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Dopo i casi di Monopoli e Molfetta

Ospedali Puglia, pronto il licenziamento per 80 furbetti del cartellino

Sanzioni dopo gli arresti per assenteismo: si comincia dai 35 indagati di Molfetta

Monopoli, furbetti del cartellino in ospedale: 13 arresti e 30 indagati

iI primi saranno i 35 indagati dell’ospedale di Molfetta, che riceveranno le lettere a inizio d’agosto. Poi, subito dopo Ferragosto, toccherà ai 46 dell’ospedale di Monopoli. Dopo arresti e sospensioni dal servizio, stanno infatti per scattare i licenziamenti. Una strada a senso unico, imboccata dalla Asl di Bari dopo che due distinte inchieste giudiziarie hanno fatto emergere il fenomeno dell’assenteismo. Piccolo o grande, in questo momento non importa: la legge, infatti, prevede il licenziamento immediato.

È l’effetto delle ultime modifiche al Testo unico del pubblico impiego introdotte nel 2017 da uno dei decreti Madia: al dipendente pubblico che viene scoperto a barare sull’orario di lavoro va intimato il licenziamento senza preavviso. E se, come nelle due indagini più recenti che riguardano Monopoli e Molfetta, la truffa è stata scoperta «in flagranza», è prevista anche la sospensione cautelare senza stipendio.

Una norma durissima, che inverte il normale iter: non è più necessaria la condanna preventiva, il licenziamento scatta prima ed è l’unica sanzione disciplinare possibile. La legge, infatti, non prevede graduazioni, neanche per tenere conto del fatto che ad alcuni degli arrestati di Monopoli è stato contestato di aver «rubato» 5 ore di servizio in quattro mesi. Potrà essere solo il giudice del lavoro a entrare nel merito della gravità dei fatti contestati, ma solo dopo che il licenziamento sarà stato intimato.

La Asl di Bari ha già avviato il procedimento disciplinare che riguarda l’indagine della Procura di Trani sull’ospedale di Molfetta, indagine che ha portato a 12 arresti ai domiciliari e 6 interdizioni. Il direttore generale Antonio Sanguedolce ha acquisito il fascicolo dal procuratore Antonino Di Maio e lo ha trasmesso all’ufficio procedimenti disciplinari della Asl diretto dal medico legale Vincenzo De Filippis. La legge prevede la contestazione dei fatti alle persone coinvolte, che hanno 15 giorni per presentarsi o depositare memorie, dopodiché deve essere irrogata la sanzione prevista che - come detto - nei casi di truffe sull’orario di lavoro è una sola.

Stesso discorso per l’inchiesta che riguarda l’ospedale di Monopoli. Domani Sanguedolce chiederà gli atti al procuratore Giuseppe Volpe e provvederà a trasmetterli all’ufficio procedimenti disciplinari per attivare l’iter di contestazione. I tempi, in questo caso, possono essere più lunghi e si dovrebbe arrivare a dopo Ferragosto. E oltre al licenziamento, è prevista la trasmissione degli atti alla Corte dei conti per il recupero delle eventuali somme riscosse illecitamente e per la contestazione del danno d’immagine alla Asl.

Tempi durissimi, dunque, per i furbetti del cartellino, anche perché in questa storia non ci sono soltanto impiegati o infermieri. Complessivamente, tra gli ospedali di Molfetta e Monopoli, i medici coinvolti dovrebbero essere 26, di cui 18 a Monopoli e 8 a Molfetta. Per quanto riguarda il «San Giacomo», dove giovedì sono scattati i 13 arresti ai domiciliari disposti dalla Procura di Bari, ci sono anche 7 responsabili di reparto tra cui i veri e propri primari (direttori di struttura complessa) sono due, vale a dire Gianluigi Di Giulio, 54 anni, di Potenza (radiologia) e Sabino Santamato, 63 anni, di Bari (ostetricia e ginecologia), mentre Egidio Dalena, 57 anni, di Monopoli, è direttore dell’unità operativa semplice a valenza dipartimentale di otorinolaringoiatria. Ci sono poi il responsabile incaricato della cardiologia, Vincenzo Lopriore, 62 anni, di Monopoli, Angelamaria Todisco, 64 anni, di Monopoli, responsabile del servizio trasfusionale, Rinaldo Dibello nato a Monopoli, 58 anni, responsabile della gastroenterologia, e il direttore del Pronto soccorso, Filippo Serafino, 65 anni, di Monopoli. Per i direttori di struttura (e gli incaricati) il contratto di lavoro non prevede una fascia oraria predefinita ma un arco di impegno di 38 ore settimanali che possono essere articolate liberamente. Ovvio, però, che chi timbra il cartellino deve poi rimanere sul posto di lavoro. E chi dimentica di «strisciare» e presenta poi un’autocertificazione non può dichiarare più ore di quelle realmente lavorate.

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