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Ciampi: gli affari devono andare d'accordo con l'etica

Ciampi: gli affari devono andare d'accordo con l'etica

 

Mercoledì 07 Dicembre 2005, 00:00

28 Dicembre 2025, 19:20

LODI - Gli affari devono andare sempre d'accordo con l'etica. Carlo Azeglio Ciampi non condivide il celebre motto secondo cui gli affari sono affari. Soprattutto non condivide l'operato di chi questo motto ha deciso di metterlo in pratica insieme con i «furbetti del quartierino», con tutto ciò che ne consegue. Il presidente della Repubblica si è sentito in dovere di dirlo, recandosi in visita ufficiale a Lodi, sede della Banca Popolare Italiana, l'avamposto da cui l'ex amministratore delegato Gianpiero Fiorani, oggi indagato, tentò la scalata alla Antonveneta. In quella vicenda, etica e affari non sono andate proprio a braccetto, almeno così sembra leggendo le intercettazioni telefoniche di quest'estate, e giudicando dalle prime conclusioni dei magistrati inquirenti, che continuano a scavare nei poco chiari retroscena dei patti fra concertisti scoprendo comportamenti poco limpidi: proprio oggi si è saputo che anche i vertici dell'Unipol sono indagati per aggiotaggio. In questi frangenti, poteva Ciampi andare a Lodi e far finta di niente? No, non poteva. I lodigiani, che si sentono ingiustamente accomunati alle non lodevoli imprese degli scalatori, hanno apprezzato il gesto e hanno sottolineato le parole del presidente con un lungo applauso. Ciampi ha detto testualmente: «Non dimentichiamo mai, oltre al rispetto della legge, che gli 'affarì non sono al di là dell'etica. Il mondo delle imprese ha anche regole deontologiche da rispettare. Gli imprenditori dell'economia reale e finanziaria hanno responsabilità verso la società».
C'era da aspettarselo. Sulla vicenda Ciampi era già intervenuto una volta, con toni analoghi, il 15 settembre scorso, quando sotto tiro c'era il Governatore Antonio Fazio, lambito dallo scandalo per i contatti con Fiorani e deciso a restare alla guida della Banca d'Italia nonostante governo e quasi tutti i settori politici avessero chiesto le sue dimissioni. Le istituzioni, disse in quella occasione Ciampi, poggiano sulla rettitudine di chi le guida e si nutrono di valori etici e deontologici. Insomma, lui al suo posto si sarebbe già dimesso. E c'era da credergli: durante il 'doppio settennatò alla Banca d'Italia, del resto, lui le dimissioni le aveva offerte veramente per cinque volte, ed era rimasto solo perchè lo avevano trattenuto.

Il concetto di Ciampi è che non si può giocare in modo irresponsabile quando si guidano le banche, gli istituti che amministrano i risparmi delle famiglie, un bene prezioso per l'economia del Paese. Ciampi non si stanca di ripeterlo da quando, due anni fa, scoppiò lo scandalo Parmalat.
Da Lodi, inoltre, il capo dello Stato ha replicato a chi, come ha fatto Carlo De Benedetti nei giorni scorsi con una intervista al Corriere della Sera, o come gli analisti dell'Economist, continuano a diagnosticare un'Italia ormai inesorabilmente sulla via del declino. «Non temete un declino che non ci sara», ha replicato Ciampi, affermando che negli ultimi tempi è cresciuta la sua fiducia nelle capacità dell'Italia di ritrovare la via di uno sviluppo meno stentato. Resta molta strada da fare, servono politiche mirate, sforzi, tenacia, ma la lunga notte è passata, disse a ottobre ai cavalieri del lavoro, e l'industria italiana ha resistito all'onda d'urto della globalizzazione che ha rischiato di travolgerla. Ha resistito soprattutto grazie all'Euro che è «la diga che ci ha protetto anche dalle ripercussioni di crisi di importanti imprese e dai loro riflessi».
Alberto Spampinato

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