Domenica 03 Luglio 2022 | 16:26

In Puglia e Basilicata

La storia

«Un uomo solo e malinconico, ecco il mio fugace ricordo di Falcone »

Nancy Dell'Olio

Nancy Dell'Olio, avvocatessa ambasciatrice della Puglia nel mondo, ripercorre l'incontro con il magistrato conosciuto poco prima dell’attentato

23 Maggio 2022

Francesca Di Tommaso

BARI - «Ho conosciuto Giovanni Falcone due settimane prima della strage in cui avrebbe perso la vita. E tuttora non riesco a dimenticare la malinconia in fondo al suo sguardo, gli occhi di un uomo solo come spesso accade alle persone esageratamente sensibili e intelligenti come lui è stato».

Nancy Dell'Olio, avvocatessa ambasciatrice della Puglia nel mondo, ripercorre non senza emozione l'incontro, assolutamente fortuito, con il magistrato siciliano e sua moglie Francesca Morvillo, magistrato anche lei, assassinati nell'attentato mafioso a Capaci, di cui ricorre oggi il trentesimo anniversario.

«Ad un matrimonio, li ho conosciuti così, Falcone e signora - racconta Dell’Olio -. Era il 7 maggio 1992, ed ebbi l'onore di essere seduta allo stesso tavolo durante la festa di nozze a Palazzo Taverna, a Roma, di Luca Amato, figlio di Nicola Amato, il direttore degli istituti di prevenzione del  ministero della Giustizia. Luca era collaboratore nello studio notarile di quello che qualche tempo dopo sarebbe diventato mio marito, Giancarlo Mazza. Giancarlo, testimone dello sposo, mi aveva chiesto di accompagnarlo. L'altro testimone era Carlo Azeglio Ciampi. Mi ritrovai così a quel tavolo con Ciampi da un lato e Falcone e sua moglie dall'altro».

Dell'Olio mette in ordine i ricordi. Era ritornata in Italia da qualche mese, agli inizi del 1992: dopo gli studi di giurisprudenza, si era specializzata alla Columbia university. «Ero curiosa di sapere cosa stesse accadendo in Italia e lo tempestai di domande - racconta -: spaziavo dalle domande sulla mafia alle condizioni politiche della Sicilia, fino alla concezione di “giusto processo”. Ecco, ricordo la dolcezza e la riservata eleganza di sua moglie e il sorriso empatico di Falcone, la sua ironia quando mi interruppe “Signorina la ringrazio, ma di solito le domande sono abituato a farle io”. L’atmosfera quella sera era rilassata e cordiale, seppure percepivo fossero circondati, il magistrato e la moglie, da uomini di scorta in borghese. Eppure riuscimmo a chiacchierare in assoluto relax. Una serata piacevole e indimenticabile».

Il 23 maggio 1992 l’Italia rimase sgomenta davanti a quello che fu l’attentato più tragico della Storia repubblicana. «Il 7 maggio ci eravamo lasciati con la promessa di rivederci a luglio all’Asinara, l’unico luogo dove Falcone e Borsellino riuscivano a trascorrere qualche giorno di vacanza. Il 23 maggio noi eravamo proprio in Sardegna quando appresi la notizia della strage. Fu sgomento e uno strappo alle certezze in un’Italia che avevo appena ritrovato. La morte di Falcone, e di Borsellino poi, avviavano un processo di cambiamento non ancora concluso con una serie di misteri ancora insoluti. L’unica certezza è in quel sorriso, in quello sguardo. Malinconico di un uomo solo».

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