanto ci riguarda, rimane l’unica cosa che «salva». Il reddito di cittadinanza obbedisce a una logica di altro tipo e in questo c’è diversità. Ciò detto non abbiamo problemi a riconoscere la necessità di una integrazione del reddito ma sempre all’interno di politiche attive.
Altro capitolo: l’Ilva...

Sull’Ilva l’impostazione dei grillini non è molto chiara. Se, come sembra, l’idea è quella di chiudere la fabbrica allora non siamo d’accordo. La nostra idea è, e rimane, quella di «compatibilizzare» il tema del lavoro con quello della salute.

Terzo punto. Grillo, soprattutto all’inizio, tuonava contro i sindacati.
Quando Grillo attaccava il sindacato dicendo di volerlo cambiare d’autorità sbagliava, è chiaro. Ma i toni da allora mi sembra si siano parecchio abbassati.

Insomma, è compatibile la simpatia politica verso il M5S con la militanza nel sindacato «rosso»?
Ripeto, la coesistenza è un dato di fatto, la stiamo certificando. Ciò detto abbiamo un compito: essere vicini ai lavoratori in modo coerente e senza rinunciare alla nostra identità.

Lei cosa pensa di una possibile piattaforma, nazionale e regionale, Pd-M5S?
Preferirei astenermi da questi giudizi, rispettando l’autonomia della politica. Qualora questa alleanza si dovesse concretizzare valuteremo con attenzione i punti di un eventuale programma. Come sempre nel merito.

Infine, Bari ospiterà il congresso nazionale della Cgil dal 22 al 25 gennaio. Un segnale per il territorio?
Un segnale di attenzione, certo, nonché un motivo di orgoglio: un congresso a Bari non si celebrava dal 1973. L’obiettivo è consolidare una presenza e una centralità del dibattito sulle politiche per il Mezzogiorno. E la sfida parte proprio da qui.
[leonardo petrocelli]

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