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Lecce, sempre più culle vuote
appena 690 nati nel 2017

Nel 2016 erano 701. In continuo calo dal 2012, quando erano 791

culle vuote

di PIERO BACCA

LECCE - Nel capoluogo calano le nascite, portando il quoziente di natalità al minimo storico di 7,2 (un simile tasso si era registrato solo nel 1998, a fronte però di una popolazione residente superiore a quella odierna).

Il riscontro emerge dando uno sguardo alle statistiche riportate da «Open data Lecce», dove è ricostruito il trend dei cambiamenti demografici a partire dal 1931 fino ad oggi.

Ebbene, nel 2017 le nascite sono state 690 (701 nel 2016) a fronte di una popolazione residente censita in 95.441 al 31 dicembre dell’anno appena trascorso. Meno “culle”, dunque, in rapporto al numero degli abitanti che dal 2009 non subisce grandi variazioni, rimanendo attestato in media attorno ai 95 mila residenti. Un “saldo” sostanzialmente stabile dovuto non solo al bilancio tra nascite e decessi, ma anche al rapporto tra emigrazione ed immigrazione, che negli ultimi dieci anni, dal 2008, è stata pressoché costante con la presenza media di circa tremila immigrati residenti.
Uno sguardo ai numeri serve a descrivere il fenomeno del decremento delle nascite, che in Italia, nell’ultimo anno, sembra aver colpito soprattutto il Lazio, con una marcata flessione del 7%

Il trend delle nascite a Lecce è in progressivo calo dal 2012, quando i “fiocchi” erano stati 791. E comunque un dato ben lontano dai picchi degli anni ‘60, durante il rilancio economico, quando a Lecce si registravano in media 1.600 nuovi nati ogni anno. Negli anni ‘70 la media è rimasta alta (circa 1.400 nuove nascite all’anno). Mentre il progressivo calo è iniziato negli anni ‘80, fino a raggiungere le 690 nascite del 2017, con un quoziente di natalità (7,2) che è meno di un terzo di quello che si registrava, ad esempio, nel 1964 (all’epoca fu di 22,3).

Il dato della natalità va letto inevitabilmente in relazione a fattori come il quadro economico-sociale, le prospettive occupazionali ed il benessere in generale. Senza dimenticare che ad incidere sul quoziente di natalità (che è il rapporto tra nuovi nati e popolazione residente) sono anche i fenomeni migratori. E proprio questi costituiscono un altro indicatore dei cambiamenti socio-demografici che il capoluogo ha attraversato negli ultimi anni. Nel 2017 gli immigrati censiti come residenti sono stati 3.263, con un quoziente di immigrazione pari a 34,2. Il picco si era raggiunto nel 2003, con la presenza di ben 8.945 immigrati ed un quoziente di 99,1. A parte questo dato, tra il 2004 ed il 2017 la presenza di immigrati nel capoluogo ha oscillato tra le 2.400 e le 3.400 unità, con la sola eccezione del 2013, quando sono stati censiti 6.806 residenti stranieri, che hanno portato il quoziente di immigrazione a 72,9. Dall’anno successivo, però, si è avuta una sorta di stabilizzazione, passando dalle 3.253 del 2014 alle 3.263 del 2017.

In rapporto all’immigrazione va letto anche il fenomeno dell’emigrazione, che appare piuttosto stabile ed in buona parte legato proprio alle presenze di cittadini stranieri, comunitari ed extracomunitari, ed alle loro dinamiche socio-lavorative. Nel 2017, hanno lasciato la residenza leccese 2.508 cittadini, per un quoziente di emigrazione di 26,3 (nel 2016 se ne erano andati, invece, 2.437 cittadini, con un quoziente di 25,7). Il picco di “emigrazione” negli ultimi 6 anni si è toccato solo nel 2012, con 3.338 “abbandoni” ed un quoziente di 37,1.

In sostanziale equilibrio, insomma, la bilancia di chi arriva e di chi parte. Che non contribuisce, però, a rilanciare il calo delle nuove nascite, ponendo Lecce in linea con il resto della nazione nel fenomeno dell’invecchiamento demografico.

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