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Bari - Pierpaolo Sileri, chirurgo e sottosegretario alla Salute, anche per formazione scientifica lei appartiene alla prima linea governativa nella lotta al Covid-19. Cosa pensa di questo aumento dei contagi, accelerato dalla variante Delta, rispetto alla scorsa estate? Il governo interverrà anche con un utilizzo «allargato» del green pass?

È vero, i contagi aumentano e continueranno a salire, ma va fatta una rivisitazione dei parametri dando più peso ai ricoveri rispetto al numero dei positivi. Ora il virus si diffonde tra i più giovani e i non vaccinati o vaccinati solo con la prima dose. Le categorie più a rischio sono protette e non si finisce più in ospedale, quindi più andiamo avanti con i vaccini meno il virus circolerà e ancor meno saranno i ricoveri. Interverremo inoltre sul green pass che verrà rilasciato solo con il completamento del ciclo vaccinale con le consuete due dosi. Ora sappiamo infatti che una sola – a parte i monodose – non è sufficiente a garantire la sicurezza.

Quindi condivide le richieste delle regioni per la rimodulazione dei parametri che poi assegnano gli ormai famosi colori?

Certo, ma si tratta di una questione che non va inquadrata nell’ottica di evitare le chiusure o il coprifuoco, ma per eventualmente modulare le restrizioni in base alla mutata realtà epidemiologica. Naturalmente se poi arriveranno nuove varianti, ed è possibile se il virus continua a circolare, si cambierà ulteriormente anche in base alle caratteristiche di tali mutazioni.

Sul green pass «allargato» modello Macron che dice? È vero che c’è anche una «strategia italiana»?
Non mi piace parlare del modello Macron. Del resto noi in Italia avevamo già prima studiato l’ipotesi di un’introduzione graduale e proporzionata dell’uso del green pass rispetto alla diffusione dei contagi. Le faccio un esempio, se in una regione i contagi superano quota 50mila ma non aumentano i ricoveri, invece di chiudere tutto è meglio utilizzare gradualmente il green pass per tutte le occasioni di assembramento tipo cinema, teatri eccetera. Mentre non credo al momento che sia necessario intervenire anche su bar e ristoranti. Se poi il numero dei positivi dovesse aumentare di molto si può estendere il «lasciapassare» settore per settore. Inoltre stiamo parlando di una strategia che contempla sia la doppia vaccinazione, quanto l’uso del test e che quindi ha una valenza di sicurezza per la socialità ma anche per la diagnostica.

Sottosegretario in Italia, e non solo, da tempo ormai le precauzioni nell’ambito della vita sociale sono praticamente scomparse. L’esempio più eclatante è stato quello della festa in occasione della vittoria azzurra agli Europei di calcio, ma scene simili si vedono ormai quotidianamente nelle città e nelle località turistiche, in assenza di qualsiasi controllo da parte delle forze dell’ordine. Si sta esagerando?

Con me sfonda una porta aperta. Il Covid lo si combatte soprattutto con una buona coscienza civica. La mascherina all’aperto se si è soli è inutile, ma in presenza di assembramenti deve essere sempre correttamente utilizzata. Se manca questo senso di responsabilità, che in Italia è diffuso ma non sempre, occorrono i controlli, molti, e le azioni sanzionatorie. Vedrà che con l’aumento dei contagi salirà anche l’attenzione per il rispetto delle regole.

Sui vaccini, nonostante i progressi fatti, si fatica a tenere un cronoprogramma adeguato, mentre aumentano i no-vax. Si sta sbagliando nell’organizzazione o nella comunicazione?

Sui no-vax c’è poco da dire. Il problema esiste e uno zoccolo duro ci sarà sempre. Bisogna invece agire, spiegare, chiarire i vantaggi della vaccinazione a quell’ampia fetta della popolazione che appartiene alla categoria dei «dubbiosi». In questi casi occorre ammettere che nei mesi passati c’è stata una cattiva comunicazione non solo in Italia ma in tutta l’Europa. Le faccio l’esempio degli over 60 che dopo la prima dose di Astrazeneca si rifiutano di fare la seconda, a loro va spiegato che si può ricorrere all’eterologa. Anche sui vaccini MRna non sempre le informazioni sono state esaustive creando diffidenza. In questi casi, e sono tantissimi, si può e si deve intervenire.

A Barcellona torna il coprifuoco e in molti Paesi europei si stanno mettendo in atto misure di contenimento. Si può ipotizzare anche in Italia un mini lockdown di fine estate?

Al momento no, a meno che non compaia una variante diversa e più aggressiva della Delta. Le restrizioni possono anche avere una logica ma ora, al contrario di quanto accaduto lo scorso autunno, occorre tenere presente la differenza tra i contagi e le ospedalizzazioni. L’alternativa, come detto, è un uso graduale del green pass.

Nel frattempo aumenta ogni giorno il numero di turisti italiani, spesso giovanissimi, bloccati all’estero, o perché contagiati o perché in quarantena. Quest’anno non sarebbe stato più ragionevole fare le vacanze entro i confini nazionali?

In tempi non sospetti, dissi nel corso di un’intervista che ero molto preoccupato dall’arrivo di turisti stranieri in Italia e dalle partenze, per l’estero, degli italiani. La raccomandazione è di viaggiare solo dopo il completamento del ciclo di vaccinazioni, perché tutto diventa più controllabile, la malattia si presenta in forma lieve e in alcuni paesi si evita la quarantena nei casi sospetti.

Però molti ragazzi hanno ancora dei dubbi sui vaccini…

Guardi, se mio figlio avesse 12 anni, l’età minima consigliata, lo avrei fatto vaccinare senza dubbio. Da medico mi affido a ciò che dicono le società scientifiche. Mia moglie, che sta allattando l’altro mio bimbo di due mesi, tra due giorni sarà vaccinata.

A proposito di bambini e ragazzi. Tra poco meno di due mesi riapriranno le scuole e già si annuncia un altro anno difficile, con lo «spettro» della didattica a distanza. Qual è la situazione, anche considerando il sistema dei trasporti pubblici che non sembra poi tanto migliorato rispetto ai mesi passati?

Le due questioni vanno scorporate. Per i trasporti la situazione è diversa perché se prendi un bus in cui almeno un passeggero su tre ha le due dosi di vaccino e un altro terzo ne ha almeno una, i rischi sono molto più bassi. È vero che occorre un ulteriore sforzo, ma non è più come lo scorso anno. E lo stesso discorso vale per gli assembramenti all’entrata e all’uscita dalle scuole. Detto questo temo però che garantire le lezioni in presenza fin da subito sia abbastanza difficile, sarà una sfida complessa. La differenza la farà il numero dei vaccinati a settembre tra gli studenti e il personale della scuola.


Lei è anche medico, cosa pensa dei messaggi spesso contrastanti giunti, durante la pandemia, dal mondo scientifico?

La stragrande maggioranza degli scienziati, o almeno di coloro i quali io ritengo essere scienziati, ha detto le stesse cose, magari a volte sbagliando i modi o i termini non essendo tutti sempre esperti anche di comunicazione. Poi c’è una minoranza di sedicenti esperti, magari anche autocandidati al premio Nobel della Medicina, e questi sono stati un problema. Ma i veri danni a una corretta informazione sono arrivati da altri. Non dimentichi che questa è stata la prima pandemia ai tempi dei Social e che siamo stati inondati da fake news di una gravità assoluta. Ancora oggi c’è chi è convinto che con il vaccino iniettano un microchip per controllare ogni nostra azione. Ecco, alcuni Social hanno fatto dei danni devastanti.

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