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piaga sociale

«Uscito dall'alcolismo
ho ritrovato mia moglie»

alcolismo

di ANNA LARATO

SANTERAMO - Un incontro per diffondere la conoscenza di un problema e del metodo di recupero. È quanto è stato proposto l’altra sera dall’associazione «Innoviamo» in collaborazione con Alcolisti Anonimi.
«Alcolismo: una soluzione esiste» è stato un incontro molto partecipato, volto a sensibilizzare giovani e non su una tematica spesso sottovalutata ma che continua a seminare un ingente numero di vittime.
Una falsa via, quella dell’alcol, un mostro distruttivo, una dipendenza, «un avversario da combattere», ha sottolineato don Saverio Colonna.

Informazioni, riflessioni, spunti e testimonianze, come quella di Pietro: «Ho iniziato a bere a 14 anni - confessa -. Ero molto timido e silenzioso, e nella mia compagnia di amici mi sentivo sempre poco considerato. Avevo zero autostima. Ho cominciato con la birra. Mi dava coraggio e mi sentivo forte. Dalla birra sono passato ai superalcoolici. Mi sono sposato - racconta ancora Pietro -, mia moglie cercava di aiutarmi a smettere ma io continuavo a bere. Un giorno se n’è andata. Allora ho capito che dovevo chiudere con l’alcol. Ero a pezzi, mi sono rivolto a padre Luigi. Il sacerdote mi indirizzò ad Alcolisti Anonimi. Il gruppo mi accolse e mi fece percepire di avere qualcosa in comune con tutti loro. Standomi vicino, mi ha salvato la vita. Ritrovai me stesso e la mia famiglia. Mia moglie è tornata accanto a me. Ora mi sento in dovere di prestare servizio per gli altri».

Spiega Paolo Silletti, presidente di «Innoviamo»: «Abbiamo voluto organizzare l’incontro per valorizzare chi lavora in silenzio per la comunità donando il proprio prezioso tempo agli altri, cosa che Alcolisti Anonimi fa da circa 80 anni nel mondo».
A Santeramo, da diversi anni, è attivo in un locale della parrocchia del Sacro Cuore il «Gruppo Speranza»: «Il nostro scopo primario è rimanere sobri e aiutare altri alcolisti a raggiungere la sobrietà. L’abuso di alcolici - spiega uno dei volontari più esperti - è un problema che investe tutte le categorie sociali, causando gravissimi effetti collaterali».
Tali conseguenze, come è stato ribadito nell’incontro, non riguardano solo la singola persona che beve ma investono più o meno direttamente anche la sua famiglia, i colleghi di lavoro o anche persone sconosciute e inconsapevoli, che possono essere vittime di comportamenti rischiosi.

«Per via dell’anonimato, è difficile dire quante persone abbiamo aiutato finora. Sono uomini e donne di ogni ceto sociale che, attraverso il metodo dei dodici passi, condividendo la loro esperienza, forza e speranza, hanno poi aiutato altre persone a salvarsi dalla bottiglia».
Gli incontri si tengono il mercoledì alle 18, il sabato alle 18,30, l’ultimo lunedì del mese alle 18,30 la riunione aperta.

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