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In Puglia e Basilicata

La ricorrenza

Il 25 aprile col sacrificio
delle donne pugliesi

Il 25 aprile col sacrificio delle donne pugliesi

Tra i partigiani meridionali, l'apporto di operaie e casalinghe

24 Aprile 2016

Vito Antonio Leuzzi

di Vito Antonio Leuzzi

Una coincidenza che non è solo casualità: la ricorrenza del 25 aprile, data simbolo dell’Italia repubblicana, coincide quest’anno con i settant’anni delle elezioni dell’Assemblea Costituente che dette avvio al varo di una Costituzione, fondamento di una società nuova. Il richiamo alla Resistenza rappresenta uno dei fondamenti del nostro ordinamento democratico, ribadito di recente dall’attuale Presidente della Repubblica, che ha sostenuto: «La Resistenza è il fondamento etico della democrazia».

Dopo il disastro dell’armistizio dell’8 settembre, alla conquista della libertà, dopo venti anni di negazione dei diritti e di una guerra nefasta, parteciparono in forme differenti civili e militari. Componenti sociali diverse, operai, contadini, artigiani, studenti, nello scontro in atto contro il nazismo ed il fascismo, evidenziarono una capacità di resistenza spontanea nei luoghi di lavoro, nelle città e nelle campagne. Una continuità di lotte, a partire dal 1942 e dal 1943 nelle fabbriche del Nord, e proteste diffuse per le insopportabili condizioni di vita nelle campagne del Sud, furono alla base di un moto unitario che caratterizzò l’evolversi del movimento resistenziale. Uno degli aspetti nuovi messi in luce dalla ricerca storiografica odierna è quello relativo ai militari di origine meridionale che, non potendo rientrare a casa per la linea del fronte che tagliava in due l’Italia, decisero di passare dalla parte delle formazioni partigiane, incontrando altri giovani pugliesi emigrati nelle città industriali del Nord, in particolare Torino.

Una situazione, per certi versi analoga, si verificò nell’area balcanica ed in Grecia, dove migliaia di militari italiani, sfuggiti alle deportazioni ed alla vendetta nazista (in particolare Cefalonia), sostennero i movimenti di liberazione iugoslavo, albanese, greco; anche in Francia molti soldati siciliani, pugliesi, calabresi, campani, lucani, nel loro rientro in Italia, dopo l’armistizio, passarono dalla parte dei partigiani in Liguria e Piemonte, Le indagini dell’Istoreto (Istituto piemontese) hanno evidenziato l’apporto delle regioni meridionali al movimento di resistenza nel Nord-Ovest. La Puglia, infatti, fu presente con circa 1300 partigiani nell’ area piemontese (circa 500 della sola provincia di Bari); a questo movimento di lotta resistenziale dettero un significativo apporto diverse donne: operaie, impiegate, artigiane, casalinghe originarie di Latiano, Cerignola, San Severo, Santeramo, Canosa e soprattutto Corato appartenenti a famiglie di emigrati pugliesi a Torino nel corso dei primi decenni Novecento.

Originarie di Corato erano le sorelle De Palma: Arcangela, Antonietta e Luisa (nomi di battaglia Emily, Nuccia e Primula) che collaborarono con la «3 divisione Alpi Servizio X». Anche in Emilia Romagna la presenza dei pugliesi fu cospicua con 239 partigiani (81 della provincia di Bari); nella sola Bologna furono circa 100 i partigiani meridionali, tra cui due sorelle originarie di Lecce, Adele e Amelia Mileo. Nel cuore di Torino, Dante di Nanni, figlio di immigrati originari di Andria, caduto nel maggio del 1944, fu protagonista di diverse e pericolose azioni antinaziste combattendo sino all’ultimo (medaglia d’oro al valore militare); i fratelli Vincenzo ed Antonio Biscotti originari di Peschici (il primo medaglia d’argento al valore militare) furono uccisi in combattimento nel febbraio 1945 presso Pollone (Biella). Vincenzo Gigante di Brindisi (strenuo oppositore del fascismo, condannato a molti anni di carcere), fu uno dei capi del movimento di liberazione del Friuli-Venezia Giulia, torturato finì i suoi giorni nella Risiera di San Sabba a Trieste.

Molti altri pugliesi furono fucilati, impiccati, deportati tra il 1943 ed il 1945 mentre prestavano aiuto alle popolazioni, tra cui Pasquale Arseni, originario di Marittima di Diso nel Salento. Arseni, ex carabiniere a Bari nel primo dopoguerra, trasferitosi nell'isola di Cherso (Fiume), per l'aiuto fornito a soldati sbandati ed ebrei fu arrestato, deportato dai nazisti e finì i suoi giorni nel campo di sterminio di Dachau (nella sua città natale verrà scoperta una lapide in questi giorni). Deportazioni e stragi naziste investirono anche il territorio pugliese tra settembre ed ottobre ‘43. L’Atlante delle stragi, edito in questi gioni (www.straginazifasciste.it), evidenzia con forza l’insieme dei misfatti e delle violenze in gran parte del territorio regionale, dall’area ionica sino alla Capitanata. Tentativi di distruzione dei porti, di depositi militari, di magazzini alimentari, dell’Acquedotto pugliese e di altre importanti infrastrutture, furono ostacolati e impediti, da molti militari e civili, punti di riferimento di una Resistenza spontanea presente anche nel Mezzogiorno d’Italia.

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