Martedì 28 Giugno 2022 | 23:45

In Puglia e Basilicata

Procura indaga dopo relazione di Cantone

Società fallite e criminalità
In Puglia è caos sui rifiuti

rifiuti

Avvenire commissariata per mafia gestisce i rapporti in mezza regione

26 Marzo 2016

BARI - Il ricorso alle proroghe degli appalti per la raccolta dei rifiuti è stato generalizzato ed ha riguardato, per anni, l’intera Puglia, a volte anche a favore di società che hanno subìto pesanti provvedimenti da parte della magistratura. È questo il tema dell’inchiesta che la Procura di Bari ha aperto all’indomani della relazione inviata dal presidente dell’Anticorruzione, Raffaele Cantone.
Un problema antico cui, secondo l’Anac, la Regione in questi anni non ha saputo far fronte: al malfunzionamento degli Aro (gli Ambiti di raccolta ottimale) doveva seguire l’esercizio dei poteri sostitutivi, ma i commissariamenti sono arrivati in ritardo e sono stati spesso inefficaci. Il risultato? Non sono stati effettuati gli appalti d’ambito, e così molti Comuni hanno continuato a prorogare gli affidamenti attraverso proprie ordinanze. Tutto questo, secondo l’Anac, ha falsato «il corretto funzionamento delle dinamiche concorrenziali nel settore nonché il controllo della spesa pubblica e delle tariffe pagate dall’utenza».
I contratti vengono infatti prorogati a prezzi vecchi, come avvenuto in molti Comuni del Salento a favore della società Igeco, ad esempio a Parabita, a Taurisano e Ruffano (in quest’ultimo caso con «un ingiustificato esborso di denaro per il pagamento dei costi di ammortamento degli automezzi già completamente ammortizzati»). A gennaio 2015 Igeco è rimasta coinvolta nelle inchieste sul Comune di Cellino San Marco, in cui si ipotizzavano infiltrazioni mafiose nella gestione della raccolta rifiuti (il suo presidente finì ai domiciliari): eppure, nota l’Anac, nonostante l’interdittiva emessa dal prefetto di Bari l’azienda ha continuato ad ottenere proroghe.
Cantone ha segnalato anche il caso della Sangalli, i cui vertici furono colpiti da arresti nell’indagine sull’appalto di Andria. Quell’appalto - dice Anac - è stato dichiarato inefficace dal Consiglio di Stato, eppure la società continua ad operare ad Andria e Spinazzola ed a partecipare alle gare d’appalto in Puglia. È sempre l’Anticorruzione a notare che proprio per via di quegli arresti Sangalli è stata esclusa dagli appalti degli ambiti Bari/4 e Bari/2, ma risulta aggiudicatario provvisorio della gara da 73 milioni dell’Aro Taranto/2. L’azienda fa comunque notare che a luglio 2014 è stato nominato un nuovo consiglio d’amministrazione e che ha poi adottato un nuovo modello organizzativo «allineato alle best practice di mercato e alle linee guida di Confindustria».
Un altro caso delicato è quello della cooperativa Avvenire, commissariata dal prefetto di Bari a luglio 2015 per infiltrazioni da parte di una cosca calabrese, a seguito di indagini in cui erano emersi strani rapporti con personaggi vicini alla criminalità organizzata. La Avvenire gestisce tuttora la raccolta rifiuti in numerosi Comuni: Tursi, Laterza, Lizzano, Castellaneta, Monteiasi, Noci, Putignano, Grumo Appula, Zapponeta, Isole Tremiti e Montescaglioso. Eppure, nota l’Anac, oltre ad aver subito il commissariamento, la cooperativa ha recentemente presentato istanza di fallimento al Tribunale di Bari. [m.s.]

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Commenti all'articolo

  • vonschi9

    26 Marzo 2016 - 18:04

    Bisognerebbe chiedere a Vendola che ha governato la Puglia negli ultimi 10 anni, e ad Emiliano che è stato il segretario del PD e sindaco di Bari negli ultimi 10 anni, ed attualmente governatore della Puglia se abbiano mai avuto un sospetto, un sentore, una intuizione che forse qualcosa non girava nel verso giusto. Bisognerebbe chiamarli come persone informate sui fatti? Potrebbero aiutare !

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