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Stanley Johnson il padre del premier inglese in visita a Bari: «Una cucina straordinaria»

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BARI - Diciamo la verità: in questi giorni nessuno vorrebbe essere nei panni di Stanley Johnson. Per una vita coerente arci-europeista, egli stesso europarlamentare di lungo corso, presidente della Commissione europea dei diritti dell’uomo e addirittura impegnato al fianco di Altiero Spinelli per la costruzione di una Unione forte, coesa, «politica», quest’uomo ora si ritrova, a 78 anni, ad essere il papà dell’attuale premier britannico Boris cioè dell’uomo che, con molta probabilità, porterà a compimento la Brexit, il «divorzio» del secolo, l’addio del Regno Unito alla Ue.

Il padre del Primo ministro inglese è in Puglia assieme al super-sommelier Michael Ramzi Karam e all’influencer dei miliardari Hugo Campbell-Davys. Invitati da Puglia Promozione e accompagnati dalla affascinante anglo-pugliese Nancy Dell’Olio, i tre intellettuali britannici l’altra sera hanno fatto il loro ingresso al Circolo della Vela di Bari, ospiti della presidente del Circolo, Simonetta Lorusso. Ad attenderli c’era una selva di giornalisti e, ovviamente, gli occhi di tutti erano puntati su di lui, su Johnson. Simpaticissimo e pronto alla battuta, è impressionante la somiglianza con il figlio. In pratica guardi lui e vedi come sarà Boris, tra qualche anno.

La prima cosa che dice è che questa è la sua seconda visita in Puglia. «La prima volta - afferma - è stato nel 1979. Tornavamo da Patrasso e arrivammo a Brindisi. Qui c’era un caro amico, Ubaldo Zito (compianto europeista pugliese, originario di Martina Franca ma putignanese di adozione; ndr). E in macchina con me c’erano i miei figli, sì Boris è stato in Puglia con me. Ma eravamo di passaggio. Invece questa volta ho potuto visitare questa regione splendida».

Dove è stato?
«Polignano, la Valle d’Itria, Alberobello, gli ulivi, il mare, ho anche fatto il bagno. Castel del Monte è un posto fantastico. Questa regione è piena di luoghi fantastici, da cartolina. È un posto ricco si storia e le tante culture che si sono succedute hanno lasciato molti segni del loro passaggio. Fantastico, davvero fantastico. E poi la gastronomia... Questo mix di culture si riflette anche nel vostro cibo». Poi scoppia a ridere, indica il filo di pancetta che ha e dice: «Ho speso molte ore a mangiare. Qui ci si siede e arriva il primo, il secondo e poi ancora la terza, la quarta, la quinta portata e infine i pasticcini. Quella pugliese è tra le migliori cucine del mondo e ci sono anche ristoranti meravigliosi».

Lo dirà a suo figlio?
«Certo. Spiegherò a Boris che, prima di andare alla Casa Bianca o a Mosca, deve assolutamente venirsi a rilassare qui. Ma lo dirò a tutti, del resto sono anche un giornalista».

Sapeva che Altiero Spinelli, tra i padri fondatori dell’Unione europea aveva origini pugliesi?
Stanley Johnson salta sulla sedia: «Davvero? No, non lo sapevo. Di dove? Di Bari?».

Suo nonno, Alessandro, era di Barletta, una bellissima città che meriterebbe d’essere visitata la prossima volta che viene in Puglia. Ma lei in che rapporti era con Altiero? So che accettò il suo invito al «Club del Coccodrillo» e che, con lui, sviluppaste la nuova prospettiva politica dell’Unione. È così?
«Sì è vero, ma come lo sa? Eravamo in nove al “Club del Coccodrillo” di Strasburgo. Sono stato tra i primi europarlamentari e ho lavorato con Altiero Spinelli per l’Unione europea».

Che ricordo ha di Spinelli?
«Un uomo carismatico, dalla grande visione e capacità. Lui riusciva a trasformare progetti ambiziosi in realtà».

Lei è sempre stato contrario alla Brexi, vero?
«Sì. Sono sempre stato fortemente contrario».
Però ora, per una bizzarria del destino, Westminster deciderà se approvare l’accordo sulla Brexit raggiunto da suo figlio Boris.

Che ne pensa?
«Sabato mattina (oggi per chi legge; ndr) il Parlamento si riunirà in una seduta straordinaria. L’ultima volta che è capitato di sabato è stato 37 anni fa, nel 1982, quando si riunì per la guerra delle Falkland/Malvine. Non è ancora certo l’esito perché mancano una quarantina di voti. Diciamo che credo che la maggior parte della responsabilità ora è del Labour party. Da soli i Tories non ce la possono fare a recuperare quei voti. Del resto è già accaduto, quando la Gran Bretagna decise di entrare nell’Ue anche allora mancarono dei voti e arrivarono dai laburisti».

Quindi lei ritiene sia opportuno che questo «divorzio» si compia?
«A questo punto sì. Del resto c’è stato un referendum e il popolo si è espresso in modo libero e democratico. Bisogna rispettare la volontà popolare e, quindi, ora mio figlio Boris ha il mio totale appoggio».

Sì certo. Ma prima che Boris diventasse premier, lei ha dato alle stampe un libro molto speciale. Si chiama Kompromat ed è interessante thriller sulla Brexit,
«Lei ha letto Kompromat?».

Sì, grazie ad Amazon. E anche se è un romanzo tutti in Gran Bretagna hanno notato che fa un ritratto fedele di una serie di personaggi, da May a Putin, a Boris.
«Ma, come si dice, ogni riferimento è puramente casuale».

Certo, certo. Nel suo libro lei lascia intendere che la Russia abbia aiutato il referendum sulla Brexit.
«Diciamo che hanno fatto molti studi circa le scelte della Gran Bretagna ed è dimostrato che ci furono moltissime fake news in quel periodo... Ma il mio è un romanzo».

Diciamo che dal suo romanzo emerge come Mosca avesse il «movente», le informazioni, i soldi e l’occasione. Però, restando nel campo delle ipotesi, se, per caso, la Russia avesse interferito sul referendum, incidendo sulla volontà popolare britannica, allora si può davvero sostenere che l’accordo Brexit vada votato?
«Guardi, a questo punto, è la cosa migliore. A questo punto sì». 

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