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infiltrazioni della criminalità

Bari, allarme Prefettura
«Nei rifiuti il clan Parisi»

L'interdittiva antimafia per Camassambiente. Interviene il Tar

 Bari, allarme Prefettura «Nei rifiuti il clan Parisi»

MASSIMILIANO SCAGLIARINI

BARI - Tutto parte da un ingegnere, ritenuto organico alle cosche calabresi, che avrebbe fatto pressioni sul sindaco di San Ferdinando per l’aggiudicazione di un appalto. Ma ci sono, anche, le assunzioni di pregiudicati e di indagati per reati gravissimi nei cantieri baresi, a Noicattaro, a Bisceglie e nella melma di Valenzano: anche esponenti dei clan Parisi e Capriati. Ancora una emergenza nei rifiuti, ancora una interdittiva antimafia. Stavolta è toccato alla Camassambiente, che poco prima di Natale è stata destinataria di un provvedimento della Prefettura di Bari: «Gravissime criticità», recita il documento, secondo cui in Calabria l’azienda barese potrebbe aver ceduto a «pressioni originate da contesti criminali».

Ieri la questione è stata esaminata dal Tar di Bari, che ha sospeso d’urgenza la rescissione del contratto con Camassa effettuata dal Comune di Bisceglie in attesa della camera di consiglio fissata a fine mese. Proprio il procedimento amministrativo ha causato la discovery dei contenuti del documento: pur tenendo conto delle difese dell’azienda (secondo cui, in buona sostanza, gran parte delle assunzioni contestate derivano dall’obbligo di assorbire il personale degli appalti precedenti), emerge un quadro preoccupante circa gli interessi della criminalità nella gestione dei rifiuti. E, in Puglia, non è la prima volta.

L’ingegnere calabrese si chiama Salvatore Aiello, oggi collaboratore di giustizia, all’epoca - secondo la Camassa - un insospettabile professionista, consulente anche di Palazzo Chigi. Ma per la Dia di Reggio Calabria, Aiello era uomo vicino a una cosca locale, ed avrebbe aiutato Camassa a ottenere l’appalto di San Ferdinando «a prezzi superiori alle richieste relative agli altri Comuni della Piana di Gioia Tauro». In più, a Rosarno, la società barese avrebbe «assunto soggetti contigui alla criminalità di stampo mafioso», otto delle quali «avvenute nel 2015» cioè «in epoca ben successiva» al subentro nell’appalto.

La situazione non è meno preoccupante a Bisceglie, dove risultano (o risultavano) dipendenti della Camassa tre degli indagati per il tentato omicidio del buttafuori Sabino Caccavo che ad agosto scorso si era opposto al loro ingresso in un locale. A fronte di 106 dipendenti, secondo la Prefettura di Bari, 25 avrebbero precedenti penali o di polizia: tra loro, numerosi parenti di «pregiudicati storici» di Bisceglie, alcuni dei quali con precedenti per traffico di droga e ritenuti organici al clan Capriati di Bari.

A Valenzano, dove l’appalto è scaduto lunedì (le continue proroghe dell’affidamento erano state oggetto di un’intervento dell’Anticorruzione), Camassa risultava avere alle proprie dipendenze tre pregiudicati, due dei quali per spaccio di stupefacenti. A Noicattaro lavorano per Camassa gli uomini del più temibile clan del capoluogo pugliese. C’è il pregiudicato Giuseppe Romano, definito «uomo di fiducia» di Giuseppe Parisi, fratello di Savinuccio, il boss del quartiere Japigia di Bari. E poi, da settembre 2015, anche Egidio Angerame, Milco Patruno e Radames Parisi, figlio di Tommaso, cugino del capoclan. Radames, detto «Mamiucc», è stato coinvolto nella recente operazione «Do Ut Des» della Procura di Bari, quella sulle estorsioni nei cantieri edili: i magistrati ne avevano chiesto l’arresto, rigettato dal gip.

Di fronte ai giudici amministrativi, la Camassa si è difesa osservando che l’ingegner Aiello era stato contrattualizzato in Calabria per il tramite di una società di consulenza: «Era uno stimato professionista che aveva lavorato per lo Stato». E, per quanto riguarda gli uomini del clan Parisi, «sono stati assunti per passaggio diretto poiché erano dipendenti dell’azienda che, precedentemente svolgeva il servizio di igiene urbana». Per questo, secondo gli avvocati dell’inchiesta barese, l’accusa di infiltrazioni criminali è una «mera ipotesi» e dunque l’interdittiva antimafia deve essere revocata: «a Valenzano e Noicattaro non sono ipotizzabili criticità mentre a Bisceglie vi sono solo due dipendenti che hanno qualche modesta pendenza».

Il Tar di Bari ne discuterà il 31 gennaio: dovrà decidere se accogliere la sospensiva richiesta dall’azienda che, almeno fino ad allora, potrà continuare a gestire il servizio a Bisceglie. Ma la situazione resta preoccupante. Camassa risulta aggiudicataria dell’appalto del bacino Lecce 11 (Gallipoli e Taviano) e di quello di Minervino Murge (dove per ora è in proroga Tradeco), e concorre per il rinnovo di quelli del bacino Bari 7 (di cui fanno parte Valenzano e Noicattaro) e per l’aggiudicazione nel bacino Taranto 5 (Manduria) e per i Comuni dell’Alto Bradano. Nel frattempo, a Valenzano continuano a distinguersi: lunedì il sindaco ha emanato un’ordinanza che assegna per due mesi la raccolta dei rifiuti alla Ercav, il ramo di impresa della fallita Lombardi ecologia, che aveva inviato la sua manifestazione di interessi il giorno prima (domenica) alle 11,17. Il Comune di Valenzano è del resto oggetto di accesso da parte della commissione nominata a novembre dal prefetto Pagano: starebbero emergendo gravissime irregolarità che potrebbero portare alla proposta di scioglimento dell’amministrazione.

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