Martedì 19 Gennaio 2021 | 23:32

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Bari, 4 morti per legionella: sequestrati due padiglioni al Policlinico. Il gip: sapevano e non sono intervenuti. I pm: via il dg Migliore

Blitz del Nas questa mattina: oltre ad dg chiesta l'interdizione anche per altri 4 indagati: il direttore sanitario e altre tre persone

Bari, sequestrato padiglione Asclepios al Policlinico: legionella. I pm: via il dg Migliore

Quattro decessi - e non 5 come ipotizzato in un primo momento - per legionella tra il 2018 e lo scorso agosto dimostrerebbero che i padiglioni Asclepios e Chini del Policlinico di Bari non è sicuro. Per questo i Nas hanno sequestrato il più recente edificio del più grande ospedale pubblico pugliese (Asclepios) e quello (Chini) che ospita alcune cliniche mediche, ipotizzando a carico del direttore generale Giovanni Migliore e di altre quattro persone il concorso in omissione di atti d’ufficio e la morte come conseguenza di altro delitto: i manager del Policlinico e i dirigenti della direzione sanitaria avrebbero omesso di effettuare la bonifica che era stata ordinata dal Dipartimento di Prevenzione della Asl di Bari. I reparti, però, resteranno in funzione.

Il decreto, chiesto dai pm Grazia Errede e Alessio Coccioli con il visto del procuratore reggente Roberto Rossi, è stato emesso dal gip Giuseppe Debenedictis che dovrà ora interrogare – come prevede la legge – i manager per cui è stata chiesta l’interdizione. Il più grande ospedale del Mezzogiorno ha affidato a una laconica nota una replica: «La direzione aziendale del Policlinico di Bari confida nel lavoro di approfondimento della magistratura, convinta di poter dimostrare la correttezza del proprio operato».

Oltre al dg Migliore (in alto insieme al Governatore Emiliano) che sarà interrogato venerdì dal gip, le accuse riguardano il direttore sanitario Matilde Carlucci, il direttore amministrativo Tiziana Di Matteo, il responsabile sanitario Giuseppe Calabrese e il direttore tecnico Claudio Forte che rispondono, a vario titolo e secondo le rispettive responsabilità, di otto ipotesi di reato collegate con il decesso per legionellosi dei degenti Gennaro Del Giudice, Francesca Nuzzolese, Domenico Martiradonna e Vincenzo Ficco: in tutti e quattro i casi le analisi avevano confermato la presenza del batterio.

IL POLICLINICO SAPEVA

Secondo le indagini dei Nas, partite dalle denunce delle famiglie, il Policlinico sapeva della presenza della legionella perché aveva in mano i risultati delle analisi effettuate sull’acqua prelevata dai rubinetti eppure non avrebbe proceduto alla bonifica.

In quasi tre anni, a quanto risulta dagli atti alla base del decreto di sequestro, il Dipartimento di prevenzione della Asl ha sollecitato più volte il Policlinico a provvedere alle bonifiche e a sospendere l’utilizzo dei reparti dove è stato accertato il contagio: l’ultima volta il 18 settembre quando, a seguito degli accertamenti sul decesso Ficco (ricoverato per una Polmonite e poi morto al Di Venere per legionellosi) il Dipartimento ha dato atto “di referti analitici sfavorevoli per la presenza di legionella nell’acqua prelevata nella Uo di Medicina interna “Frugioni””, fissando il termine di 15 giorni per rimediare al problema.

LE OMISSIONI DEI VERTICI OSPEDALIERI

Cosa che non sarebbe mai avvenuta: «La direzione sanitaria in persona del direttore e del vicedirettore – ha scritto il gip – è rimasta sostanzialmente inerte di fronte ad una situazione di evidente gravità e di persistente pericolosità per tutti i pazienti». Dopo quella vicenda, gli indagati avrebbero «omesso di redigere e attuare, nell’ambito delle procedure per la prevenzione e controllo della legionellosi deliberate nel maggio 2019, l’analisi del rischio, il piano di sicurezza delle acque e il registro delle manutenzioni», atti ritenuti «urgenti per ragioni di igiene e sanità pubblica».

Questo - secondo la Procura di Bari - avrebbe causato la morte di altri tre pazienti, il 6 maggio 2019, il 26 novembre 2019 e il 7 agosto 2020, ricoverati in periodi diversi nei reparti di Reumatologia universitaria, Medicina fisica e riabilitazione, all’interno del padiglione Asclepios e, di nuovo, nel reparto Frugoni del Chini. Agli atti dell’indagine ci sono le denunce dei familiari delle quattro vittime, l’esito degli accertamenti dei carabinieri del Nas e delle indagini batteriologiche eseguite dall’Arpa Puglia nei diversi reparti dove i pazienti erano stati ricoverati

PM AVEVANO CHIESTO SEQUESTRO CON SIGILLI

La Procura aveva chiesto il sequestro senza facoltà d'uso, cosa che avrebbe comportato la paralisi di due importanti padiglioni. Il complesso di Asclepios ospita, tra l’altro, il nuovo blocco operatorio, la Neurochirurgia e il Pronto soccorso. Nel padiglione Chini sono allocati reparti sensibili come la Pneumologia: è già in corso un progetto - elaborato in collaborazione con l’Iss - per la bonifica delle tubazioni, progetto in cui è prevista la disattivazione temporanea di uno o più piani dell’edificio.

