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«Siamo nel picco dell’epidemia. I contagi si stanno stabilizzando, e nelle prossime due settimane vedremo una diminuzione». Seduto alla sua scrivania in assessorato, dove il corridoio adesso è sorvegliato con una porta chiusa a chiave, l’assessore Pier Luigi Lopalco è preoccupato per un motivo che può sembrare incomprensibile: «Non siamo i peggiori d’Italia - dice l’epidemiologo -. Anzi, purtroppo la Puglia sta per andare in fascia gialla, e questo rischia di trasmettere un segnale sbagliato».


Anche oggi la Puglia ha registrato 1.600 contagi e 42 morti. Non sono pochi. Come sta andando?
«Occorre premettere che il dato giornaliero dei positivi rappresenta il numero di analisi fatte quel giorno dal laboratorio: sono tamponi di 4, 5 o 6 giorni prima. Occorre guardare la curva dei casi ordinata per data inizio sintomi e data tampone. E allora si vede un Salento mediamente poco interessato dalla pandemia, mentre a Bari, che ha avuto molti più casi, la curva si è fermata e sta andando verso la diminuzione. Questo non è ancora evidente a Foggia e nella Bat perché queste province, che hanno avuto una intensità di circolazione virale elevata, hanno fatto più fatica con il contact-tracing e i tamponi. Ma il dato che ci conferma che stiamo passando il picco e ci avviamo alla discesa sono i ricoveri ospedalieri: il dato di occupazione dei posti letto è incontrovertibile e non dipende dalla quantità di tamponi che si fanno. Per la prima volta abbiamo le terapie intensive che si svuotano, e due posti covid liberi al Policlinico che non si vedevano da tanto tempo. Sono segnali di epidemic intelligence che vanno al di là del numero di tamponi e di positivi, nella direzione di un allentamento».

Il fatto che sia sceso sotto l’1 il parametro Rt (il numero di contagi secondari prodotti da ogni caso) cosa ci dice?
«Se oggi abbiamo Rt inferiore a 1 non significa che non vediamo più casi, ma che c’è una tendenza alla diminuzione. La curva sta rallentando. Tra una settimana avremo 1.300 casi e tra due ne avremo 500».

E però 1.600 casi al giorno fanno dire che in Puglia i dati sono i peggiori d’Italia.
«Qui l’epidemia è partita un paio di settimane dopo e si fermerà dopo. La valutazione si potrà fare solo a gennaio, quando la seconda ondata sarà finita per tutti. Ma quando mi dicono che la Puglia sta peggio delle altre regioni, dico di leggere il dato di incidenza: e da noi i contagi ogni 100mila abitanti sono la metà rispetto alla media nazionale».

Perché l’epidemia è partita dopo?
«Penso che anche l’apertura ritardata della scuola abbia giocato un ruolo. Molti miei colleghi su questo non sono d’accordo e ci confronteremo. Nel dato di sorveglianza dell’Iss le informazioni sul contagio scolastico non sono sistematiche, per poter valutare questa che è una mia opinione bisognerà ricostruire le curve a posteriori. Poi è un dato di fatto che c’è stato uno spostamento dell’epidemia da Nord a Sud: al Nord è partita prima».

La Puglia sta per essere inserita in fascia gialla?
«Purtroppo questo rischio c’è. Da assessore alla Salute dico purtroppo, perché il sistema delle fasce è stato un grave errore comunicativo: ha fatto passare il principio che se sei in fascia gialla puoi fare quello che vuoi, in fascia arancione c’è un problema della sanità che non si è adoperata per i posti letto, se sei in fascia rossa ti spaventi. Stare in fascia gialla significa che siamo in piena pandemia e dobbiamo stare chiusi in casa».

Cambiamo argomento. I tamponi rapidi negli studi dei medici di famiglia non sono partiti. Questa storia assomiglia a una presa in giro.
«L’accordo con i medici di medicina generale è stato lungo e faticoso. Negli ultimi 15 giorni abbiamo affrontato tutta una serie di passaggi burocratici. Probabilmente arriverà una ordinanza del presidente Emiliano che metterà ordine soprattutto su un concetto: la prestazione è prevista da un accordo contrattuale che si applica a tutti a prescindere dalla sigla sindacale di appartenenza».

Che ne dice dell’idea dei tamponi rapidi in farmacia?
«Mi piace. L’unico problema è che i farmacisti devono assicurarci che non si generi un mercato fuori controllo: devono registrare questi dati e ci hanno detto che lo faranno. Esiste, purtroppo, l’aneddotica di una brutta abitudine che ci è stata raccontata da alcuni sindaci: si fa il tampone privatamente, per curiosità, poi se sei positivo ma stai bene strappi il foglio, metti la mascherina e torni a lavorare. I risultati devono tutti essere registrati, senza eccezioni».

Però i tamponi sono lenti. I dati del ministero segnalano che la Puglia fornisce i risultati oltre la soglia massima.
«Anche questa settimana siamo a 8 giorni tra l’inizio sintomi e i risultati contro uno standard di 5. Dipende dall’intasamento dei laboratori, ma anche dai tempi di comunicazione. Abbiamo implementato un sistema automatico che alle 12 fa partire i dati: così dovremmo recuperare 24 ore».

Nonostante il boom di ricoveri in Intensiva di ieri lei dice che sta andando meglio.
«Sì, e c’è un dato incontrovertibile. Nel periodo di picco dei ricoveri noi stavamo qui fino alle 10 di sera a cercare posti letto. Ora andiamo a dormire presto. E le telefonate a mezzanotte per le ambulanze in fila fuori dal Pronto soccorso non ci arrivano più».

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