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In Puglia e Basilicata

L'IMPEGNO DI PUGLIA E BASILICATA

Due «caccia» italiani intercettano un gruppo di tre aerei da guerra russi

Due «caccia» italiani intercettano un gruppo di tre aerei da guerra russi

Un Eurofighter del 36 Stormo di Gioia del Colle in volo con un Mig 29 polacco

In Polonia jet di Gioia del Colle. Il gen. Figliuolo: «Stabilità da tutelare». In Bulgaria 740 fanti di Barletta. La Fregata Alpino e il sommergibile Scirè da Taranto a Tripoli

21 Settembre 2022

Marisa Ingrosso

Tre aerei da guerra russi contro due jet italiani nei cieli della Polonia. È accaduto ieri e, per fortuna o strategia, il tentativo di incursione di Mosca si è concluso con una ritirata. A dire il vero, nel giro di 17 ore, tra ieri e lunedì, più jet russi si sono spinti fino al confine nord d’Europa e Nato, diretti verso i cieli («sensibilissimi») della Polonia. Immediatamente - riporta l’Aeronautica Militare - è scattato l’ordine di intercettarli (scramble) per la Task Force Air «Aquila bianca» schierata in Pomerania, a Malbork, e composta da 4 velivoli - con i relativi equipaggi - di cui uno del 36° Stormo di Gioia del Colle. In un pugno di minuti, i due Eurofighter italiani si sono lanciati nella caccia riportando gli intrusi a più miti consigli.

«Trentotto missioni in 20 Paesi»

Ma la difesa dello spazio aereo è soltanto uno dei cinque «domini» in cui le Forze armate italiane sono impegnate e quella in Polonia è solo una delle missioni internazionali cui partecipano, assieme agli alleati. «Oltre 6.500 donne e uomini delle Forze Armate e dell’Arma dei Carabinieri - spiega alla Gazzetta il generale lucano Francesco Paolo Figliuolo che guida il Comando Operativo di Vertice Interforze - sono impiegati in 38 missioni in 20 Paesi del mondo: dai Balcani alle operazioni di rafforzamento del fianco est della Nato in Lettonia, in Ungheria e in Bulgaria. In Polonia abbiamo schierata una Task Force su Eurofighter “Typhoon” a difesa dello spazio aereo dell’Alleanza. Siamo presenti in Iraq, dove l’Italia ha assunto il comando della missione Nato. In Libano partecipiamo alla missione Unifil sotto egida ONU, con più di 1.000 caschi blu italiani. In Africa operiamo in Libia e nelle missioni di EU Training Mission in Somalia, Niger, Mali e Mozambico. Le nostre navi pattugliano le acque del Mediterraneo, quelle del Mar Rosso in funzione di anti-pirateria e siamo presenti nello Stretto di Hormuz, nel Golfo di Guinea e nell’Oceano Atlantico».

«L’impegno della Difesa - afferma Figliuolo - prosegue in tutti i punti nevralgici di uno spazio politico- strategico che va dal “Mediterraneo Allargato” all’Europa orientale, uno spazio cruciale per gli equilibri mondiali e nel quale insistono i nostri prioritari interessi nazionali, che vanno perseguiti e difesi». L’ex Commissario straordinario per l’emergenza Covid-19 oggi guida il centro di coordinamento delle Forze armate impegnate in missione. «Il Comando Operativo di Vertice Interforze - spiega il potentino - coordina quest’impegno secondo un approccio multidominio e di “Sistema Paese”. Si tratta di un’impostazione che si fonda sul concetto di interoperabilità tra le nostre Forze Armate e sulla capacità della Difesa di proiettare sia Hard Power sia Soft Power in nuovi spazi di manovra, operando nei cinque domini delle operazioni: terra, mare, cielo, spazio e cyber».

A detta del generale «l’impegno militare italiano nel mondo viene sempre visto con apprezzamento, perché in tutte le aree di crisi in cui operiamo lo facciamo ricercando un dialogo costante con le popolazioni locali e con i nostri partner e alleati, perseguendo sempre i nostri obiettivi più importanti: la stabilità internazionale, il ripristino dello stato di diritto e delle normali condizioni di ordine e sicurezza pubblica, la tutela della vita e della dignità umana».

Il contributo della Puglia, banchina d’Europa

In un Sud affamato di lavoro e professione, è sempre stato rilevante il numero degli uomini e (dal 20 ottobre del 1999) delle donne meridionali che hanno scelto la carriera militare. Secondo uno studio sul proprio personale condotto dallo Stato Maggiore dell’Esercito, il 50.85 dei soldati è del Sud, al netto delle Isole. I primi in assoluto sono i campani, seguono i pugliesi (16.116 persone), i calabresi, gli abruzzesi e i lucani (1.154). Ovviamente, nei reparti che si trovano in Puglia le percentuali cambiano ulteriormente, in clamoroso aumento. Quindi sono per lo più pugliesi i «circa 740 uomini e donne del 82° reggimento Torino di base a Barletta, parte della Brigata Pinerolo, attualmente impiegato in Bulgaria», spiegano fonti dello Stato Maggiore della Difesa, così come l’equipaggio (piloti e specialisti) del 36° Stormo di Gioia del Colle» che sta fornendo il citato Eurofighter Typhoon nell’ambito della Task Force Air in Polonia, nonché la «compagnia di fanteria di Marina della Brigata Marina San Marco, di Brindisi, in Kosovo nell’ambito della missione NATO KFOR». Per non parlare degli equipaggi delle navi come «la Fregata Alpino, il Sommergibile Scirè e la nave ausiliaria Tremiti (in porto a Tripoli), di base a Taranto, e le navi anfibie San Marco e San Giusto, di base a Brindisi, impegnate nell’ambito dell’Operazione Mediterraneo Sicuro».

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