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processo escort

Gianpi torna in tribunale
«Ora ho cambiato vita»

Lavora nell'abbigliamento per bimbi. «La mia compagna è incinta»

Gianpi torna in tribunale «Ora ho cambiato vita»

di Giovanni Longo

BARI -  In aula si giustifica: «Non mi sono presentato alla scorsa udienza perché la mia compagna è incinta e dovevo occuparmi del negozio. Avevo mandato una mail, però». Fuori si concede ai giornalisti per ribadire di essere ormai un’altra persona (le protesi sono solo un lontano ricordo, ora si occupa di abbigliamento per bambini); di avere cambiato vita e, naturalmente: e per augurare a Silvio Berlusconi una pronta guarigione dopo il delicato intervento al cuore. Gianpaolo Tarantini è tornato a Bari. Un tour de force giudiziario per lui. L’ennesimo da quando Patrizia D’Addario rivelò al Corriere della Sera e alla magistratura barese tutto su quelle notti trascorse a Palazzo Grazioli con l’allora premier, complice la «presentazione» di Gianpi. Sono trascorsi sette anni da allora. Otto dalla pazza estate in Costa Smeralda quando Gianpi e Berlusconi si conobbero. Sembra un secolo fa.

Martedì Gianpaolo Tarantini si è presentato davanti al Tribunale di Sorveglianza che dovrà decidere sulla istanza di ammissione ai servizi sociali (se ne riparlerà in ottobre) presentata dal suo difensore, avvocato Nicola Quaranta. Con procedimenti pendenti, un patteggiamento per bancarotta, condanne (non definitive), c’è il rischio che possa andare in carcere. «Spero proprio che non accada - ha detto a margine dell’udienza -. Io ho totalmente cambiato vita, ho una compagna incinta, aspettiamo un bambino che nascerà a fine mese, ho totalmente abbandonato lo stile di vita che avevo prima, spero ci siano i presupposti per essere affidato ai servizi sociali».

Ieri, invece, si è seduto sul banco dei testimoni citato dalla Procura di Bari come teste in un uno dei numerosi processi gemmati anche dai suoi interrogatori. Il Tribunale (giudice monocratico Laura Chiddo) ha revocato l’ammenda di 300 euro inflitta a Gianpi. Una richiesta cui la stessa Procura si è associata.

«Ho deciso di trasferirmi a Roma, di non frequentare più quegli ambienti istituzionali, lavorare con enti pubblici, perché purtroppo sono rimasto scottato, - ha detto Tarantini a udienza terminata - ne ho pagato le conseguenze, le sto pagando e le pagherò chissà ancora per quanto, ma non frequento più nessuno di quei tempi». Sulle bugie che avrebbe raccontato agli inquirenti baresi sulle escort indotto da Berlusconi ha ribadito di aver «chiesto un aiuto al presidente Berlusconi come amico. Lui non mi ha mai chiesto di mentire e sono sicuro che anche quella vicenda si concluderà nel migliore dei modi». All’ex premier convalescente dopo l’intervento «faccio i miei migliori auguri - ha detto Tarantini - e spero che ritorni quello di una volta. Il presidente è una persona buona e per bene».

Per la cronaca, che a questo punto, per una volta, resta quasi sullo sfondo, il processo celebrato ieri è quello in cui è imputato per millantato credito il capogruppo Pd in Consiglio regionale Michele Mazzarano. Stando all’ipotesi accusatoria, Mazzarano avrebbe promesso ad una cooperativa foggiana di fargli vincere una gara da 600 mila euro alla Asl di Taranto e in cambio il presidente della cooperativa, Michele D’Alba, gli avrebbe consegnato 60 mila euro. A riferire la vicenda agli inquirenti era stato proprio Tarantini che ieri avrebbe dovuto deporre come teste. Non lo ha fatto perché il pm Luciana Silvestris che rappresenta l’accusa ha chiesto una sentenza di non luogo a procedere. I fatti contestati sono troppo datati. Di qui la prescrizione cui manca il sigillo del Tribunale. «Prendiamo atto - osserva l’avvocato Gianni Di Cagno (studio Polis), difensore del consigliere regionale - che il processo non è mai cominciato malgrado né Mazzarano né la sua difesa abbiano mai chiesto rinvii o frapposto ostacoli all’accertamento dei fatti. Per questo, di fronte alla richiesta della Procura, ci siamo rimessi alle determinazioni del giudice».

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