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Oncologico, il pasticcio dell'appalto mensa: «Chiesero a Brindisi ma aspettarono Bari»

Il caso dell'estensione dell'appalto: il dg Pasqualone smentisce l'ex n.1 dell'Irccs. Amati (Pd): scelte incomprensibili

Oncologico, il pasticcio dell'appalto mensa: «Chiesero a Brindisi ma aspettarono Bari»

L’Oncologico di Bari ha affidato la gestione delle mense «in estensione» alla stessa società che ha vinto l’appalto ponte della Asl di Bari. Ma prima ancora aveva chiesto, ottenuto e poi lasciato cadere nel vuoto l’autorizzazione ad avvalersi - sempre in estensione - della gara svolta dalla Asl di Brindisi.
Ricapitoliamo. Il 28 maggio 2019 l’Oncologico di Bari ha dichiarato deserta la propria gara ponte per la ristorazione. Il 28 ottobre 2019 l’Asl di Bari ha lanciato la propria gara, che prevedeva la possibilità dell’estensione sulla base di una legge regionale del 2014, e che è stata aggiudicata il 7 ottobre 2020. Il 4 dicembre 2019 l’Oncologico chiede alla Asl Bari di poter usufruire della loro gara.

Nell’audizione svolta all’inizio di marzo, l’allora dg Antonio Delvino, aveva detto che in quel lasso di tempo l’Oncologico aveva chiesto anche alla Asl di Brindisi di poter utilizzare in estensione la gara ma - aveva spiegato - Brindisi non aveva risposto. Ieri però il direttore generale della Asl di Brindisi, Giuseppe Pasqualone, sentito anche lui in commissione Bilancio, ha smentito l’ex collega. L’Oncologico ha chiesto a Brindisi di poter utilizzare l’estensione il 2 luglio 2019, quindi un mese dopo che la propria gara è andata deserta. La Asl di Brindisi ha accolto la richiesta il 30 luglio, «dichiarando una capacità di estensione per 1,6 milioni». E siccome dall’Oncologico non era arrivato alcun riscontro, ha spiegato ieri Pasqualone, la Asl di Brindisi ha reiterato la propria disponibilità il 22 ottobre. Ma senza ricevere risposta.


Una ricostruzione che lascia molti dubbi a Fabiano Amati, presidente della commissione Bilancio che per primo ha sollevato il problema. Fermo restando che - fino ad ora - i tribunali amministrativi non hanno ritenuto di dover sospendere la decisione dell’Oncologico (la questione verrà affrontata nel merito), Amati rileva l’incongruenza: «Mi chiedo - dice - perché l’Oncologico decise di attendere l’esito della gara di ristorazione di Bari per poi chiederne l’estensione, nonostante un anno e tre mesi prima avesse chiesto l’autorizzazione alla Asl di Brindisi, e la Asl di Brindisi l’aveva concessa. Anziché diminuire i dubbi aumentano. E per questo dovrò chiedere anche l’audizione del Commissario straordinario dell’Oncologico, Alessandro Delle Donne».
Amati parla di «un quadro abbastanza critico. Dall’audizione del dottor Pasqualone abbiamo potuto apprendere che i fatti non stanno come aveva riferito il direttore generale uscente dell’Oncologico». Dalla scansione cronologica dei fatti, dice insomma Amati, sembrerebbe quasi che l’Oncologico - dopo aver visto andare deserta la propria gara - abbia preferito attendere l’esito di quella della Asl di Bari, piuttosto che procedere invece all’aggiudicazione in estensione rispetto alla gara di Brindisi da cui aveva pure già ricevuto l’autorizzazione.


A febbraio Amati aveva sollevato dubbi sulla procedura seguita dall’Oncologico, richiedendo l’audizione del direttore generale. Il dubbio riguardava il risultato dell’operazione, che - secondo l’esponente Pd - avrebbe «forzato» la norma regionale del 2004: le prestazioni richieste dall’Oncologico non erano infatti identiche a quelle previste dalla gara della Asl di Bari. In più - ha detto Amati - bisogna verificare se non sia stata violata la normativa regionale sul transito del personale da un appaltatore all’altro, che mi pare un argomento altrettanto rilevante per valutare la convenienza sociale nell’utilizzo della modalità estensiva della gara dell’Asl di Bari in favore dell’Irccs Giovanni Paolo II». Dal vecchio appaltatore sono infatti transitati soltanto 63 degli 83 addetti originari: sul punto anche la Asl di Bari sta svolgendo alcuni approfondimenti.

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