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In Puglia e Basilicata

Mafia - 83 arresti, colpita Cosa Nostra

07 Luglio 2005

CATANIA - I carabinieri del Ros e del comando provinciale di Catania stanno eseguendo dalla notte scorsa un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 83 presunti appartenenti a Cosa nostra indagati, a vario titolo, per associazione mafiosa, omicidi, estorsioni, riciclaggio, voto di scambio e turbata libertà degli incanti.
Le indagini dei militari del Raggruppamento operativo speciale dell'Arma, durate oltre tre anni, avrebbero ricostruito le dinamiche interne e l'attuale struttura di Cosa nostra nella Sicilia orientale, individuando anche gli affiliati delle «famiglie» mafiose della provincia di Catania, e altri di Messina, Caltanissetta e Enna. Sarebbero stati inoltre acquisiti elementi, ritenuti dagli investigatori decisivi, su numerosi fatti di sangue e compiuti interventi per impedire la realizzazione di omicidi già progettati dall' organizzazione criminale e ormai prossimi a diventare esecutivi.

I carabinieri con l'operazione in corso, denominata «Dionisio», ritengono inoltre di avere documentato ancora una volta il condizionamento mafioso degli appalti, sistematiche estorsioni compiute ai danni di imprese, collusioni con funzionari della pubblica amministrazione e il totale controllo di Cosa nostra nel ciclo del calcestruzzo.
Le indagini dei carabinieri del Ros sono state coordinate dal procuratore della repubblica Mario Busacca, dal suo aggiunto Giuseppe Gennaro e dal sostituto della Dda Amedeo Bertone.

I carabinieri hanno già arrestato 55 persone e notificato il provvedimento restrittivo a altre 20 in carcere. Otto indagati risultano al momento irreperibili.
I particolari dell'operazione Dionisio, che ricostruisce gli ultimi anni di vita interna di Cosa nostra a Catania, e le sue dinamiche con i vertici palermitani della famiglia, saranno resi noti in un incontro con i giornalisti al quale parteciperanno anche i comandanti del Ros, generale Gianpaolo Ganzer, e della regione Sicilia dei carabinieri, generale Arturo Esposito. La conferenza stampa, alla quale saranno presenti anche i vertici della Procura di Catania, si terrà alle 11 nella sede comando provinciale dei carabinieri etnei.

ARRESTATO BOSS LA ROCCA, FRATTURA IN CASA SANTAPAOLA
C'è anche il presunto boss Francesco La Rocca, indicato come il responsabile per Cosa nostra a Caltagirone e uomo di spicco dell'ala dei corleonesi nella zona di Catania, tra gli arrestati dell'operazione Dionisio dei carabinieri del Ros.
Secondo l'accusa, La Rocca sarebbe stato il garante e il supervisore della storica cosca Santapaola a Catania e al centro dei collegamenti con i gruppi mafiosi delle vicine province. La Rocca sarebbe stato vicino all'ala dei corleonesi da tempo contrapposti a Santapaola, schierato con il latitante Bernardo Provenzano.
Le indagini dei carabinieri, che si sarebbero avvalse di intercettazioni ambientali e telefoniche, avrebbero anche evidenziato una frattura che si sarebbe aperta all'interno della stessa famiglia Santapaola per la gestione delle estorsioni, che risulta ancora essere la primaria fonte di approvvigionamento dei clan, e che avrebbe portato alla commissione di diversi omicidi di pulizia interna.
Gli accertamenti dei carabinieri del Ros hanno permesso anche di sventare un agguato che sarebbe scattato davanti al commissariato di polizia del rione Librino, dove si recava perchè ha l'obbligo della firma giornaliera, nei confronti del capo di una fazione rivale, Raimondo Maugeri. I quattro esecutori dell' agguato sono stati fermati dai militari nelle scorse settimane, poco prima di entrare in azione.
L'inchiesta della Procura di Catania avrebbe inoltre evidenziato l'esistenza di un cartello di imprenditori che gestiva gli appalti con ribassi standard, e le aziende che non accettavano le regole erano costrette a lasciare le commesse vinte. Le gare pubbliche erano influenzabili grazie alla capacità della criminalità organizzata di infiltrarsi nella pubblica amministrazione. La forza principale di Cosa nostra sarebbe la gestione del mercato del calcestruzzo che avrebbe imposto in maniera esclusiva e che permetteva alla mafia di operare con metodi da monopolista.
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