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MONTE SANT'ANGELO - «A mio avviso si tratta di un clamoroso errore giudiziario. Per questo spero che la Cassazione ristabilisca la verità. Siamo di fronte a persone perbene.» Lo scioglimento del consiglio comunale di Monte Sant’Angelo per presunti condizionamenti della criminalità organizzata datato luglio 2015, secondo l’avvocato Raul Pellegrini, il noto legale foggiano che ieri ha tenuto una conferenza stampa in un hotel del capoluogo dauno insieme agli amministratori mandati a casa dalla decisione del Consiglio dei ministri. Aveva al suo fianco l’ex sindaco Tonino Di Iasio. In sala gli altri ex consiglieri comunali. «Non nascondo di essere parte interessata - ha ammesso l’avvocato - ma in tanti anni di attività è la prima volta che partecipo ad una conferenza stampa di questo genere.

Lo faccio perché siamo di fronte a gente perbene». Pellegrini difende l’ex sindaco e i due ex membri dell’assise Damiano e Vincenzo Totaro colpiti dall’ordinanza di incandidabilità (qui siamo uno a uno: esito favorevole per gli ex amministratori dal Tribunale di Foggia ed esito negativo dalla Corte d’Appello di Bari. Si attende quello ultimo della Cassazione previsto per il 2018) mentre per l’iter amministrativo dopo lo stop del Tar Lazio - che ha rigettato il ricorso ritenuto infondato dei ricorrenti - si è invece in attesa del pronunciamento del Consiglio di Stato. L’udienza si è tenuta il 6 luglio e la sentenza di secondo grado è prevista per i primi di settembre. A distanza di due anni dal clamoroso provvedimento del Governo Renzi (ministro dell’Interno Angelino Alfano) che ha sciolto l’assise di una città il cui santuario micaelico è Patrimonio dell’Umanità dal giugno 2011 (ma anche al centro di una sanguinosa faida risalente agli anni Ottanta), gli ex amministratori del Comune montanaro rompono il silenzio. La ferita brucia.

E più di prima «perché dopo 24 mesi», per dirla con l’ex sindaco Tonino Di Iasio «non è successo nulla dal punto di vista giudiziario, per cui avevamo ragione nel sostenere di non essere mai stati condizionati dalla mafia». «Sono abituato a leggere le carte ma non ho ravvisato niente. Si parla di foratura delle gomme di un’auto in dotazione al figlio dell’ex sindaco, al saluto di un ex amministratore con uno poco raccomandabile in un ristorante. Ma soprattutto dopo due anni, nessun elemento contenuto dalla relazione prefettizia alla base dello scioglimento, ha prodotto un risvolto di carattere giudiziario: nessun appalto revocato, nessun avviso di garanzia. Né possono arrivare, gli avvisi di garanzia, come qualcuno ha ipotizzato, perché sono scaduti i termini», ha rimarcato Pellegrini.

«Stiamo ai fatti: dobbiamo capire -ha aggiunto - se la mafia si è infiltrata nel Comune di Monte Sant’Angelo allo scopo di guadagnare soldi. Giusto? Ebbene nessun appalto è stato revocato e tutte le ditte che lavoravano prima hanno continuato a lavorare dopo. Insomma ritengo che possa trattarsi di uno grosso errore giudiziario». «Alla luce di tutto questo -si chiedono gli ex amministratori - come non avere dubbi, sulla estrema superficialità con cui hanno operato prefettura di Foggia e Viminale?»

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