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Risalgono al cretaceo inferiore

Orme di dinosauro
tra gli scogli a Giovinazzo

Due impronte sui blocchi frangiflutti del porto. È questa la scoperta del paleontologo barese Marco Petruzzelli, ricercatore in geologia presso il dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Bari

Orme di dinosauro  tra gli scogli a Giovinazzo

di Nicola Palmiotto

GIOVINAZZO - Due orme di dinosauro sui blocchi frangiflutti del porto di Giovinazzo. È questa la scoperta del paleontologo barese Marco Petruzzelli, ricercatore in geologia presso il dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Bari. «Le impronte sono state individuate nel 2012 e sono di forma tondeggiante – racconta Petruzzelli-. Al momento non è possibile attribuire a quale specie appartenessero perché gli studi non sono ancora completati e nemmeno datarle con certezza perché bisogna individuare da che cava provengono i blocchi».

Petruzzelli è appassionato di dinosauri da quando aveva cinque anni e rimaneva per ore e ore davanti agli esemplari in scala 1:1 del museo «Smithsonian» di Washington, dove si trovava per seguire il padre che faceva un post dottorato in chimica. «In Puglia esistono una trentina di siti sparsi tra 13 comuni; le orme sono state ritrovate sia in cave che in blocchi di pietra in ambiente urbano. Oltre al famoso sito di Altamura ne sono presenti altri sul litorale Adriatico dal Gargano a Bari, passando per Trani, Bisceglie, Molfetta e Giovinazzo», spiega il paleontologo.

Un fenomeno, quello delle orme, spiegabile con la conformazione del terreno della Puglia di circa 100 milioni di anni fa, molto simile ad una laguna sul cui fondale i dinosauri lasciavano le proprie tracce. Se subito dopo il loro passaggio arrivava una marea queste orme venivano ricoperte rimanendo sigillate finché i cavatori, sbancando le cave, non le hanno riportate alla luce.

L’impronta sugli scogli non è l’unico ritrovamento effettuato a Giovinazzo. Esistono una decina di orme su una superficie di circa 25 metri quadri all’interno di una cava ancora in attività, scoperte dallo stesso Petruzzelli nel 2009. «È stata la mia prima scoperta di orme di dinosauro e la ricordo con particolare emozione. All’epoca ero uno studente e per caso mi imbattei in queste impronte».

Petruzzelli ha studiato e catalogato questi reperti con uno speciale scanner 3D. Si tratta di impronte del cretaceo inferiore attribuibili a dinosauri bipedi, molto probabilmente piccoli carnivori. «Le orme si sono create sott’acqua e perciò non sono perfette. Però il sito di Giovinazzo è un testimone importante di un preciso intervallo temporale».

Questo geosito, pur essendo mappato dalla Regione, non è però inserito nell’elenco pubblico perché si trova all’interno di un cantiere privato, interdetto ai cittadini per ovvi motivi di sicurezza. «Sfortunatamente la cava è attiva e le orme non sono visibili perché attualmente ricoperte da materiali lapidei».

Esiste però un modo per mettere a disposizione di tutta la comunità queste testimonianze della preistoria: «Si potrebbe creare una replica delle orme per esporle al pubblico - assicura il paleontologo-, magari creando una sorta di museo diffuso tra i geositi delle varie città. Ogni luogo infatti ha la sua peculiarità perché ciascuno appartiene ad un periodo differente. Nel Gargano ci sono le testimonianze più antiche, a Bari le più recenti. Ciò significa che i dinosauri hanno «camminato» sul nostro territorio per molto tempo».

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