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Bari, pista ciclabile di via Fanelli, opportunità mancata per la mobilità sostenibile

Bari, pista ciclabile di via Fanelli, opportunità mancata per la mobilità sostenibile

Bari, pista ciclabile di via Fanelli, opportunità mancata per la mobilità sostenibile

 
Redazione online

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Tra proteste dei cittadini e criticità progettuali: un’infrastruttura utile, ma oggi poco sicura e scollegata da una visione complessiva

Mercoledì 24 Dicembre 2025, 16:09

La nuova pista ciclabile di via Fanelli e via Marin, a Bari, continua a far discutere. Da un lato le proteste di cittadini e automobilisti, che lamentano la riduzione degli spazi per le auto; dall’altro la necessità, sempre più evidente, di interrogarsi su cosa sia stato realmente fatto negli ultimi decenni per ridurre il traffico, potenziare la mobilità sostenibile e cambiare il modello culturale degli spostamenti urbani.

Negli anni, infatti, la risposta al congestionamento stradale è stata quasi sempre la stessa: aumentare la capacità viaria, realizzare nuovi parcheggi e ampliare le strade, interventi che però non sono mai sufficienti. Sono rimasti invece spesso sulla carta strumenti fondamentali come il PUMS (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile) e i piani dei mobility manager, indispensabili per una pianificazione moderna e integrata.

In questo contesto, realizzare una pista ciclabile su una strada esistente, senza una riorganizzazione complessiva e multimodale, finisce inevitabilmente per generare malcontento e criticità.

Le piste ciclabili, va ribadito, sono una risorsa fondamentale per la mobilità urbana ed extraurbana, ma devono essere progettate e realizzate con competenza, professionalità e buon senso. Proprio per questo, alcuni tecnici e attivisti per la mobilità sostenibile hanno deciso di verificare direttamente lo stato dell’infrastruttura, percorrendola in bicicletta.

Dall’ispezione emergono numerosi elementi problematici. Innanzitutto manca il cartello di cantiere, obbligatorio per legge, e non è quindi chiaro se l’opera sia conclusa o ancora in fase di realizzazione. Inoltre, la pista non arriva fino a Valenzano, ma termina improvvisamente all’incrocio con Ceglie del Campo, in prossimità della chiesetta di Ognissanti.

Particolarmente preoccupanti sono le condizioni di sicurezza:

  • gli incroci semaforizzati sono privi di lanterne semaforiche dedicate alle biciclette e di segnaletica specifica;

  • lungo il tracciato sono presenti numerosi accessi privati (abitazioni, complessi residenziali, distributori di carburante, parcheggi), segnalati in modo disomogeneo o del tutto assenti;

  • alcune intersezioni sono completamente sprovviste di segnaletica per gli automobilisti;

  • la segnaletica orizzontale risulta in alcuni punti già deteriorata;

  • pali semaforici non spostati invadono il percorso ciclabile;

  • risulta poco comprensibile e non segnalata la svolta su via Marin, creando confusione per i ciclisti;

  • lungo il tracciato sono presenti cumuli di rifiuti e zolle di terreno.

Nel complesso, la sensazione è quella di una direzione lavori carente, non adeguatamente preparata ad affrontare la complessità di un’infrastruttura che, se ben progettata, potrebbe rappresentare un tassello importante per la mobilità sostenibile cittadina.

A sottolinearlo è Lello Sforza, presidente del Comitato Mobilità2030 ed EuroVelo Route Inspector, che richiama l’attenzione sulla necessità di passare da interventi isolati a una visione strutturata, sicura e condivisa della mobilità urbana. Perché la transizione verso città più vivibili non può prescindere dalla qualità delle opere realizzate e dalla sicurezza di chi le utilizza.

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