Martedì 19 Marzo 2019 | 18:06

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«Servono almeno 59 anni»

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ALESSANDRO BOCCIA

Serviranno 59 anni per assorbire le graduatorie delle famiglie, in totale 1.265, che, in provincia di Potenza, sono in attesa di un alloggio di edilizia residenziale pubblica. È quanto emerge dal report realizzato dall’Osservatorio sul Mercato Immobiliare (Nomisma) per conto delle Aziende territoriali per l’edilizia residenziale di Potenza e di Matera.
Il dato più allarmante riguarda però la città capoluogo. «A Potenza si contano 609 domande valide – fa sapere l’amministratore unico dell’Ater di Potenza, Domenico Esposito – e si stima che saranno necessari ben 204 anni per assegnare un alloggio a tutti gli aventi diritto presenti nella graduatoria valida al 2016. Per questa ragione siamo impegnati a definire possibili strategie di intervento a breve e medio termine in attesa che l’impegno del Ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, di concentrare nelle annualità 2016-2017 gran parte dei 478 milioni stanziati complessivamente per il programma partito mesi fa, proceda più speditamente nella fase di attuazione.
Con il programma triennale 2017-2019 (circa 12 milioni di euro per il 2017, 5 milioni di euro per il 2018 e 1,5 milioni di euro per il 2019) in buona parte alimentato dal reinvestimento dei fondi derivanti dal piano di vendita alloggi predisposto dalla nostra azienda – aggiunge – possiamo fare ben poco, tenuto conto che la parte più consistente di spesa riguarda il piano di interventi manutentivi da eseguire nel corso di quest’anno in vari comuni per 5,398 milioni di euro; 2,990 milioni di euro sono riservati alla costruzione di 36 alloggi a Potenza Malvaccaro-Macchia Giocoli (per 16 alloggi si tratta di un’integrazione di finanziamento); 1,612 milioni di euro per l’acquisizione e il recupero di 12 alloggi a Melfi e 9 a Maratea (in entrambi i casi si tratta di integrazione di finanziamento precedente)».
Secondo l’amministratore dell’Ater Potenza esistono altre misure possibili per dare risposta al disagio abitativo dei lucani.
«Occorre considerare l’edilizia residenziale pubblica sovvenzionata un servizio di interesse generale, aumentare in maniera significativa gli sgravi fiscali, a partire dall’imposta sul reddito delle società, portare le nostre aziende a sviluppare un housing sociale complementare all’erp insieme alla Cassa depositi e prestiti - spiega Esposito - anche se ci preoccupa fortemente un fattore segnalato dal report Nomisma, e cioè il totale delle famiglie “in disagio abitativo economico” in provincia di Potenza pari a 8.896, di cui il 40,7% in affitto e con il 34,6% con fitto o mutuo al di sopra del 30% del reddito familiare. Tutto ciò mentre l’attuale patrimonio di edilizia residenziale pubblica non basta a dare risposte a chi vive situazioni di disagio tenendo conto che le famiglie che occupano i nostri alloggi sono appena un quarto di chi ne ha veramente bisogno. Se l’Ater venisse esentata dal pagamento delle imposte potrebbe essere in grado di sostenere la manutenzione di cui c’è grande necessità perseguendo, con le sue forze, più soddisfacenti livelli erogativi dei propri servizi a favore della collettività».
«È auspicabile – è la conclusione di Esposito - che, sinergicamente con la Regione possano essere individuate strade alternative per il conseguimento di finanziamenti ricorrendo alle procedure europee».

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