TARANTO - Militari del Gruppo di Taranto della Guardia di finanza hanno eseguito nove arresti, nella provincia ionica e in quella di Matera, dei quali sei in carcere e tre ai domiciliari, nei confronti di altrettante persone indagate per i reati di associazione per delinquere finalizzata all’esercizio abusivo di attività finanziaria ed all’usura. Il provvedimento, disposto dal gip del tribunale di Taranto Filippo Di Todaro, su richiesta del sostituto procuratore Giovanna Cannarile, è l’epilogo di un’attività investigativa eseguita dalle Fiamme gialle anche con l’ausilio di intercettazioni telefoniche. La presunta organizzazione avrebbe erogato finanziamenti a tassi usurari ai danni di imprenditori in difficoltà economiche.
L’organizzazione avrebbe fatto capo al 53enne lizzanese Cosimo Damiano Surgo, già coinvolto in passato in vicende analoghe e sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale con l’obbligo di soggiorno nel comune di Lizzano (Taranto). Nei confronti degli arrestati e dei loro famigliari conviventi è stato eseguito il sequestro preventivo di beni e disponibilità finanziarie, il cui valore complessivo è di circa 200mila euro. Tra le presunte vittime c'è Fernando Russo, 56enne di Cutrofiano (Lecce), noto imprenditore del settore calzaturiero. (ANSA).
Oltre a Cosimo Damiano Surgo, a cui il provvedimento restrittivo è stato notificato in cella, dove si trovava nell’ambito di un’altra inchiesta, sono finiti in carcere Christian Surgo, di 20 anni; Pasquale Surgo, di 30; Vittorio Surgo, di 41 (tutti legati da vincoli di parentela), Maurizio Leone, 49enne di Carosino (Taranto) e Marcello Iannuziello, 41enne di Policoro (Matera). Ai domiciliari sono finiti Mario Rago, 38enne di Stigliano (Matera), Giovanni Caniglia, 68enne di Lizzano, e Ottavio Fornaro, 40enne di San Marzano di San Giuseppe (Taranto). Gli indagati sono difesi dagli avvocati Angelo Masini, Biagio Leuzzi e Luigi Danucci.
Le illecite operazioni di finanziamento, secondo gli investigatori, erano caratterizzate dall’applicazione di tassi d’interesse usurari pari al 10% mensile, ottenendo in garanzia dagli usurati assegni ed effetti cambiari. A fronte dei mancati pagamenti degli interessi, si procedeva alla loro ricapitalizzazione, facendo così aumentare in modo esponenziale l'importo del capitale da restituire. Una delle persone arrestate è accusata anche di favoreggiamento personale in quanto, mediante l’emissione di fatture fiscali riferite ad operazioni false, avrebbe mascherato alcuni prestiti usurari, facendo figurare che i titoli di garanzia prodotti dagli usurati erano riconducibili al pagamento delle stesse fatture.















