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Quadretti Selvaggi

Anche noi single
festeggiamo San Valentino

L’essere single è uno stato della mente ormai più diffuso del condividere. Essere un vero single, cioè «single intrinseco», non significa ritrovarsi senza compagnia causa destino. Vuol dire permanere così, ad libitum

Anche noi single festeggiamo San Valentino

di ALBERTO SELVAGGI

L’essere single è uno stato della mente ormai più diffuso del condividere. Essere un vero single, cioè «single intrinseco», non significa ritrovarsi senza compagnia causa destino. Vuol dire permanere così, ad libitum. Mal sopportare l’accudimento. E festeggiare quindi San Valentino in maniera diversa.

Passando sul Lungomare di Bari il singolo incancrenito non rimpiange il pomicio sulle panchine, valuta soltanto il fieto d’alghe e pesci morenti. Oggi, 14 febbraio, per lui non è una data fatidica, passa come il 16 e il resto. E siccome è tirchio, solitamente, e smorto dentro, valuta: meglio così, sparagno e non mi scervello sulla cenetta fuori, i fiori, il regalo, più fatiche di sesso.

Il più alienato fra i single intrinseci («ehi, dici a me?!, no dico, ehi stai dicendo proprio a me?», da Taxi Driver) ha sviluppato facoltà straordinarie dall’isolamento: si serve dall’altro fronte del tavolo a sera un’aringa precotta fetente con un «là!» plastico da cameriere, come fosse altri fuori di sé. E nel gesto trattiene un sorriso compiaciuto a stento.

Il single intrinseco se ne freca dei manicaretti. Se c’è da sgrosciare, meglio, sennò, amèn. Oltre all’«aringa sciocca» (a basso contenuto salino), salmone, carrube, egli (o esso) predilige Instant Noodles, Pancit Canton, Vegetables Flovour, o altri prodotti chimici pronti in 40’’ netti; se salutista e tradizionalista, tutti i vasetti Annese, made in Monopoli, gloria locale che di Giovanni Rana ne vuole duecento. E poi aria, non fritta, che empie.

Il single intrinseco anche nella Festa degli innamorati conserva la sua espressività asintomatica. Rimpiange che il Bohémien Jazz Cafè, degli amabili Michi e Angelo Barletta, sia chiuso per lavori, e che non riserverà più serate che hanno confortato eserciti di solissimi. Ma si consola al Kabuki di piazzetta dei Frati, Chat Noir in Bari vecchia, Pellicano ancien regime, Joy’s a Madonnella, Windigo Saloon, Comodo Cafè il pomeriggio, movida zona Rossopomodoro a Poggiofranco nuova, Terra di Mezzo se giovinetto, con i party a Corte di Torrelonga e nel Giardino dei Tempi, escursionismo trekking e bici, Jubilee, Matrix, happening danzerecci, viepiù salseri e tangheri, se arrapato e canuto insieme. Ma impoverito d’emozioni com’è, è più probabile che stasera bidoni l’amico che vuol trascinarlo al Single Party San Valentino: «A che ora ti passo a prendere?». «No, tengo un po’ di influenza, forse». Bugia.

Ancor più di Facebook, i gruppi WhatsApp tipo «No San Valentino» e «Tuttisingle Valentini» sono fiumi digitali nei quali immergere in poltrona fino alle tre del mattino i sensi inattivi, passando a conversazione privata e chattando demenziali pornografie maschio-femmina, magari conoscendosi a stento (sexting). Poi: a ‘ddòrm. O vai con l’onanismo.

Pure a San Valentino il single può guardare Youporn con volume a manetta («oooh..!» «aaàh!» «mmmoaah!») senza dover dribblare presenze di mogli e figli depressi. E se la vicina massaia protesta, «ouuu e che sono ‘sti rumori!», il rinco magari si fa pure sopra la risatina ebete: eh-eh, eh-eh.

Il single predilige Tavor Oro 1 mg solubile, ma conserva per ricordo Xanas annata 2009, la più quotata dai sommelier farmacopati. Con i bimbetti ha la comunicativa di un bullone. Preferisce le bestie. Se vede il gattino malato sul marciapiede interviene. Se vede il piccino disarticolato sull’asfalto dopo che un’auto lo ha piallato per bene, non se ne frega granché: «Peccato». Vive in centro se ha i soldi, luogo prediletto dalla categoria in quanto garantisce un artificiale conforto estetico: tanto, spende sempre il 53% in meno di spese fisse di quei ghiggioni dei milanesi. Se è morto di fame risiede a Japigia: «Me, pazienza».

Spesso foraggia l’ultimo divorziato fra i suoi amici, cioè l’unico che non era ancora finito in miseria. Magari porterà proprio lui a cena stasera per sentirsi dire: «Ou grazie, poi ti ridò i soldi». E pensare, come sempre: ma che devi ridare più tu, ma fammi il piacere…

QUADRETTI SELVAGGI

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