Giovedì 29 Settembre 2022 | 23:43

In Puglia e Basilicata

Domani incontro con i commissari

La «Gazzetta» di nuovo in edicola
Giornalisti sospendono lo sciopero
«Ora garanzie sul futuro della testata»

insegna palazzo Gazzetta

Il giornale è di nuovo in edicola, ma permane lo stato di agitazione. Sabato assemblea dei giornalisti

06 Marzo 2019

Redazione online

La Gazzetta del Mezzogiorno è di nuovo in edicola. I giornalisti hanno infatti deciso di sospendere lo sciopero proclamato sabato 2 marzo non solo come atto di responsabilità verso una comunità che in questi giorni ci ha manifestato solidarietà e vicinanza, ma anche dopo aver ricevuto questa mattina una comunicazione formale da parte dei commissari con cui si fornivano risposte alle reiterate istanze formulate dal comitato di redazione: rinnovo del management, consegna dei cedolini paga, nonché pagamento di parte delle spettanze arretrate. I giornalisti, tuttavia, mantengono lo stato di agitazione e aspettano l'incontro che avrà luogo venerdì, nella sede della Regione Puglia, dove è stata convocata la riunione della task force per l'occupazione da parte del governatore Michele Emiliano. In quella circostanza i commissari giudiziari, nominati dal Tribunale di Catania, avranno modo di chiarire ulteriormente alcune questioni ancora in sospeso, in particolar modo il futuro della testata per la quale risultano essere state avanzate alcune proposte da gruppi imprenditoriali. Sabato 9 marzo è prevista un'assemblea dei redattori per decidere il da farsi.

COMUNICATO SINDACALE

Il Comitato di Redazione ha deciso di sospendere fino a venerdì lo sciopero a oltranza proclamato lo scorso 1° marzo. La decisione è stata assunta d’intesa con le Associazioni della Stampa di Puglia e Basilicata e con la Federazione Nazionale della Stampa Italiana con l’intento di rimarcare il senso di responsabilità che da sempre anima i giornalisti della «Gazzetta», ormai dallo scorso settembre impegnati in una dura vertenza a difesa dell’integrità del quotidiano, della qualità dell’informazione e della dignità della redazione e di tutti i suoi lavoratori, costretti a lavorare senza stipendio o a vedersi retribuire con umilianti acconti erogati a mo’ di mancia.


Dopo mesi di inspiegabile silenzio, che ha visto ogni istanza dei giornalisti e dei loro legali infrangersi contro un muro di gomma, i commissari giudiziari catanesi Bonomo e Modica hanno finalmente iniziato a fornire risposte scritte e per atti ufficiali ai quesiti della redazione. Un inizio, beninteso e solo promesse, poiché i problemi del quotidiano e dei dipendenti tutti sono ben lungi dall’essere risolti, né le risposte fornite possono essere considerate esaurienti. I giornalisti della «Gazzetta» non svendono la propria battaglia per la salvaguardia del giornale e considerano il saldo di alcune delle spettanze reclamate come un diritto e non certo come una graziosa concessione: mancano ancora all’appello gli stipendi fin qui maturati nel 2019, le quote di Tfr non versate per due anni e il rispetto delle intese siglate a seguito degli accordi assunti al Ministero del Lavoro contestualmente ai prepensionamenti e alla cassa integrazione.


Per mesi, i giornalisti sono stati costretti ad ascoltare il mantra dei tagli lineari e dell’eccessivo costo del lavoro, senza che nessuno fornisse loro i chiarimenti e i documenti richiesti su alcune voci poco chiare dei bilanci. E questo è gravissimo, ancora più grave dei mancati pagamenti. Ma soprattutto senza che nessuno pronunciasse la parola futuro: il futuro del quotidiano, che significa anche il futuro dell’informazione in Puglia e Basilicata. Questioni che restano ancora prive di risposte e sulle quali l’intera redazione continuerà a far sentire la propria voce, a vigilare. Vigilerà sulla composizione del nuovo consiglio di amministrazione e sulla nomina dei nuovi dirigenti - così come finalmente confermata per iscritto al Comitato di Redazione - che auspica possano essere individuati dal Tribunale di Catania fra quanti non abbiano nessun tipo di rapporto con la precedente gestione. Altro punto nodale riguarda la proprietà. Ad oggi, un solo imprenditore - Angelucci con la Tosinvest - si è fatto avanti alla luce del sole con una dichiarazione di interesse pubblica e vincolante. Di altri soggetti, che pure, a quanto viene riferito, ci sono, non si conoscono né i nomi né gli eventuali progetti editoriali.

Una riservatezza comprensibile solo in parte, perché tanto i lavoratori quanto le comunità di Puglia e Basilicata hanno il diritto di sapere in quali mani finirà il loro quotidiano. E se quelle mani vorranno rilanciarlo nel solco della sua tradizione antica e prestigiosa o intenderanno invece ridurlo a un foglietto locale in ossequio al contenimento dei costi. Nessuno si fa illusioni: i sacrifici saranno necessari, ma verranno accettati, se ragionevoli, solo a fronte di prospettive concrete e di un progetto di sviluppo affidato a un management competente che rigetti in pieno le miopie sparagnine del passato, che incrementi la presenza sul territorio, invece di chiudere biecamente le redazioni e considerare i dipendenti come dei semplici costi, anziché risorse. La vertenza non si è conclusa, né si è tutto risolto perché i giornalisti «hanno avuto i soldi», anche perché - si ripete - non è vero. Se il lavoro va retribuito sempre, quale che sia, deve essere chiaro a tutti che i lavoratori della «Gazzetta» non intendono essere chiamati a pagare il conto di errori commessi altrove e, soprattutto, da soggetti altri. E che i giornalisti non intendono recedere di un millimetro rispetto al riconoscimento della loro dignità e professionalità.


Domani, venerdì, le rappresentanze sindacali dei giornalisti incontreranno i commissari Bonomo e Modica al tavolo della task force regionale per il lavoro. Sarà un’occasione per confrontarsi sulle tante questioni irrisolte a condizione che tutti possano ascoltare, ma anche essere ascoltati. Senza pregiudizi e senza imposizioni, ma nel rispetto dei ruoli. Da quello dipenderanno le successive determinazioni anche in merito allo sciopero.
Mai come in questo momento i giornalisti della «Gazzetta» hanno bisogno del sostegno dei lettori che in questi giorni di assenza dalle edicole ci hanno manifestato la loro solidarietà, facendoci intendere di aver perso qualcosa, che gli era mancato il «loro» giornale. Quegli stessi lettori sono mancati anche a noi, perché è a loro che si rivolge il nostro lavoro. Ed è anche per loro che prosegue la nostra lotta.

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