Giovedì 21 Marzo 2019 | 11:18

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Eni dopo la chiusura

Centro Oli Viggiano, le analisi
sulle falde: nessun inquinamento

«Nessuna contaminazione delle falde acquifere dalle quali proviene l’acqua a uso civile».

centro oli Eni Viggiano

Ad oggi, «conclusi tutti i lavori imposti dalla delibera della Regione Basilicata», con cui lo scorso 15 aprile fu disposta la chiusura del Centro Oli Val d’Agri (Cova), a Viggiano (Potenza), l’Eni ha accertato che non c'è «nessuna contaminazione delle falde acquifere dalle quali proviene l’acqua a uso civile». In un incontro con la stampa è stato anche reso noto che sono state recuperate circa 300 tonnellate di idrocarburi sulle 400 sversate.

«L'Eni auspica» che l'autorizzazione da parte della Regione Basilicata per la riapertura del Centro Oli Val d’Agri «arrivi il prima possibile": da quel momento, ci vorrebbe circa una settimana per riavviare la produzione di petrolio. Il Cova è chiuso dallo scorso 15 aprile: fino ad ora l’Eni ha perso circa 200 milioni di euro.

Parlando con i giornalisti, stamani, a Viggiano, il responsabile del coordinamento progetti Val d’Agri, Walter Rizzi, e la responsabile del Distretto meridionale Eni, Francesca Zarri, hanno evidenziato che «ad oggi non c'è nessuna contaminazione da composti organici aromatici oltre la fine della linea di drenaggio» e che «non c'è nessuna fuoriuscita di idrocarburi all’esterno dell’area industriale». La compagnia petrolifera ha inoltre accertato che la fuoriuscita di greggio è stata causata da un foro di circa 24 millimetri scoperto nel serbatoio D, per il quale lo scorso 22 maggio sono terminati i lavori di realizzazione del doppiofondo.

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