Il giudice ha disposto «che tutti i reparti in funzione in ambedue le strutture in sequestro possano essere utilizzati da tutti gli utenti, personale e degenti, in modo da garantire il normale svolgimento dell’attività sanitaria sinora in corso al loro interno», precisando però, nel provvedimento, che la facoltà d’uso potrebbe «essere revocata nel momento in cui ci si renda conto che l’infezione di legionella in tali ambienti è così grave e diffusa da dover implicare la chiusura inevitabile».

TECNICO PROCURA: BONIFICA POSSIBILE ENTRO 72-96 ORE

Dopo la notifica dell’ordinanza la Procura ha chiesto al gip, tramite incidente di esecuzione, di fissare un termine entro cui dovrà essere effettuata la bonifica della legionella. Il tecnico nominato dai pm ha infatti spiegato che è possibile riportare i parametri sotto controllo entro 72-96 ore, procedendo poi a nuove analisi per verificare che sia tutto a posto. Gli interventi richiesti - dicono però fonti sanitarie - potrebbero comportare una sospensione anche parziale delle attività nei reparti interessati.

SASSO (LEGA): GIUSTIZIA PER LE VITITME DI MALASANITA' - Ennesima, grave, incredibile vicenda di malasanità in Puglia. Stando alle accuse della magistratura, sarebbero 5 i morti causati dal batterio della legionella, diffuso attraverso le tubature del Policlinico di Bari. L’ultima vittima sarebbe deceduta ad agosto 2020 quando, in piena campagna elettorale per le regionali, qualche medico-star televisiva andava in giro a dire che in Puglia gli ospedali erano pronti per la seconda ondata Covid. Peccato che proprio nel più importante reparto Covid di Bari nel frattempo si morisse di legionella».

Lo afferma in una nota il deputato della Lega, Rossano Sasso, commentando l’indagine della Procura di Bari che ha portato al sequestro con facoltà d’uso di due padiglioni del Policlinico di Bari perché - secondo gli inquirenti - sono «infetti dalla legionella».

«Se verranno dimostrate omissioni, negligenze che hanno causato la morte di 5 persone - prosegue Sasso - chi ha sbagliato dovrà pagare duramente. Chiedo che venga fatta giustizia quanto prima per queste vittime ed esprimo solidarietà alle famiglie dei defunti, vittime della malasanità gestita in Puglia da oltre 15 anni dalla sinistra. Non si può ancora morire così, nel 2020».

IL COMMENTO DI LOPALCO - «La Regione Puglia segue con grande attenzione le indagini della Procura di Bari e le azioni che la direzione strategica del Policlinico di Bari ha posto in essere per abbattere la contaminazione da legionella dal sistema idrico di alcune cliniche». Così l’assessore regionale alla Salute, Pierluigi Lopalco, commenta il sequestro di due plessi del Policlinico di Bari perché «infetti da batteri di legionelle» nell’ambito di una indagine su quattro pazienti morti tra il 2018 e il 2020 dopo aver contratto il batterio.. «La Regione - prosegue - ha interesse all’accertamento della verità dei fatti, fermo restando il diritto degli indagati di esercitare la propria difesa e quello della Procura di svolgere il proprio compito di accertamento dei fatti anche in nome delle persone che hanno perso la vita e dei loro cari. In questo momento di emergenza sanitaria, alla Regione Puglia preme di non perdere la disponibilità di risorse fondamentali come i padiglioni Chini e Asclepios, in quanto essenziali per la tenuta della rete ospedaliera Covid e non Covid. E si aggiunga inoltre la preoccupazione - sottolinea Lopalco - per la conseguente disarticolazione della direzione strategica del più importante ospedale della Puglia. Attendiamo dalla Procura ogni indicazione necessaria per mantenere la facoltà d’uso dei reparti ospedalieri sequestrati e siamo disponibili per ogni intervento necessario ad assicurare la continuità assistenziale».

BATTERIO È CAUSA DI MORTE ESCLUSIVA O CONCORRENTE - Per uno dei quattro decessi avvenuti nei padiglioni del Policlinico di Bari sottoposti oggi a sequestro, con facoltà d’uso, perché infetti da legionella, le indagini hanno accertato che il batterio sarebbe stato la «causa esclusiva» della morte, mentre per gli altri tre la legionella sarebbe stata una «causa concorrente». E’ uno dei dettagli che emergono dagli atti della magistratura barese. Il primo paziente era stato ricoverato dal 5 al 15 maggio 2018 per le complicanze di una epatite e poi di nuovo in pneumologia, dove è morto il 10 giugno, a causa di una «polmonite da legionella contratta in ambiente ospedaliero». Il secondo decesso, avvenuto il 6 maggio 2019, riguarda un paziente ricoverato nel reparto di medicina fisica e riabilitazione e deceduto con diagnosi di «broncopolmonite bilaterale dovuta a legionella». Il terzo decesso risale al 26 novembre 2019. La paziente era stata ricoverata dal 6 novembre nel reparto di reumatologia per una dermatomiosite, una malattia rara, autoimmune, caratterizzata dall’infiammazione cronica di muscoli e disturbi cutanei, ma è deceduta con diagnosi di «polmonite da legionella». Il quarto decesso è avvenuto il 7 agosto 2020 all’ospedale Di Venere di Carbonara, dove il paziente era stato trasferito d’urgenza dal Policlinico dove era stato ricoverato per una anemia emolitica autoimmune e aveva poi contratto una infezione da legionella che gli aveva causato polmonite. «In nessun caso - scrive il gip - è emerso che la morte sia ascrivibile a cause esterne esclusive rispetto all’infezione».

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