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Allevatore potentino
si arrampica su un ulivo
per sfuggire ai cinghiali

Allevatore potentino si arrampica su un ulivo per sfuggire ai cinghiali

Attacco di un branco nel Potentino: sbranato un cane

06 Maggio 2016

Marco Mangano

di Marco Mangano

«Se non fosse stato per un ulivo, sarei stato sbranato da un branco di grossi cinghiali». È il racconto a caldo di Antonio Mazza, piccolo allevatore di Pietrapertosa, perla delle Dolomiti lucane, nel Potentino. «Alle 7,30 di oggi (ieri per chi legge, ndr) - riferisce - ho notato che i miei cani, pastori maremmani, facevano indietraggiare un gregge, ma non riuscivo a comprenderne le ragioni. Improvvisamente ho visto alcuni esemplari, di un peso non inferiore a un quintale, con cuccioli al seguito, attaccare in corsa i cani. A quel punto ho cercato di ripararmi, assistendo impotente all’aggressione ai danni di un cane che poi è stato sbranato. Per fortuna, ho avuto la capacità di riflettere, di non perdere la lucidità e sono salito su un ulivo salvandomi la pelle. Grazie agli altri cani, i cinghiali si sono allontanati e ho potuto lasciare il luogo. Mi chiedo cosa sarebbe accaduto se al mio posto si fosse trovato un bambino».

Le aggressioni si intensificano: martedì scorso nello stesso territorio lucano se ne è verificata un’altra ai danni di un agricoltore che si è salvato anch’egli salendo su un albero.

«I cinghiali - spiega Mazza - sono in forte aumento nel territorio. Fino a 4-5 anni fa avvistavo e incrociavo non più di un centinaio di esemplari all’anno. Oggi ne vedo non meno di 200-300».

Per quanto riguarda i danni alle colture, gli animali distruggono qualsiasi tipo di seminativo. Nemmeno le reti riescono a fermarli: vengono sfondate. Occorrono piani seri basati su strategie mirate.

Il problema della proliferazione degli animali selvatici è molto sentito anche in Puglia, sulla Murgia, che oggi è letteralmente invasa.

«L’ultima volta che ho incontrato l’assessore alle Risorse agroalimentari, Leo Di Gioia, alla Bit di Milano, mi ha assicurato di essere in contatto con le altre Regioni per modificare la legge che consentirebbe il “selecontrollo” (attuato da cacciatori che abbattono gli animali, garantendo l’equilibrio con il territoriondr). Ma non ho notizie recenti», afferma Cesare Veronico, presidente del Parco nazionale dell’Alta Murgia. «Per quanto concerne l’ente, nel rispetto del piano di gestione, stiamo continuando a catturare i cinghiali».

A esortare la Regione Puglia a intervenire è anche il Corpo Forestale dello Stato. «Non abbiamo alcuna implicazione diretta, il nostro è un organo di controllo che ha il compito di far rispettare la normativa sulla caccia. Devono essere le Regioni ad adoperarsi per contenere l’invasione», dichiara il generale Giuseppe Nicola Silletti, comandante regionale pugliese. «La quantità di cinghiali - afferma - è elevata, i danni alle colture significativi. Si pensi che gli animali distruggono perfino i bulbi delle orchidee. Serve uno studio che fissi il numero massimo di esemplari che un determinato territorio può ospitare. Le istituzioni devono intervenire per ristabilire il giusto equilibrio».

Abbiamo provato più volte - invano - a conoscere la posizione dell’assessorato regionale pugliese. L’assessore Di Gioia ha istituito un tavolo tecnico e starebbe (il condizionale è d’obbligo) lavorando a un regolamento. Non è superfluo ricordare che la normativa attribuisce la competenza sulla fauna selvatica alle amministrazioni provinciali, ormai soppresse, almeno sulla carta.

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