Sabato 28 Maggio 2022 | 21:26

In Puglia e Basilicata

Venosa

È «allergico alla modernità»
malattia vera, non riconosciuta

24 Dicembre 2016

di Giovanni Rivelli

VENOSA - Lui a Babbo Natale saprebbe cosa chiedere: una casa normale, un lavoro normale, una vita normale. E invece non è così. Perché la persona di cui vi parleremo, un venosino di circa 35 anni, è ammalato di... allergia alla modernità e in questo tempo, fa fatica a vivere.

Non una posizione filosofica o culturale, la sua, ma un disturbo di salute vero e proprio: un «sensibilità chimica ed elettromagnetica linfocitaria - la definisce il prof. Giuseppe Genovesi del policlinico Umberto I di Roma - che evidenzia differenze di valori prima e dopo l’esposizione a campi elettrici che variano per benzoato, stagno feninfenolo». Fatti che si traducono in astenia, dolori, stato confusionale, ronzii alle orecchie, tachicardia, ipertensione, eritemi, perdita di coscienza e altri effetti nei casi di «esposizione a campi elettromagnetici, pc fissi e portatili, cellulari, wi-fi, ripetitori radiotelefonici, server bluetooth e qualsiasi altra apparecchiatura elettrica che genera campi elettomagnetici».

La conseguenza è che in un mondo come quello di oggi il povero malcapitato è costretto praticamente a scappare da tutto. E se tutti, ad esempio, cercano zone dove lo smartphone abbia campo, lui è costretto a rifugiarsi in quelle poche aree dove tali reti non sono presenti. «Negli ultimi tempi - spiega l'avvocato Donato Bellasalma che ha preso a cuore la vicenda - ha dormito in macchina , in campagna o in alloggi di fortuna lontano da elettricità e da onde elettromagnetiche». Spesso il suo rifugio è una zona boschiva a nei pressi del paese dove non va nessuno e, almeno per il momento, i segnali elettrici non sono così forti. Ma pensare ad una vita normale è impossibile.

«La sua malattia non è riconosciuta in Italia - per la qualcosa vive una condizione di estremo disagio. morale, sociale ed economico. La famiglia si è letteralmente dissanguata per le cure». Così il comune ha predisposto un bando per cercare una casa idonea (in una posizione defilata o schermata e senza reti interne) ma i problemi non sono risolti. Perché, chiaramente, quella casa rischia di diventare la sua prigione: non può andare a lavorare e nemmeno a fare la spesa. Ha bisogno di assistenza, ma quella malattia, che in Francia, ad esempio, dà diritto a cure e in alcuni Paesi scandinavi porta alla pensione, qui non è riconosciuta. È solo un allergico alla modernità. Una modernità in cui puoi stare anche male, ma senza l’adeguata certificazione burocratica, resti solo.

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