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Invasi già semivuoti: ecco la siccità, allarme in Puglia

Invasi già semivuoti: ecco la siccità, allarme in Puglia

L'invaso di Pappadai nel Tarantino

Servizi irrigui al contagocce e caro-prezzi per la lavorazione dei raccolti: caduti 160 millimetri in meno di pioggia

02 Giugno 2022

Redazione primo piano

L’arrivo di Scipione, l’anticiclone africano che sta investendo parte dell’Italia con valori fino a 40°C, fa crescere l’allarme siccità nella lavorazione dei campi anche in Puglia, dove già si contano 57 milioni di metri cubi d’acqua in meno rispetto alla capacità degli invasi artificiali. L’ultima boccata d’ossigeno risale ad aprile, quando però sono caduti 160 millimetri di pioggia in meno rispetto al 2020: un segnale di allarme che già indicava cosa sarebbe accaduto andando incontro al caldo estivo e ai raccolti di stagione.

I dati dell’Osservatorio Anbi raccontano cosa sta accadendo negli invasi d’Italia, con le piogge ridotte al lumicino e i Consorzi, a cominciare da quello della Capitanata, ormai in allarme rosso per i servizi irrigui da garantire ai produttori. La mancanza di piogge, dopo un inverno con un terzo di rovesci in meno rispetto al passato, sta favorendo un’altra delle classiche preoccupazioni che ad ogni stagione si riversano sui campi: l’allarme incendi favoriti dall’aumento delle temperature. A detta dei produttori, la siccità da sola minaccia il 30% della produzione agricola, fra pomodoro da salsa, frutta, verdura e grano, ma a preoccupare è anche lo sviluppo delle colture destinate all’alimentazione degli animali, l’irrigazione degli oliveti e dei frutteti, ovvero tutti quei raccolti che - se le condizioni di secca dovessero continuare - costringono ad irrigazioni di soccorso. Un salasso quanto mai sgradito in tempi di caro-energia e caro-gasolio, per non parlare degli altri costi di produzioni quali i fertilizzanti, che rischia di innescare un vortice tra effetto guerra Ucraina e effetto «serra» in Puglia. Per di più l’erosione delle coste e la riduzione di suolo stanno facendo innalzare i livelli di acqua salata proveniente dal mare, che progressivamente penetra nell’entroterra bruciando le coltivazioni nei campi. Un problema particolarmente avvertito in Puglia come in altre regioni, a vocazione turistico-balneare ma anche a vocazione agricola. I pozzi freatici, in pratica, non hanno più acqua, mentre dai pozzi artesiani c’è il rischio di emungimento di acqua salmastra.

La siccità, i roghi e i violenti nubifragi fuori stagione (che non bastano a riempire gli invasi, ma colpiscono duramente le coltivazioni) rappresentano il vero paradosso idrico per il quale le organizzazioni agricole stimano un danno annuo di oltre 70 milioni di euro, al netto delle perdite dovute alla Xylella e agli andamenti impazziti dei costi e del mercato. Senza contare i danni da dissesto idrogeologico provocati dalle condizioni meteo impazzite che si abbattono su un territorio poco tutelato dalle opere: si contano almeno 230 su 257 comuni pugliesi a rischio dissesto idrogeologico e a pagarne i costi sono proprio le 11.692 imprese agricole che operano sui campi. Il rischio idrogeologico, con differente pericolosità idraulica e geomorfologica, riguarderebbe la quasi totalità dei comuni della Bat, il 95% dei territori di Brindisi e Foggia, il 90% dei comuni della provincia di Bari e l’81% dei comuni leccesi. In attesa che, anche su questo fronte, i Consorzi di Bonifica riescano a fare quello che non si è riusciti a fare sinora, ovvero garantire opere di manutenzione senza lasciare privi anche dei servizi irrigui- a fronte delle cartelle esattoriali richieste - i produttori.

Ecco perché per fronteggiare almeno la carenza d’acqua limitandone l’uso e aumentandone la capacità di irrigazione, Anbi ha elaborato un progetto a livello nazionale che prevede la realizzazione di una rete di piccoli invasi con basso impatto paesaggistico e diffusi su tutto il territorio, privilegiando il completamento e il recupero di strutture già presenti. Dunque non più i classici maxi-invasi, ma tanti laghetti artificiali, senza uso di cemento e in equilibrio con i territori, che conservano l’acqua per distribuirla in modo più capillare ai cittadini, all’industria e all’agricoltura. Auspicando che anche questo non resti un progetto solo sulla carta.

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