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Il Green pass frena le prenotazioni

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Il Green pass frena le prenotazioni

Bari - Pochissime disdette ma le nuove prenotazioni stentano ad arrivare. L’imminente entrata in vigore del Green Pass - a partire dal 6 agosto - inizia ad esplicare i suoi primi effetti sulle aziende del settore turistico. E se è pur vero che il certificato verde non è richiesto per pernottare negli alberghi, inevitabilmente le limitazioni imposte dal governo possono ripercuotersi sulla libertà di movimento dei turisti, che prima di pianificare la vacanza ci pensano su due volte.

«Per fortuna le disdette sono davvero poche, al punto che il dato non è statisticamente rilevante per poterlo attribuire al Green Pass - spiega Marina Lalli, presidente di Federturismo Confindustria - ma le nuove prenotazioni al momento hanno subito una contrazione, anche qui in Puglia. Comprendiamo appieno la decisione del governo, anche alla luce del fatto che le prossime settimane potrebbero essere determinanti per la risalita dei contagi; ma c’è ancora un’ampia platea di persone che non ha avuto la possibilità di avere accesso alla vaccinazione e saranno inevitabili le defezioni per alcuni settori. Ad esempio penso ai parchi acquatici, molto frequentati dai ragazzi, oppure quelli tematici, meta preferita dai più piccoli i cui genitori magari sono ancora in lista d’attesa. Queste attività, che già durante la pandemia hanno subito ripercussioni economiche molto pesanti, adesso verranno fortemente penalizzate». La permanenza negli alberghi è libera, ma inevitabilmente la vacanza dovrà essere rimodulata in base alle nuove disposizioni. «Si potrà andare liberamente negli hotel, però poi se non ci si può sedere in un ristorante al chiuso, o in un bar è normale che la vacanza, così come immaginata in un primo momento, cambia. Ribadisco, appoggiamo la scelta del governo in nome della prudenza e della tutela della salute però chiediamo che per determinati settori possa esserci una revisione».

La presidente sottolinea il caso delle terme. «Il decreto parla di centri termali - sottolinea - ma in realtà la disposizione viene concepita per la strutture dedicate al benessere, e invece in assenza di specificazione vengono assoggettati all’obbligo del Green Pass anche i centri dedicati alle cure termali, prescritte per motivi di salute. Ci sono purtroppo dei problemi di applicazione del decreto, che ci auguriamo vengano risolti nel più breve tempo possibile anche perché la stagione estiva durerà ancora poche settimane e sarà dura recuperare il mancato guadagno di questo periodo».

La presidente Lalli poi evidenzia che la mancanza dei turisti stranieri si è sentita in maniera particolare, nonostante le vaccinazioni: «Sputnik e Sinopharm non sono vaccini approvati dall’Ema e dunque non validi per ottenere il Green Pass - conclude - con la conseguenza che abbiamo perso clienti importanti, particolarmente benestanti, provenienti dalla Russia e dalla Cina. Consideriamo che le strutture di lusso funzionano principalmente grazie agli stranieri, solo con gli italiani non potrebbero andare avanti. Nel 2019 le persone provenienti dall’estero costituivano il 51 per cento, mentre quest’anno il turismo italiano rappresenta circa il 70 per cento del totale».

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