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vicino il record di turisti

Taranto, il castello Aragonese
quarta attrazione pugliese

Dietro la valorizzazione culturale della fortezza marittima da qualche anno c’è l’impegno di capitali privati, attraverso l’azione di onlus, a partire dall’associazione «Amici del Castello Aragonese»

castello aragonese taranto

di ALESSANDRO SALVATORE

Da 525 anni il Castello Aragonese è il difensore orgoglioso di Taranto. Racchiude una storia che si perde sino al III secolo avanti Cristo. Si mantiene longevo e carico di mistero archeologico, come rivelano i camminamenti sotterranei di fresca scoperta che rimandano all’Ellenismo. Nonostante la sua pesante carta d’identità è la quarta attrazione turistica di Puglia del 2017 secondo il portale dei viaggi Trip Advisor (dopo i Trulli, la Lecce barocca e Polignano) e «dal 2005 al 24 settembre di quest’anno ha registrato 730.957 visitatori dai 10.265 del suo primo anno di apertura» ha svelato ieri nel convegno annuale del Castello il suo virtuoso curatore, l’ammiraglio Francesco Ricci.

Le statistiche svelano l’appeal del maniero. Ad amarlo di più sono i turisti provenienti dal resto d’Italia, pari al 53,6 per cento delle visite (quasi 400mila dal 2005), davanti alla popolazione di Taranto e provincia (31,5) e sulla straniera, che si attesta sul 10,7. Si tratta di 78.492 provenienti da più parti del mondo che hanno sinora apprezzato la fortezza di pregio rinascimentale, facendo lievitare l’interesse attorno al Castello pari al 1915 per cento dal 2005, quando le presenze internazionali furono 715, rispetto alle 14.412 del 2017, un numero temporaneo che rappresenta comunque il record.

«In termini turistici - evidenzia Ricci - il Castello mantiene il suo fascino, viste le presenze del 2017 sinora quantificate in 98.448, indietro rispetto al top del 2016 di 109.910, ma va considerato il periodo mancante sino alla fine di quest’anno e dunque potremmo registrare un nuovo record di presenze. C’è dunque da essere soddisfatti ed orgogliosi di quanto fatto in termini di indagine scientifica e promozione della struttura».

Il lavoro di scoperta archeologica nell’antica fortezza di Taranto continua. La sua stratificazione storica (dalle fondamenta di età greca alla ricostruzione aragonese) è fonte di ricerca che si aggiorna dal 2003, quando il personale della Marina Militare ha avviato il restauro sotto la supervisione della Soprintendenza.

Nel convegno annuale le novità sono state evidenziate dall’archeologo del Castello Federico Giletti, racchiuse nella sua pubblicazione «Sotto il torrione di San Cristoforo». Presentato dalla Soprintendente archeologia, belle arti e paesaggio di Brindisi Taranto e Lecce, Maria Piccarreta, il volume evidenzia «l’identificazione al di sotto del torrione di San Cristoforo del Castello Aragonese di un luogo di culto bizantino a cavallo tra la metà del X e gli inizi dell’XI secolo. Lo spazio identificativo - sottolinea Giletti - è probabilmente la chiesa dei Quaranta Martiri. Tale riconoscimento risulterebbe anche avallato sia dalla significativa dedicazione ai Quaranti Martiri di Sebaste, di origine medio orientale e tipica in ambiente bizantino nei settori urbani a valenza militare, sia dal rinvenimento delle 24 monete, databili tra il 914 e il 1025. In conclusione, quindi, nonostante le pesanti manomissioni connesse all’evoluzione storica e alle dinamiche insediative del Sud-Est della Città Vecchia, è possibile per la prima volta iniziare a leggere alcuni elementi sull’assetto antropico e morfologico del paesaggio dell’area tra X e XI secolo, in particolare a cavallo della fondazione della città niceforiana, e ad acquisire datazioni e identificazioni più corrette, propedeutiche alla definizione delle fasi storiche che interessarono questo settore dell’altura.

Le indagini in corso - sottolinea l’archeologo - sembrerebbero offrire finalmente lo spunto per una ripresa dell’interesse scientifico nei riguardi dell’evoluzione post-antica dell’acropoli della città greco-romana, divenendone un elemento propulsore da cui rilanciare un’attenzione più capillare verso le potenzialità e le risorse storico-archeologiche di questa area di Taranto».

Dietro la valorizzazione culturale della fortezza marittima da qualche anno c’è l’impegno di capitali privati, attraverso l’azione di onlus, a partire dall’associazione «Amici del Castello Aragonese», retta dal martinese Franco Marangi, esponente della tradizione commerciale musicale. «Il nostro ente - evidenzia Marangi - è quello di ricercare risorse finanziarie destinate unicamente al Castello di Taranto. Con la trasformazione in Onlus possiamo raccogliere fondi con il 5X1000 riportando il codice fiscale 9022567037 nella propria dichiarazione dei redditi». L’opera di sostegno al maniero ha spinto la strategica Fondazione Puglia che, attraverso il suo presidente Antonio Castorani, evidenzia «l’opera di supporto alla vita del Castello sotto il profilo dell’arte e della ricerca scientifica, che ci ha visto sinora investire 50mila euro in concerto con il Dipartimento universitario jonico e la copertura finanziaria dell’onorario finalizzato all’opera archeologica attualmente in atto».

Tra i donatori del Castello nell’ultimo anno, ieri erano presenti al convegno il Taranto F.C. 1927, la Fondazione Magna Grecia, il Rotaract, il Rotary Magna Grecia e l’assessore comunale alla Cultura, Franco Sebastio, nella sua veste di finanziatore privato. «La sinergia di risorse economiche sono fondamentali per il restauro e la valorizzazione di questo museo che ha ricchezze di tremila anni. La scoperta archeologica è quotidiana ed ha un valore legato al tessuto connettivo di Taranto». L’ammiraglio Ricci continua la sua preziosa custodia del Castello Aragonese. Nel solco di quel predecessore Bustamante de Herrera (richiamato da uno stemma ora visibile) che fu il castellano quando nel 1594 la fortezza permise di respingere l’assalto turco. Questione di orgoglio, ieri espresso dal comandante marittimo Sud, ammiraglio di squadra Eduardo Serra.

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