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A Bari Gesù veste jeans
tra i pescatori della «Lanza»

«Ah, salve, dottor Gesù, è un onore», fa Saverio. Ché, lo conosci?, chiedo. «Scus’, e chi è che non lo conosce a Gesù?»

A Bari Gesù veste jeans tra i pescatori della «Lanza»

di ALBERTO SELVAGGI

Ou che stai a fare là, Gesù? «Niente, sto con le gambe penzoloni sul mare, a guardare i pesci affitisciùt’». Sai che questa è la banchina sul molo San Nicola da dove calano in acqua il nostro Protettore? «Ovvio. Ma in verità ti chiedo: non ti stupisce vedermi qui a Nderre a’ la Lanze, a Bari, città incolore?». Bah, no. Ho letto da qualche parte che sei in ogni luogo; gli stessi apostoli ebbero dallo Spirito la glossolalia in dono, cioè il parlare in lingua, perciò do per scontato che tu conosca il dialetto. «Me ‘u scème, va’ a’ chiam’ a Saveri’!». Eh?! «Vai a chiamare Saverio, il pescatore della Lanza. Devo consegnargli la chiave del Paradiso». Ah. Va bene. Anche se non mi risulta che sia gialla come questa. Aouei, Saverio! - chiamo -, vieni qua, porta pure due taratuffi.

«Ah, salve, dottor Gesù, è un onore», fa Saverio. Ché, lo conosci?, chiedo. «Scus’, e chi è che non lo conosce a Gesù?».

Saverio porge i taratuffi, con il classico allievo crudo in omaggio. L’Unto lo trangugia e sputa l’occhio di sguincio. «Mo! Certo che il Maestro è ‘nu kittemmurt», commentano i birraioli del porticciolo, «è come a noi, anzi pure peggio!». Non dubitate. E Colui consegna nella mano coriacea di Saverio la chiave smaltata.

Seguiamo il San Pietro della Lanza sui banchetti della sua postazione. Arriva pure Nicola, il figlio grande, rientrato dalla pesca a Monopoli, mangia il solito panino farcito di schiuma di mare per colazione. «Il pane per i ricci, e i pesci, li moltiplicheremo la prossima volta», annuncia Gesù ai marinai sul molo. «Tranquillo», rispondono, «quello che decidi è bene. Tanto, senza saperlo, ti seguiamo tutti». «Uè, tu, rimbambìt’», mi appella, «dimmi, come butta il mondo dalle mie parti, dacché morii risorgendo?». Beh, ti condannò la folla, non Roma, perché ti vedeva diverso e per schierarsi in difesa della mediocrità dei molti eri superiore. Ci hai indicato una via, per cui hai cambiato la storia. Hanno istituito i preti, vescovi, cardinali, baciapile… «E che sono?». Boh? Cose di uomini. Secoli fa i tuoi seguaci si sono scannati fra loro per il potere, cosa che fanno ancora senza ammazzare, hanno ordinato stragi di massa e hanno smesso soltanto quando sono spuntati i pensatori della Ragione, che non erano credenti, anzi. Non sei messo benissimo, Gesù: spesso i più cristiani sono quelli che non pregano e affermano di dubitare o di essere demoni. Ma è un classico dell’umanità: nella sinistra, nel post-comunismo, succede di peggio. «Comunismo? Cos’è?». Niente, è una forma di ipocrisia. Comunque, bel Nazareno, i più affezionati al tuo nome sono i mafiosi e le prostitute. «Beh, con le seconde ho una certa confidenza, si sa». In casa tengono icone di santi e beati a iosa. «Santi? Beati?». Anche questi li hanno inventati gli uomini. Anche loro sanno creare, sai? Beh, vieni a farti una Peroni al Chiringuito con noi? Enzo, dammi tre birre ghiacciate, veloc’! «Non adesso», ammonisce il Nazareno, «dopo, e mai sia la Dreghér!». E nel bar annuiscono tutti. «Sono venuto a Bari per comprare dei jeans, mi è venuta la fissa». Avevo dimenticato che lo annunciava anche la vecchia pubblicità della Jesus Jeans. «Tengo già in mente tre negozi al Murat: chi mi ama mi segua. Hai il motorino?». Sì - rispondo - un cacatone di Kymco 125 grigio zoccola tenuto con lo scotch: occhio che sto senza assicurazione da nove mesi, difatti sono incinto. Vroom vroom...

Nel primo negozio il Cristo sceglie una fantastica e introvabile camicia jeans della Gas, smacchiata verde petrolio. Nel secondo scova pure un giubbetto Anerkjendt, rarità danese. Gesù, sei fichissimo - lo contemplo -, ‘sta roba a Bari non ce l’ha nessuno. «Ovvio».

Torniamo alla Lanza. C’è gente, molti baresi riconoscono il Figlio dell’Uomo in jeans, anche perché gli è spuntata l’aureola: «Ou ma quello è Gesù, l’ho visto su Google!» «Hai una pagina Facebook, Gesù? Ci facciamo un selfie?». «Questa foto avrà più “mi piace” di quella che mi sono fatto con Fabrizio Corona. Forse». E il Maestro rasserena: «Certo, fratelli. Sono tornato qui alla Lanza per farmi fotografare: indosso pure i 511 della Levi’s, e non certo i banali 501».

In verità ti dico - gli dico -, anche con gli stracci addosso saresti stupendo, Gesù. Hai visto quanta pubblicità ti sto facendo? Sganciami una mazzetta: in fondo sono pur sempre un giornalista.

quadretti selvaggi

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