Giovedì 22 Agosto 2019 | 14:25

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Dire che il problema del fascismo non esiste, significa essere complici di un disegno perverso che può mettere in pericolo il nostro Paese in tempi molto rapidi». Lo ha detto il professor Luciano Canfora, tenendo a Bari una lectio magistralis nell’ambito di uno degli appuntamenti organizzati dal coordinamento antifascista Puglia e Bari, sigla che riunisce Anpi, Arci, Cgil, Libera, Act e Rete della Conoscenza, in occasione dell’anniversario della Festa della Liberazione. L’incontro con Canfora era inizialmente previsto nella sede della Fondazione Rita Maierotti nel quartiere Madonnella di Bari, ma l’affluenza di centinaia di persone ha costretto a spostare la manifestazione nella piazza antistante la sede.

In una vera e propria lezione di storia dell’Italia fascista, Canfora ha parlato delle «destre nuove, aggressive, ignoranti e attualmente al Governo», definendo la Lega uno «straripante movimento xenofobo, oscurantista e aggressivo». «Il fascismo non è mai morto, questo è un fatto assodato. La storia repubblicana - ha detto a margine - è stata insidiata costantemente dalla minaccia del fascismo, che era annidata anche nei luoghi del potere. Gli ignoranti, o quelli in malafede, fanno finta di non saperlo. Quindi è una battaglia sempre aperta. Può cambiare faccia ma il corpo è quello».

«Nel nostro Paese quella è la data della democrazia. I nemici della democrazia detestano il 25 aprile» ha aggiunto il professore che, rispondendo ad una domanda dei giornalisti sulla partecipazione di oggi come messaggio al Governo, ha detto «può essere che siano sordi, però li renderemo attenti. Non deve essere la mobilitazione di un giorno ma un impegno. Questo è il giorno più importante in un processo che dura tutto l’anno. Le occasioni saranno tante, le battaglie sono tante e anche le sconfitte, perché c'è una deriva anche popolare al seguito dei nuovi padroni, dei nuovi fascisti». «Da domani mattina - ha concluso Canfora - noi abbiamo il compito di vigilare, di contrastare, parlare, spiegare, insegnare e non piegare la testa».

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