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In Puglia e Basilicata

MEZZOGIORNO DI FOCUS

Pale eoliche fra Otranto e Castro, tutti i dubbi di Legambiente

Parco eolico in mare off shore

L'associazione ha presentato al Mite osservazioni molto critiche al progetto

23 Maggio 2022

Mimmo Mazza

Legambiente ha sempre e pubblicamente affermato che gli impianti eolici offshore rappresentano una soluzione condivisibile per uscire dalla dipendenza dai combustibili fossili e per raggiungere l’obiettivo UE di produzione elettrica del 72% da rinnovabile entro il 2030. Ma nel caso del progetto presentato da Odra Energia per realizzare un parco eolico tra Otranto e Santa Maria di Leuca per una potenza di 1300 megawatt, l’associazione ambientalista non lesina critiche. È quanto si legge nelle osservazioni inviate al Ministero per la Transizione ecologica dal presidente di Legambiente Puglia Ruggero Ronzulli, osservazioni che valgono anche per il parco eolico che la società Kailia Energia intende realizzare al largo di Brindisi (entrambi hanno come proponenti le società Falck Renewables S.p.A. e BlueFloat Energy).

L’associazione premette che «le norme stabiliscono che l’autorizzazione unica per gli impianti eolici offshore venga rilasciata dal Ministero della Transizione ecologica, di concerto con il Ministero delle Infrastrutture, “nell'ambito della completa individuazione delle aree idonee; sono considerate tali le aree individuate per la produzione di energie rinnovabili dal Piano di gestione dello spazio marittimo. Nel rispetto delle esigenze di tutela dell'ecosistema marino e costiero, dello svolgimento dell’attività di pesca, del patrimonio culturale e del paesaggio». Tuttora però l'Italia è di questo strumento di pianificazione il cui obiettivo è quello di garantire un organico sviluppo delle istanze e delle esigenze in un'ottica di sviluppo sostenibile degli spazi marini, mediante piani di gestione accettati dal punto di vista sociale e politico e condiviso dalla diverse autorità e stakeholder. Tutto ciò al fine di garantire una razionale pianificazione localizzativa e una distribuzione equilibrata sul territorio nazionale e di portare a risoluzione possibili conflitti presenti e potenziali su scala locale/regionale.

A causa di questa mancanza legislativa i meccanismi autorizzatori operano in assenza di regole che stabiliscano la corretta localizzazione dei parchi eolici offshore, lasciando libera scelta alla società proponente, molto spesso causando rivolte dei territori che non fanno altro che danneggiare la buona e corretta immagine degli impianti Eolici Offshore fondamentali per la transizione energetica del nostro paese».

Legambiente denuncia che per entrambi i progetti «risulta poco chiaro la mancanza di un avviso pubblico, pubblicizzato chiaramente come previsto dalla legge, dell’istanza per l'ottenimento di concessione demaniale marittima per la durata di 30 anni, ai sensi dell'art. 36 del codice della navigazione per l'occupazione degli specchi acquei e zone del demanio marittimo interessati dalla realizzazione dell'impianto. Neanche le Capitanerie di competenza hanno interessato gli stakeholder per l’ottenimento delle osservazioni. Che questa procedura fosse stata espletata è stata appresa dalla scrivente associazione in un incontro privato direttamente con la società proponente».

Sui due progetti le censure di Legambiente Puglia riguardano «la scelta di un unico sito e delle relative opere impiantistiche e connesse, fatta sulla base della documentazione disponibile e non di studi ed analisi direttamente», la mancata elencazione «in modo analitico delle variabili impiantistiche, nell’occupazione fisica dell’area prescelta in rapporto alle specificità anemometriche, meteoclimatiche, mareometriche e delle criticità sempre più frequenti in Adriatico a causa dei mutamenti climatici».
Rispetto al solo progetto di Odra Energia, inoltre, secondo Legambiente «la distanza di 12, 8 km dalla costa (distanza aumentata in seguito alla forte protesta dei territori agli iniziali circa 8 km previsti), appare decisamente insufficiente per garantire un impatto visivo (da valutare sulla base delle norme nazionali vigenti e del PPTR della Puglia) che risulti paesaggisticamente compatibile con il territorio, paesaggio e del Parco Naturale Regionale Costa Otranto - S.Maria Leuca».

Legambiente, insomma, ritiene necessario «provvedere alla realizzazione di uno studio di fattibilità, così come di seguito descritto, su ipotesi localizzative e progettuali differenziate» che è poi la decisione assunta – come scritto ieri dalla Gazzetta – dalla commissione del Mite, con provvedimento notificato giovedì scorso a tutte le parti e gli enti interessati. «Sono osservazioni - dice il consigliere regionale Paolo Pagliaro - che rendono giustizia alle ragioni della nostra battaglia contro un progetto scellerato, che pretende di piazzare novanta pale di quasi trecento metri di fronte ad una delle coste più belle al mondo. Ci accusavano di abbaiare alla luna, e invece i tecnici del Ministero sono sulla nostra stessa linea di pensiero».

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