Lunedì 22 Luglio 2019 | 05:38

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nuovo calo di produzione

Poco prodotto e tanti furti
è sempre più in pericolo
la raccolta delle olive nel Foggiano

Gli agricoltori esasperati: «I frantoi respingano merce di dubbia provenienza»

olive raccolta

di MASSIMO LEVANTACI

Le olive vanno a ruba, in tutti i sensi. La produzione subirà anche quest’anno un calo del 25%, ma aumentano anche i furti direttamente sugli alberi. Una piaga «diffusa in tutta la provincia», denuncia il presidente della Confederazione italiana agricoltori, Michele Ferrandino. «Le strade provinciali sono un macello e abbiamo difficoltà anche a chiamare la vigilanza e le forze dell’ordine. Chiediamo almeno ai frantoi di non macinare olive di origine dubbia». La produzione, dicevamo, anche quest’anno batte in ritirata. Si produce di più rispetto a un anno fa, quando il maltempo falcidiò i raccolti, ma siamo al di sotto del 25% della media nazionale calcola la Coldiretti.

La qualità resta «ottima», sostengono un po’ tutte le organizzazioni di prodotto. Ma a quanto pare il mercato non ne tiene conto se non in minima parte, dal momento che l’olio resta uno dei prodotti alimentari più contraffatti in circolazione e il consumatore quasi mai se ne accorge. E allora che fare? «Bisogna produrre di più e stratificare la produzione, solo così riusciremo a imporre un prodotto di qualità sul mercato contrastando la diffusione capillare di oli importati dall’estero», il parere di Bartolomeo Buccelletti, vivaista toscano, tra i più importanti impiantisti di coltivazioni di olivo superintensivo che all’estero sono in voga da trent’anni ma che in Italia stentano a decollare. Una dimostrazione in campo di raccolta da coltivazione superintensiva c’è stata qualche giorno fa presso la masseria Belmantello in agro di Cerignola dove il proprietario, Onofrio Giuliano (presidente di Confagricoltura Foggia), ha portato in produzione i primi 15 ettari di olivo a quota bassa, sormontato da macchine “scavallatrici” che scuotono la pianta e ne raccolgono il frutto. Tutto rigorosamente meccanizzato.

«I risultati sono soddisfacenti - ha detto Giuliano - la stima del raccolto si attesta intorno ai 140 quintali a ettaro con una spesa complessiva intorno al 40% in meno rispetto ai costi di un oliveto tradizionale. E’ un cambio di mentalità epocale per la nostra agricoltura, a mio avviso più del risultato contano le tecniche di produzione e il fatto che la pianta sia arrivata a raccolto in tre anni. Cosa impensabile con gli olivi tradizionali». Non è ancora la svolta in Capitanata, ma il segno di un cambiamento perseguito già da alcuni anni anche in altre aziende del territorio (Cericola a Incoronata ne è stato uno dei precursori). L’obiettivo è produrre di più, imporre un prodotto di qualità, contribuire ad alzare l’asticella del palato dei consumatori e anche i prezzi però, se Buccelletti s’interroga sui motivi che hanno portato le aziende vinicole a elevare il prezzo di alcune bottiglie «fino oltre i 150 euro», mentre la stessa cosa sarebbe impensabile per una confezione di olio extravergine.

La qualità resta un chiodo fisso degli olivicoltori. «Ma facendo così si sono cullati troppo su questo aspetto - avverte Alessandro Leone, docente del dipartimento di Agraria dell’università di Foggia - tralasciando tutto il resto. Se gli imprenditori agricoli riusciranno con le produzioni intensive ad aumentare la resa, mantenendo inalterati i valori qualitativi, l’economia agricola della provincia di Foggia farà un grande balzo avanti». Nel corso del convegno seguito alla giornata dimostrativa, organizzato da Confagricoltura Foggia e dall’organizzazione di prodotto Oliveti dauni, si è parlato anche dell’allarme Xylella e dei rimedi per combatterla. Buone speranze ha lasciato intendere di riporre il presidente di Aprol Lecce, Pantaleo Greco «su una produzione di 30 ettari di campi dimostrativi, anche super intensivi», affermando tuttavia come il batterio sia minacciosamente «già alle porte di Bari». «La Regione è impegnata a impedire la risalita del batterio - dice Gianluca Nardone, dirigente dell’assessorato regionale alle Politiche agricole - stiamo facendo di tutto per rallentare la risalita e mantenere il contenimento, ma la batteriosi resta aggressiva e noi dobbiamo fare squadra».

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