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Caso Capristo, la difesa: «Non pressioni sulla pm di Trani, solo richieste d’informazione»

Si difende così il procuratore capo di Taranto Carlo Maria Capristo da martedì scorso agli arresti domiciliari nell’ambito dell'inchiesta sulla corruzione coordinata dalla Procura di Potenza

Il procuratore Carlo Maria Capristo

TARANTO -  Nessuna richiesta di favori, né in prima persona, né tantomeno in conto terzi. Scocca l’ora della difesa nell’inchiesta che martedì scorso ha portato agli arresti domiciliari il procuratore capo di Taranto Carlo Maria Capristo, nell’ambito di un’inchiesta sulla corruzione coordinata dalla Procura di Potenza, competente su fatti riguardanti i magistrati in servizio nella città dei due mari, con l’accusa di induzione indebita a promettere o dare utilità. In particolare, Capristo avrebbe cercato, secondo l’accusa, di indurre il pubblico ministero di Trani (dove è stato procuratore dal 2008 al 2016) Silvia Curione, ora in servizio a Bari, ad aggiustare un processo.

Però il sostituto - che Capristo definiva stando a quanto emerso da alcune intercettazioni telefoniche la «bambina mia» - non solo si oppose, ma denunciò tutto, senza alcun timore delle eventuali ritorsioni nei confronti del marito Lanfranco Marazia, anche lui magistrato, all’epoca in servizio proprio nella Procura di Taranto. Insieme a Capristo, sono finiti ai domiciliari l’ispettore di Polizia Michele Scivittaro, in servizio presso la Procura di Taranto e uomo di fiducia del Procuratore fin dai tempi di Trani, e gli imprenditori baresi Giuseppe, Cosimo e Gaetano Mancazzo, mandanti secondo l’accusa dell’induzione indebita. Ieri il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Potenza Antonello Amodei ha tenuto gli interrogatori di garanzia dei fratelli Mancazzo e di Scivittaro.

I quattro indagati, tutti bitontini e difesi dagli avvocati Giuseppe Giulitto, Maurizio Altomare e Giovanni Capaldi, hanno risposto alle domande del giudice e, alla presenza del procuratore Francesco Curcio, hanno respinto tutte le ipotesi di accusa. Stando a quanto si è appreso, le circostanze che hanno portato all’apertura dell’inchiesta, prima, e agli arresti, poi, sono state contestate punto per punto sulla dinamica ipotizzata dagli inquirenti.

Il teorema accusatorio vuole i fratelli Mancazzo approfittare dell’amicizia con Capristo per fare pressioni sulla pm Curone per indurla a perseguire in sede penale la persona che gli stessi imprenditori avevano infondatamente denunciato per usura in loro danno, in modo da ottenere indebitamente i vantaggi economici e i benefici conseguenti allo status di soggetti usurati. L’ispettore Scivittaro, in particolare, nell’aprile del 2018 si sarebbe recato dalla Curone per sollecitare l’archiviazione.

Gli indagati, invece, contestano tale ricostruzione, sostenendo di essersi limitati unicamente a chiedere notizie sullo stato del procedimento, senza formulare pressioni o minacce, tantomeno per conto del procuratore Capristo.

Spetterà ora proprio a Capristo, difeso dall’avvocato Angela Pignatari, offrire al gip Amodeo la sua versione dei fatti. L’interrogatorio di garanzia del procuratore in realtà non è stato ancora fissato perché il difensore di Capristo ha chiesto un lieve differimento per ragioni di salute del suo assistito. Considerato che la norma prevede che l’interrogatorio venga svolto entro dieci giorni dall’esecuzione della misura, l’atto sarà comunque compiuto entro la prossima settimana. Dopodichè i difensori valuteranno le successive mosse, a partire dal ricorso al tribunale del riesame.

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