Sabato 17 Gennaio 2026 | 19:35

Diffamò la sindaca di Andria sui social, condannato un utente: «Con i soldi della sanzione finanzierò un intervento»

Diffamò la sindaca di Andria sui social, condannato un utente: «Con i soldi della sanzione finanzierò un intervento»

 
Redazione online

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Diffamò la sindaca di Andria sui social, condannato un utente: «Con i soldi della sanzione finanzierò un intervento»

«Con tanto di etichetta a ricordo di questo decreto penale»: le parole di Giovanna Bruno

Sabato 17 Gennaio 2026, 17:14

Un utente social è stato condannato per aver diffamato, commentando post e storie, la sindaca di Andria, Giovanna Bruno. A renderlo noto è stata la prima cittadina con un post pubblicato su Facebook in cui spiega che "con un decreto penale divenuto ormai inopponibile ed esecutivo, una persona che mi ha offeso pesantemente su questo mio profilo social, pubblicando commenti lesivi della mia persona, è stata condannata per il reato di diffamazione». Nello specifico, la sindaca sarebbe stata definita «ladra» in quanto avrebbe «rubato i soldi della spazzatura e intascato i soldi delle piste ciclabili», riferisce Bruno evidenziando che «questa persona non paga la Tari (la tassa sui rifiuti, ndr) dal 2012».

La condanna consiste nel pagamento di una sanzione di poco più di 2500 euro che la sindaca userà per finanziare «un intervento sociale, con tanto di etichetta a ricordo di questo decreto penale». «Ho sempre usato questo strumento social per informare e comunicare. Ho messo in conto il dissenso, il disappunto, la critica ma non ho mai tollerato, per rispetto a me stessa, che si oltrepassassero i limiti della pazienza e soprattutto della decenza - spiega Bruno - anche perché, rispetto a certi attacchi violenti e gratuiti, oltre che falsi e infondati, a soffrirne sono non già e non solo io ma le persone a me più care, pagando un prezzo troppo alto che non accetto». «Di fronte a ingiustizie e cattiverie, non sono disposta a fare finta di nulla e a tollerare l’intollerabile. Lo devo a me, lo devo ai miei familiari. Lo devo a tutela anche della loro onorabilità. Su questo, vado avanti», conclude Bruno.

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