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«Risanare il Vaticano: la sfida di Francesco», il libro-inchiesta di Gianluigi Nuzzi

Documenti riservati, testimonianze dirette e cifre choc nell'ultimo volume del giornalista e scrittore

«Risanare il Vaticano: la sfida di Francesco», il libro-inchiesta di Gianluigi Nuzzi

Una radiografia dei conti dello Stato Vaticano, costruita su documenti riservati, testimonianze e dati incontrovertibili che evidenziano il possibile prossimo corto circuito tra gestione amministrativa (tendente al rosso fisso) e vocazione solidarista. Giudizio universale» (pp. 368, euro 19, Chiarelettere) è il nuovo libro-inchiesta di Gianluigi Nuzzi, giornalista e scrittore, conduttore per Mediaset della trasmissione «Quarto grado», e questa sera ospite del Prospero Fest a Monopoli (Ba) per presentare il volume

Nuzzi, «Giudizio universale» è un nuovo viaggio nelle pieghe meno note, a tratti oscure, della Chiesa cattolica. Da dove parte questo racconto-inchiesta?
È un libro in presa diretta, porto il lettore nelle sacre stanze, lo faccio partecipare alle riunioni più riservate dei cardinali, agli incontri con il Papa, grazie a 3000 documenti e testimonianze oculari, tutti incentrati sulle problematiche che il pontefice ha affrontato negli ultimi due o tre anni.

La battaglia di Papa Francesco per una chiesa differente…
Si tratta di un impegno perché torni «la Chiesa della Fede». Il Vaticano, per far recuperare alla Chiesa i passi perduti, deve rilanciare l’economia e le finanze, ma ora il Papa è gravato da una situazione disastrosa, che ha ritrovato dopo il suo insediamento.

Vaticano a rischio fallimento?
Oggi in Vaticano si perdono ogni giorno 120mila euro. Mentre il rubinetto delle offerte si va asciugando, dall’altra parte si allarga la voragine del deficit. Secondo i cardinali vicini al Papa il deficit è strutturale e, se non sarà frenato, si rischia di arrivare al default.

I vertici vaticani che consapevolezza hanno della situazione drammatica?
Il 14 maggio del 2018 il cardinale Marx, esperto di numeri vicino a Francesco, ha incontrato il Papa e gli ha prospettato questo quadro molto negativo. Il risultato è che è stata implementata una task force, un gruppo operativo che entro il 2023 deve rimettere i bilanci in ordine.

Di chi è la colpa del pre-dissesto?
Non c’è una individualità responsabile. Ci sono diverse motivazioni. È finita la chiesa ricca, quella immaginata in passato. Le offerte sono diminuite. L’obolo di San Pietro è indicativo: dai dati globali, risultano paesi cattolici come l’Italia, la Germania e gli Usa che versano molto meno del passato, dall’11 al 96 per cento in meno.

Eppure la Chiesa ha un patrimonio immobiliare che potrebbe tamponare la crisi con una buona gestione…
La gestione del patrimonio è molto onerosa. È vero che il Vaticano è un grande proprietario di immobili, con apparente solidità, ma questo patrimonio non dà reddito.  Gli affitti sono tra il -20% e -70% in meno rispetto ai canoni di mercato. Ci sono molte case sfitte o date a canone zero o agli amici degli amici. Questo patrimonio pesa sui bilanci e crea deficit, ripianato con le offerte.

Quante risorse delle offerte vanno alle opere solidariste?
Solo un euro su dieci è destinato alle opere buone del Papa, nove vanno sui conti in rosso della Curia romana. Nemmeno l’Unicef o Medici senza frontiere fanno così…

Non c’è, però, solo il Vaticano dai conti zoppicanti…
Si sta aprendo una forbice tra la chiesa sociale delle parrocchie italiane o delle periferie, e quella dello Stato Vaticano. Questo tessuto vitale è sempre più distante dai Sacri palazzi: dove nel libro si raccontano sperperi, congiure, conti milionari dei cardinali, all’opposto della Chiesa povera che vuole Bergoglio. Papa Francesco fa fatica: le sue disposizioni hanno bisogno di tempo.

Su che mole di documenti si fonda questo libro?
Ho pubblicato i conti segreti dello Ior, intestati a pensionati con operazioni che odorano di riciclaggio. Il cardinale Lajolo ha un conto in titoli di Stato per 2milioni e 800 mila euro…

C’è un report che l’ha sorpresa?
Il documento sulla sicurezza in Vaticano, passato in silenzio. Riguarda Piazza San Pietro e la sicurezza dei Papi: i risultati sono sconfortanti, emerge un sistema di sicurezza fragile. C’è una tecnicità arcaica. Tutta la macchina di quello Stato è vetusta. Da una relazione del 2017 viene fuori che negli uffici si copiano i documenti a mano. Si usa ancora ancora la penna…

Che rapporto ha lo scrittore Nuzzi con la Fede?
Ho fatto il chierichetto, il boy-scout nell’Agesci, ho frequentato l’oratorio. Sono cattolico, e sono un peccatore.  Conservo un rapporto sereno con la fede e la Chiesa.

Il ruolo di Papa Francesco?
Lo immaginiamo monarca di una teocrazia, ma deve seguire la dottrina sociale della Chiesa. Di fronte a esuberi di personale non può licenziare nessuno e quindi si trova a dover far fronte a spese di personale che si dilatano arrivando a coprire il 45% della spesa dello Stato e questo grava molto sui conti. Poi ha il perdono e la misericordia, è un padre spirituale, non un amministratore delegato.  Tutti i documenti raccontano di come lo Stato Vaticano abbia conti in rosso e perciò bisogna prendere decisioni robuste.

Negli ultimi scandali, riguardanti operazioni immobiliari si parla anche del prelato pugliese, monsignor Mauro Carlino.
Sì, nell’acquisto di quel palazzo a Londra risulta coinvolto don Mauro Carlino. C’è un profilo medioevale nella vicenda con le fotografie distribuite all’ingresso del Vaticano poi riprese dall’Espresso. Don Carlino è stato sempre un fedelissimo collaboratore di cardinal Becciu. È improvvido attribuirgli responsabilità: persona di profonda fede, è un esecutore di disposizioni di altri. Sarebbe impensabile credere che abbia agito in autonomia.

Dal libro «Vaticano spa» nel 2009 a «Giudizio universale». Come è cambiata  la chiesa in questi anni?
C’è stato un tentativo forte di trasparenza a cui non è seguito un miglioramento dei conti né degli strumenti per riordinare le cose. Si fa fatica e il tempo in Vaticano scorre in maniera molto più lenta. Per cambiare il vertice dell’Apsa (Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica, ndr), dove c’è Domenico Calcagno, soprannominato cardinal Rambo perché collezionista di armi da guerra, Papa Francesco ci ha impiegato 5 anni... Il Papa ha molti paletti, la paura degli scandali rallenta i cambiamenti e poi c’è un profilo di autoreferenzialità di fondo… Poi non si comprende perché il governo non chieda indietro i 5 miliardi degli arretrati Imu: ricordarlo non significa essere contro la Chiesa, ma difendere la laicità dello stato.

Papa Francesco rivoluzionerà la Chiesa con il suo animo peronista e sociale?
Papa Francesco ce la farà, ma il nodo è il tempo, bisogna vedere se riuscirà a ribaltare la situazione entro il 2023.

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