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L'intervista

Di Maio alla «Gazzetta»: ecco il nostro progetto per Taranto, basta emergenze

Il ministro traccia il programma del governo gialloverde e tocca i vari temi: dall'ambiente, al lavoro al recupero del rapporto con i cittadini

Luigi Di Maio

Luigi Di Maio

TARANTO - Per nulla impressionato dalle critiche fattegli dai vecchi compagni di strada e di Movimento, Luigi Di Maio ha deciso di metterci la faccia sul dossier Taranto. Sfidando lo scetticismo di chi si dice deluso dalla mancata chiusura dell’Ilva e da chi, specie tra gli attori istituzionali e imprenditoriali, guarda invece con fare curioso all’evoluzione governativa dei 5 Stelle. Al termine della lunga giornata tarantina, il vicepremier ha risposto alle domande della Gazzetta.

Come pensa di recuperare la fiducia dei tarantini, delusi dalla mancata chiusura dell'acciaieria più grande d'Europa promessa dal Movimento 5 Stelle un anno fa?

«Ai tarantini non serve recuperare fiducia in qualcuno, ma verso le istituzioni. Il mio obiettivo è di dare loro risposte concrete. Il Tavolo Istituzionale Permanente è la prima di queste risposte, frutto di otto mesi di lavoro costante e continuo che ha permesso e permetterà di accelerare in quelle opere che proprio questo territorio sta aspettando da anni. Un tavolo che sarà convocato ogni due mesi per fare il punto, a partire dal prossimo 24 giugno. Ci ho messo la faccia in quanto sono consapevole del dolore, della rabbia dei cittadini, sentimenti che meritano rispetto e che, soprattutto, meritano ascolto. Sono altrettanto consapevole che bisogna affiancare il diritto al lavoro con il diritto alla salute, ovvero il sacrosanto diritto delle persone di respirare aria pulita. Ci sono risorse da spendere per la riconversione economica, il nostro impegno è quello di accelerare interventi diretti per un totale di più di 650 milioni di euro. Abbiamo integrato e modificato la governance di questo tavolo per fare in modo che vi partecipassero tutti gli attori istituzionali, funzionali ad ottenere una piena riconversione dell’area di Taranto. Per questo, tra gli altri, abbiamo voluto aggiungere al tavolo i ministeri dell’Istruzione, Università e Ricerca, il Ministero dell’Agricoltura e Turismo, il Ministero del Sud, e i tre commissari straordinari dell’Ilva in amministrazione straordinaria, oltre che gli attori locali».

L'eliminazione dell'immunità penale per i gestori del siderurgico che valore ha?
«Non ha valenza punitiva per i gestori, è una cosa che era importante fare ed è stata inserita nel decreto crescita, anticipando così la scadenza di questa immunità di almeno quattro anni per quanto riguarda l’esimente ambientale. Voglio precisare che l’esimente per la tutela della salute e della sicurezza viene subito eliminata con l’entrata in vigore del decreto. Voglio aggiungere una cosa su questo aspetto: non posso accettare che mi si dica che non so cosa vuol dire vivere in un territorio con dei gravi problemi. Vengo dalla Terra dei Fuochi, so quanto è grande il dolore della perdita e quanta impotenza si prova. Anche per questo ho voluto Sergio Costa come ministro dell’Ambiente, il generale dei Carabinieri che scoprì discariche e traffici delle ecomafie».

