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In Puglia e Basilicata

Nella diocesi Oria-Manduria stanchi di avere vescovi "a tempo"

Nella diocesi Oria-Manduria stanchi di avere vescovi "a tempo"
di NANDO PERRONE
Negli ultimi anni la sede di Oria-Manduria è servita a lanciare brillanti carriere ecclesiastiche ma, mentre si attende il sostituto di mons. Castoro (nominato arcivescovo di Manfredonia e San Giovanni Rotondo), clero e comunità cattoliche in genere fanno trapelare il loro malcontento: con un "pastore" che si ferma pochi anni tutti i progetti hanno il "fiato corto". Quattro sarebbero i "papabili": don Vito Angiuli, don Pisanello, don Fernando Filograna e, infine, don Mauro Cozzoli

26 Ottobre 2009

MANDURIA - Nell’attesa della nomina del nuovo “pastore” della Diocesi di Oria-anduria, che prenderà il posto di mons. Castoro (nominato arcivescovo di Manfredonia e San Giovanni Rotondo; qui in foto), sempre più intensamente aleggia, ormai da anni, un sentimento in una buona parte del clero e dei fedeli. Potremmo parlare di “malcontento” che, se alimentato ancora una volta da scelte vaticane che danno l’idea di vedere in Oria una sorta di “Diocesi per vescovi di fresca nomina tirocinanti”, destinati a scalare i gradini più elevati della gerarchia, potrebbe trasformarsi in “disaffezione”. 

Sarà sicuramente prestigioso il fatto che Oria abbia dato i ‘natali carrieristici’ a valenti prelati che hanno spiccato il volo verso importanti lidi ed incarichi, ma è un prestigio che lascia il tempo che trova se si pensa che un territorio diocesano è pensato ai fini del cammino spirituale di ogni uomo facente parte di esso. Le parrocchie, le associazioni che fanno riferimento alla Diocesi, avendo a capo un vescovo per poco tempo, trovano quanto mai difficile fare progetti d’ogni sorta, fanno fatica a guardare al futuro se il pastore viene chiamato a nuovi incarichi a distanza di 4-6 anni. Un periodo breve può fare solo in modo che si fermino all’osservazione e alla conoscenza di poche realtà sparse qua e là, e non dia il tempo materiale per costruire bene la propria pastorale, “distribuire” i propri insegnamenti. 

A favore della tesi sostenuta da molti preti, secondo la quale un episcopato duraturo contribuisce alla fecondità e alla lungimiranza di progetti, cammini ematurazione spirituali viene ricordato il periodo sulla cui cattedra oritana sedeva mons. Armando Franco. Un periodo in cui si registrò un incremento delle vocazioni sacerdotali, all’impegno contro piaghe sociali del nostro territorio quali il caporalato, un’attenzione alla Scuola di formazione socio-politica d’ispirazione cattolica.

Unitamente al clero, l’esigenza di un punto di riferimento stabile è quindi anche del laicato. Alcune indiscrezioni, o se le si vuol chiamare affidabili voci di corridoio, fanno presagire che ancora una volta il prossimo vescovo non terrà conto delle esigenze della Diocesi e resterà ad Oria per il tempo strettamente necessario a formarsi e, poi, a proseguire altrove il suo ministero. 

Sono quattro i nomi indicati dal toto-nomine: il primo è don Vito Angiuli, Vicario Generale della Diocesi di Bari, “vicino” all’arcivescovo Cacucci; poi l’economo della Diocesi di Otranto, don Pisanello, “segnalato” da mons. Castoro; quindi don Fernando Filograna, uno dei vicari dell’Arcivescovo di Lecce, in quota Opus Dei, “vicino” a mons. Ruppi; infine don Mauro Cozzoli, dell’Arcidiocesi di Trani, Professore di Teologia Morale alla Pontificia Università Lateranense, molto apprezzato anche dal precedente vescovo di Oria, mons. Marcello Semeraro.
di NANDO PERRONE
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