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«9 aprile 1945» Guerra nel porto di Bari L'ombra del Napalm nel disastro Henderson

di VITO ANTONIO LEUZZI
BARI - Questa mattina, alle ore 10, al Terminal Crociere del porto di Bari, ad iniziativa dell’Associazione nazionale Marinai d’Italia, dell’Autorità portuale e della Capitaneria di Porto si svolgerà la cerimonia di commemorazione delle vittime dell’esplosione della nave statunitense «Charles Henderson». La nave americana saltò in aria il 9 aprile del 1945 in uno degli episodi più osscuri e drammatici della seconda guerra mondiale
«9 aprile 1945» Guerra nel porto di Bari L'ombra del Napalm nel disastro Henderson
di VITO ANTONIO LEUZZI
«Uno dei maggiori disastri della guerra nel teatro del Mediterraneo». Con queste parole il giornale delle forze armate anglo-americane «Union Jack», due giorni dopo la terrificante esplosione del piroscafo «Charles Henderson», avvenuta nel porto di Bari il 9 aprile 1945, pubblicava un ampio resoconto della secondo evento bellico catastrofico abbattutosi sul capoluogo pugliese a distanza di circa un anno e mezzo; il primo fu quello del bombardamento tedesco del 2 dicembre ’43. Nell’articolo del quotidiano alleato si escludeva l’ipotesi di un sabotaggio, circolata subito dopo la tragedia. 

Sulla «Gazzetta del Mezzogiorno», per effetto di una rigidissima censura, la notizia comparve solo quattro giorni dopo, il 13 aprile. Il quotidiano pugliese fornì i primi e spaventosi dati: 360 morti, tra cui circa cinquanta membri dell’equipaggio della nave americana e 1730 feriti, in gran parte civili italiani, soprattutto portuali. I danni furono ingentissimi nella città vecchia: dall’Ospedale consorziale (accanto a Santa Scolastica) alle case popolari all’Ospizio di mendicità ed alle abitazioni private che si affacciavano su piazza San Pietro, assieme a diverse chiese: San Gregorio, Santa Chiara, la Cattedrale e San Nicola. 

Per un raggio di alcuni chilometri tutti i vetri degli edifici pubblici e delle abitazioni private andarono in frantumi e scene di panico si registrano nelle scuole che si svuotarono in pochi minuti. Una pioggia di nafta e detriti si riversò su Bari, sovrastata da una altissima colonna di fumo. Una vera e propria gara di solidarietà si sviluppò nella città ad iniziativa del Comitato di Liberazione Nazionale e della Camera del Lavoro alla quale aderì prontamente questo giornale; mentre il presidente del Consiglio dei Ministri on. Bonomi dispose il versamento di dieci milioni di lire per i primi soccorsi a migliaia di famiglie della città vecchia costrette a sfollare.

L’esplosione della Henderson avvenne nel corso delle operazioni di scarico dell’ingente materiale bellico, soprattutto bombe d’aereo, che rifornivano le diverse basi americane dislocate in Puglia, molto attive in quelle ultime settimane di guerra. In una approfondita ricerca di Andrea Villa, Guerra aerea sull’Italia (1943-1945), si sostiene che gli americani sperimentarono il «Napalm », un nuovo tipo di bombe incendiarie (tristemente note nella guerra del Vietnam) con effetti distruttivi ad ampio raggio; la nuova arma fu infatti «impiegata tra marzo ed aprile 1945 su alcune zone dell’Emilia e del Nord-Est contro i reparti nazisti». 
Il riserbo delle autorità alleate sulla natura del carico del piroscafo americano saltato in aria il 9 aprile era probabilmente connesso all’impiego di nuove armi tra cui il «Napalm» e gli «aggressivi chimici». La versione ufficiale su quella esplosione parlava di «incidente». Tuttavia nel 1946 una speciale commissione dell’U.S. Army diresse tutte le operazioni di recupero del pericoloso carico e di localizzazione dei fondali a largo della costa pugliese per «il gettito in mare di queste bombe considerate troppo pericolose per essere conservate a terra o maneggiate come necessario per scopi di demilitarizzazioni».

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