Pensa che ArcerlorMittal sia un interlocutore in grado di portare lo stabilimento di Taranto alla produzione di acciaio sostenibile?
«È quanto scritto nell’addendum al contratto che ha portato alla cessione dell’ex Ilva, e sarà fatto. Questa è la battaglia che abbiamo combattuto quando abbiamo scoperto che il contratto di cessione era già stato firmato e che dunque non c’erano altre alternative. L’accordo, siglato dopo una lunga trattativa con i sindacati, è stato migliorativo in quanto raggiunto nelle peggiori condizioni possibili, ovvero ereditando una procedura già avviata ma chiusa nei cassetti del Ministero. Questo processo però non è isolato, è stato affiancato da quattro priorità immediate per il territorio: salute e bonifiche, ovvero la fase conclusiva della strategia finalizzata a rendere sicuro e bonificato tutto il territorio tarantino; sanità e sociale, per realizzare nel più breve tempo possibile il nuovo presidio sanitario, l’ospedale San Cataldo; rigenerazione del territorio urbano e rurale, per disegnare con intelligenza ed avviare il programma di riqualificazione delle aree urbane e rurali della città di Taranto e dei comuni limitrofi; innovazione, rispetto alla quale partiamo con 9 milioni di euro per dare luce al Tecnopolo Mediterraneo per lo Sviluppo Sostenibile. Quattro aree su cui si dividono tre gruppi di lavoro che saranno seguito dal Mise con il sottoscritto e dai ministri Costa, Grillo, Bonisoli e Lezzi».

Perché sono stati sostituiti i commissari di Ilva in As e che ruolo immagina per i nuovi?
«Come ho avuto modo di spiegare, serve una nuova fase per il territorio di Taranto. Una fase in cui è prioritario parlare del progetto di riconversione economica e produttiva della città, non focalizzandosi soltanto sulla gestione emergenziale, com'è stato finora. Ringrazio comunque i tre commissari dimissionari per il grande lavoro svolto in questi anni nel rispetto delle istituzioni. È arrivato però il momento di cambiare passo e dare quelle risposte che i tarantini aspettano da decenni. In ogni caso non saranno queste nomine o non sarà il Governo da solo a ridare a Taranto quello che per troppo tempo le è stato tolto. Sarà un percorso che dovremo fare tutti insieme: associazioni, istituzioni locali - e a tutti i livelli -, cittadini e portavoce tarantini, che ringrazio perché in questi mesi mi hanno assistito e dato tutte le informazioni che oggi si sono concretizzate con le prime soluzioni portate al tavolo».

I tarantini chiedono di respirare un'aria finalmente più salubre ma anche una assistenza sanitaria all'altezza della specificità dei suoi problemi e delle sue emergenze: cosa si sente di assicurare anche riguardo alla realizzazione del nuovo ospedale?
«Le indicazioni emerse al tavolo sono precise: partiranno i lavori per realizzare il nuovo presidio sanitario, l’ospedale San Cataldo; verrà data inoltre esecuzione al piano di acquisti per attrezzature mediche dedicate ai presìdi di tutto il territorio. Infine, sarà avviato un nuovo piano di sostegno alle famiglie che si trovano in maggiore difficoltà, per realizzare il quale è previsto un piano di interventi condiviso con i sindaci dell’area vasta tarantina. Il piano potrà contare sui 30 milioni di euro del patrimonio disponibile dell’amministrazione straordinaria, che si andranno a sommare agli altri interventi. Questo progetto, sul quale stiamo lavorando con l’Amministrazione straordinaria ex Ilva, è frutto di una collaborazione molto stretta portata avanti con le amministrazioni locali. Questo perché chi lavora quotidianamente sul territorio è in grado di leggere i bisogni e offrire risposte coerenti alla domanda».

La soluzione del dossier Taranto può rappresentare la prova che il Movimento 5 Stelle è in grado di governare e di risolvere i problemi più urgenti dei cittadini?
«Il MoVimento 5 Stelle deve dare prova di essere dalla parte dei cittadini, sempre e comunque. Questo è il nostro modello di Governo ed è per questo che sono ritornato a Taranto. Abbiamo lavorato otto mesi per portare delle risposte concrete. Taranto merita un futuro diverso, che non sia ostaggio di una sola azienda o di un solo settore produttivo, come invece è stato fino ad oggi. Anche per questo abbiamo voluto accelerare sull’operatività del Tecnopolo, sarà costruito appositamente come una Fondazione di Partecipazione, per essere sostenuto, dall’Italia e dal mondo, da grandi aziende e investitori interessati ai campi di ricerca, il cui scouting sarà il primo mandato che avrà la futura governance del Tavolo».

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