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di MIMMO MAZZA
TARANTO - Qualche giorno prima dell’arresto di Fabio Riva, i finanzieri intercettano una telefonata tra Giovanna Du Lac Capet (seconda moglie di Emilio) e il presidente dell’Ilva Bruno Ferrante. La signora Riva riferisce a Ferrante che era stata convocata dai figli perché la situazione dell’Ilva è un po’ complicata. Si danno appuntamento per parlare dopo che il presidente dell’Ilva avrà incontrato la responsabile della comunicazione e delle persone che arriveranno da Taranto ma Ferrante ad un certo punto, in relazione alla loro conversazione, dice alla sua interlocutrice che «vuole fare un salto dove sai»
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TARANTO - Fabio Riva un anno fa, quando il gip Patrizia Todisco firmò l’ordinanza di custodia cautelare per il vicepresidente di Riva Fire, si rifugiò a Londra, dove peraltro si trova tutt’ora in attesa di una procedura di estradizione lunga e complessa, perché non voleva finire in carcere. Sarebbe tornato in Italia solo con la certezza di ottenere gli arresti domiciliari, misura alla quale erano stati sottoposti il 26 luglio 2012 il padre Emilio e il fratello Nicola. Il decreto di latitanza di Fabio Riva porta la data del 9 dicembre 2012, due giorni prima lo stesso indagato aveva fatto sapere, tramite i suoi avvocati, di essersi messo a disposizione della magistratura inglese. In quelle ore inizia una frenetica attività investigativa da parte dei finanzieri del Gruppo di Taranto che, su delega della Procura e decreto del gip Todisco, iniziano le intercettazioni a carico di Fabio Riva, della compagna Manuela, dei figli Alice ed Emilio jr e di altre persone dell’entourage familiare allo scopo di trovarlo.

Nei 31 faldoni depositati contestualmente alla notifica dei 53 avvisi di conclusione delle indagini preliminari, la ricerca di Fabio Riva occupa più di mille pagine. I finanzieri, ascoltando i colloqui del vecchio e del nuovo skipper della famiglia Riva, apprendono che Fabio farà rientro in Italia soltanto dopo 8 mesi, quando le cose si saranno sistemate e potrà, dopo appena un mese di reclusione, tornare libero. I familiari di Fabio Riva ovviamente adottano mille cautele, temendo le intercettazioni, e dunque cambiano spesso scheda sim (acquistando anche schede francesi), usano skype e adottano un linguaggio criptico. È la figlia Alice, in particolare, a fare la spola con Londra per trovare il padre.
I finanzieri monitorano le compagnie aeree e riescono così a ricostruire i frequenti voli sull’asse Milano-Londra. Fabio Riva sfugge all’arresto nei giorni successivi a Capodanno 2013, quando passa alcuni giorni con i familiari sullo yacht di 60 metri ormeggiato a Beaulieu Sur Mer, località balneare poco distante da Nizza, raggiunta con il Tgv, il treno ad alta velocità francese partito da Londra. Avuta la notizia, i finanzieri effettuarono una perquisizione assieme alla gendarmeria francese senza però successo perché nel frattempo era andati tutti via.

Le ricerche proseguono, seguendo la figlia Alice che il 21 gennaio raggiunge il padre Fabio nuovamente a Londra. Gli agenti dell’Interpol attendono che sia solo per entrare in casa, notificargli il mandato d’arresto europeo e avviare la procedura di estradizione, ancora in corso. Oltre a tenere i contatti con il padre, Alice cerca anche di capire cosa accade in Ilva. I finanzieri intercettano i suoi colloqui con il lobbista-consulente Alberto Cattaneo. Secondo i militari, in particolare, «Alice parla con Alberto Cattaneo di una nuova figura che dovrebbe affiancare Bruno Ferrante, una persona di fiducia della famiglia che allo stesso tempo è una figura pericolosa ma che in questo momento rappresenta la chiave della situazione».
Esasperata per la piega che l’inchiesta giudiziaria sta assumendo, la figlia di Fabio Riva invita a «essere più cattivi a livello giudiziario» e a denunciare i magistrati di Taranto «per danni economici» non ritenendo sbagliato nemmeno «fare un po’ di paura (riferendosi ai licenziamenti dei dipendenti dell’Ilva), passando prima per la mobilità».

Qualche giorno prima dell’arresto di Fabio Riva, i finanzieri intercettano una telefonata tra Giovanna Du Lac Capet (seconda moglie di Emilio) e il presidente dell’Ilva Bruno Ferrante. La signora Riva riferisce a Ferrante che era stata convocata dai figli perché la situazione dell’Ilva è un po’ complicata. Si danno appuntamento per parlare dopo che il presidente dell’Ilva avrà incontrato la responsabile della comunicazione e delle persone che arriveranno da Taranto ma Ferrante ad un certo punto, in relazione alla loro conversazione, dice alla sua interlocutrice che «vuole fare un salto dove sai».
La seconda moglie di Emilio Riva svolge un ruolo molto attivo. Tiene i contatti con l’avvocato Marco De Luca, invita tutto lo staff legale a darsi da fare contro la Procura di Taranto («Mio marito si è stancato» ripete spesso), si sposta spessissimo, almeno così traspare dalle intercettazioni telefoniche, facendo la spola tra Milano, le Bahamas, Miami e Montecarlo, fa uno strano riferimento a Berlusconi («mancava la discesa in campo del nostro campione e così abbiamo fatto il totocalcio»), si procura il numero del vicedirettore del Giornale Nicola Porroe lo chiama per ringraziarlo per un articolo scritto contro i giudici di Taranto.

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