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Nemmeno la nuova formulazione della misura 4.1a del Programma di sviluppo rurale è passata indenne dall’esame dei giudici amministrativi. A seguito delle pronunce del Consiglio di Stato, il Tar di Bari (Terza sezione) ha sospeso in via cautelare la graduatoria pubblicata dopo il riesame di marzo, riammettendo con riserva una decina di aziende agricole che hanno chiesto alla Regione i contributi per gli investimenti materiali e immateriali. Nei fatti significa lo stop a una delle due misure infrastrutturali, le più importanti del Psr, con l’impossibilità ormai certa di raggiungere i target di spesa.

La Regione deve infatti spendere circa 260 milioni entro il 31 dicembre, e gli anticipi per la misura 4.1a che l’Autorità di gestione del Psr immaginava di poter erogare di qui a due mesi ne valgono da soli circa 60. Se la Commissione Ue non accoglierà la richiesta di modificare il budget in conseguenza di una causa di forza maggiore (le pronunce dei giudici, appunto), la Puglia rischia il disimpegno automatico di circa 160 milioni di euro, di cui il 50% sono risorse europee (il resto è cofinanziamento dal bilancio autonomo).

Il Tar ha fissato la discussione sul merito delle controversie ad aprile, dunque oltre il termine del 31 dicembre. Tecnicamente la Regione potrebbe anche erogare gli anticipi, ma accantonando le risorse necessarie a soddisfare gli ammessi con riserva, le cui domande dovranno essere ora riesaminate. Dopo il primo giro di ricorsi, l’assessorato all’Agricoltura è stato costretto a ricalcolare un determinato parametro per le 652 domande in posizione finanziabile, evitando il riesame delle altre 2.600 domande che avrebbe portato via un anno. È chiaro che pagare in queste condizioni sarebbe azzardato, perché chi dopo il nuovo riesame sarà escluso dovrà essere chiamato a restituire gli anticipi ricevuti.

Negli ultimi mesi il presidente Michele Emiliano, che ha assunto l’interim dell’Agricoltura dopo le dimissioni dell’assessore Leo Di Gioia, ha tentato di imprimere una sterzata alla gestione del Psr attraverso alcune decisioni straordinarie. La modifica in corsa dei requisiti del bando, rinviando a dopo l’erogazione dei fondi la presentazione della dichiarazione di bancabilità del progetto finanziato con le misure 6.1 e 4.1a. Allo stesso tempo, il nuovo avviso della 4.1a è stato annullato con l’idea di spostare i 35 milioni previsti sulla graduatoria di marzo, quella che adesso è stata sospesa dal Tar.

Insomma, è l’ennesimo disastro cui sarà difficile porre rimedio in tempi brevi. «Siamo di fronte a un pasticcio senza precedenti - è il commento dell’europarlamentare Raffaele Fitto -. Le responsabilità sono da ricercare fin dall’inizio della gestione Emiliano. La Puglia è sempre stata in grado di programmare e utilizzare i fondi messi a disposizione in Agricoltura, un’attitudine positiva che consentiva anche di ricevere premialità aggiuntive: era la prima Regione del Sud per la spesa». «Vorrei ricordare a Emiliano - è l’affondo del consigliere grillino Cristian Casili - che è stato Emiliano a nominare il capo dipartimento Gianluca Nardone e continua a dargli fiducia nonostante i risultati fallimentari. Oltre alle misure soggette ai ricorsi, ce ne sono altre 11 non ancora partite e molte altre sono in istruttorie. Purtroppo gli errori fin qui accumulati non solo ci faranno perdere risorse in questa programmazione ma inficeranno anche il prossimo Psr con conseguenze gravissime per i futuri investimenti in agricoltura».

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