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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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Anche al petruzzelli

Note e protesta, lavoratori
occupano fondazioni liriche

teatro Petruzzelli

Teatro Petruzzelli

ROMA - Dall’Opera di Roma al Petruzzelli di Bari, dal San Carlo di Napoli al Maggio musicale di Firenze fino al Regio di Torino: è stata una mobilitazione generale quella che nella giornata di oggi ha coinvolto da Nord a Sud i lavoratori delle 14 fondazioni lirico sinfoniche italiane che hanno occupato simbolicamente gli uffici dei teatri per esprimere la preoccupazione in merito alla crisi del settore. Al centro della protesta, che ha visto unite tutte le sigle sindacali di Cgil, Cisl, Uil, Fistel e Fials, c'è l’art.24 della Legge 160/2016, che prevede il declassamento a Teatri di tradizione per le Fondazioni che non raggiungeranno il pareggio di bilancio previsto dalla Legge Bray.

Già da questa mattina, ognuno secondo le proprie modalità (al Maggio gli artisti del teatro hanno cantato Và pensiero e l'Inno di Mameli, e la stessa cosa è accaduta a Torino con i lavoratori che hanno occupato suonando e cantando brani di repertorio), le rappresentanze sindacali hanno consegnato ai sovrintendenti delle fondazioni un documento unitario: nel testo si ribadisce non solo il timore per il destino delle fondazioni da tempo interessate da una forte crisi debitoria, ma soprattutto si pone l’attenzione sul rischio concreto di non essere stabilizzati per i molti lavoratori precari presenti nelle orchestre, nei corpi di ballo, nei cori e nelle maestranze. Secondo i lavoratori, infatti, ora che il Governo si sta interessando al Codice dello Spettacolo a lungo atteso, si teme che la logica per la soluzione ai problemi del comparto sia il taglio del costo del lavoro, anche considerando le restrizioni a cui la legge 160/2016 sottopone i teatri lirici. Anche il risanamento debitorio, a cui il Governo starebbe pensando, sarebbe inutile ai fini della stabilizzazione dei lavoratori se permanesse la legge Bray.

Il primo a commentare le occupazioni di oggi è stato il presidente dell’Anfols - Associazione Nazionale Fondazioni Lirico Sinfoniche - Cristiano Chiarot che in una nota ha scritto di intravedere «in questa contestazione non una vena polemica nei confronti dei Sovrintendenti, ma una autentica preoccupazione per il futuro di tutto il comparto. Spetta al legislatore adoperarsi per definire quelle norme che possano salvaguardare il futuro di quello straordinario patrimonio identitario che sono le Fondazioni Lirico Sinfoniche.

L’attenzione che proprio in queste ore viene rivolta alla scrittura di un 'Codice dello Spettacolò ci rende fiduciosi che il Parlamento si stia ponendo seriamente il tema del futuro delle Fondazioni e dei suoi lavoratori». Sebbene ci fosse preoccupazione tra i lavoratori, da ogni occupazione è emersa comunque la volontà di costruire al più presto un dialogo con le istituzioni.

«E' stata un’adesione unitaria e anche i sovrintendenti hanno dato appoggio ai lavoratori. Attendiamo di capire cosa succederà con il Codice dello Spettacolo. Speriamo si faccia, perché i tempi sono lunghi e il testo deve passare ancora da Camera e Senato», ha detto all’ANSA Emanuela Bizi, segretaria nazionale Slc Cgil. Comunque oggi in nessuna delle fondazioni si è palesata l’idea di azioni più incisive come lo sciopero, anche perché, precisa Bizi, «lo sciopero per i lavoratori dei teatri lirici è l’ultima ratio: si rischia di allontanare il pubblico. Però i lavoratori hanno già pagato troppo e la legge sullo spettacolo dal vivo va fatta bene. Intanto i teatri continueranno a fare azioni che tengano alta l’attenzione su questi temi, sempre cercando di coinvolgere il pubblico». Bizi ribadisce la necessità «di una riforma vera dello spettacolo dal vivo, senza separare le fondazioni dal resto del comparto della musica. Le 14 fondazioni italiane non coprono neppure tutto il territorio nazionale, e il timore è che si voglia ridurne ancora il numero. Se si spengono i teatri è inutile anche avere tanti conservatori. E molti dei nostri artisti già vanno all’estero».

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