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regione puglia

La Corte dei Conti boccia
i soldi per Castellaneta

No ai 2 milioni per evitare il dissesto: «La legge non va bene»

La Corte dei Conti boccia  i soldi per Castellaneta

BARI - Il boom dei debiti fuori bilancio, passati in dodici mesi da 7 a quasi 30 milioni, e una legge «ad civitatem» (quella per il dissesto di Castellaneta) sono finiti nel mirino della Corte dei conti. Che nel referto sull’analisi della copertura della spesa contenuta nelle leggi regionali emanate nel 2016 ha lanciato l’allarme: esistono - secondo i giudici contabili - criticità che potrebbero finire fuori controllo.

A partire proprio dal tema dei debiti fuori bilancio, che lo scorso anno - rileva la Corte - hanno assorbito poco più di 29 milioni, tanto da costituire una vera e propria «patologia»: 11 milioni sono relativi a sentenze, ma altri 18 ad acquisizione di beni o servizi senza preventivo di spesa. Si tratta soprattutto di spese legali, ma oltre al consueto problema delle parcelle nel 2016 sono diventati debito fuori bilancio anche i 12 milioni per pagare i voli di Ryanair, soldi che il presidente Michele Emiliano aveva congelato in presenza di una inchiesta giudiziaria (poi archiviata) e che sono stati sbloccati a posteriori dal voto del Consiglio regionale. «Non sempre - scrivono però i giudici - risulta chiaramente esplicitata la collocazione del debito nell’ambito della casistica tassativamente definita dal legislatore dell’armonizzazione»: la Regione ha promesso che cercherà di migliorare la qualità dei testi.

Ma l’altro problema, che rischia di diventare politico, riguarda i soldi che a giugno furono promessi al Comune di Castellaneta: due milioni di euro per intervenire nella procedura di pre-dissesto, aperta in seguito ai quasi 14 milioni di danni pagati per risarcire i familiari delle 34 vittime della palazzina di via Verdi, crollata nel 1985. E così a giugno scorso la Regione ha approvato una legge che istituisce un fondo rotativo per erogare anticipazioni agli enti locali che si trovano in piano di riequilibrio pluriennale. Castellaneta, appunto: tanto che nello scorso settembre il presidente Michele Emiliano si è recato nella cittadina jonica per firmare la convenzione.

Secondo i giudici contabili, però, non è possibile pagare, per una serie di motivi tecnici piuttosto complessi, non ultimo il fatto che la norma (approvata a giugno) è stata poi modificata in sede di assestamento di bilancio. Ma soprattutto c’è un problema di utilizzo delle risorse legato al meccanismo dell’anticipazione di cassa: I soldi della Regione - secondo il referto - non devono «rappresentare una risorsa aggiuntiva per la copertura di spese o disavanzi, bensì un istituto di natura finanziario-contabile avente lo scopo di fornire liquidità per onorare debiti pregressi». «Tali risorse - proseguono i giudici - non possono essere, quindi, destinate alla copertura dell’eventuale disavanzo o di eventuali debiti fuori bilancio e conseguentemente, il “finanziamento” del piano di riequilibrio potrebbe afferire esclusivamente alla gestione di cassa poiché deve essere già prevista un’idonea copertura di bilancio». Detto in altri termini, significa che - pure se incasserà i 2 milioni - il Comune di Castellaneta non potrà usarli per ridurre il debito, perché dovrà iscrivere tra le spese «un fondo, non impegnabile, di importo pari alle anticipazioni di liquidità incassate nell'esercizio». Quei soldi, insomma, non risolveranno il problema per il quale erano stati promessi.

m.s.

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