Giovedì 21 Febbraio 2019 | 03:05

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Il Csm

Bari, favori alla compagna: destituito ex giudice della Fallimentare

Provvedimento non definitivo: il caso riguarda l'acquisto di un immobile, vicenda per la quale è stato archiviato in sede penale e in precedenza prosciolto disciplinarmente

tribunale di Bari

Il giudice Michele Monteleone è stato destituito dalla magistratura su decisione della Sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura. Si tratta di un provvedimento non definitivo disposto sugli stessi fatti per i quali in passato la precedente consigliatura dell’organo di autogoverno della magistratura aveva «assolto» il magistrato, e per i quali il gip del Tribunale di Lecce, su richiesta della stessa Procura salentina, aveva archiviato la posizione nel procedimento penale. Tutto ruota intorno a una vecchia indagine sulla gestione di alcuni fascicoli fallimentari che il giudice, oggi presidente di sezione del Tribunale di Benevento, curava quando era in servizio nella sezione Fallimentare del Tribunale di Bari.

Nel mirino, sostanzialmente, era finita la presunta mancata «sorveglianza» sui mandati di pagamento che sarebbero stati truccati dall’avvocato barese Gaetano Vignola e in cambio dei quali, il magistrato e la sua compagna, commercialista (anche la posizione di quest’ultima era stata archiviata) avrebbero potuto acquistare da Vignola un appartamento nel centro di Bari a un prezzo inferiore a quello di mercato. Il fascicolo era stato aperto a gennaio 2012, quando la procura di Bari aveva trasmesso per competenza uno stralcio dell’indagine sull’avvocato Gaetano Vignola. Nel procedimento penale, però, l’ipotesi iniziale non ha retto visto che al termine delle indagini era emerso come fosse stato proprio Monteleone a denunciare le presunte falsificazioni compiute da Vignola. I pm salentini non avevano dunque ritenuto la sussistenza di elementi di responsabilità a carico di Monteleone, riconoscendo la correttezza del suo operato. Una valutazione condivisa anche dal giudice delle indagini preliminari.
Chiusa la vicenda penale, però, era partita quella disciplinare a carico del magistrato.

Nel mirino, sostanzialmente, la sua mancata astensione in procedure per le quali era interessata la compagna e poi un presunto vantaggio legato alla storia dell’appartamento. Un primo procedimento disciplinare, però, si era concluso anche in questo caso con un nulla di fatto. Il Csm aveva infatti «assolto» Monteleone. Una decisione, quest’ultima, impugnata dalla Procura generale presso la Corte di Cassazione. Il Supremo Collegio, a sezione unite, aveva ordinato un nuovo processo disciplinare.

E venerdì scorso la Sezione disciplinare del nuovo Consiglio, andando anche oltre rispetto alla richiesta della accusa che chiedeva per Monteleone la perdita di tre mesi di anzianità, ha disposto la sanzione più grave: la rimozione. Un provvedimento, va detto, che non è definitivo, né immediatamente esecutivo.

«Si tratta di una decisione severa e che non ci aspettavamo, ma riteniamo il giudice Monteleone estraneo alla vicenda e per questo impugneremo il provvedimento», fa sapere il dottor Alfonso Pappalardo, presidente del Tribunale di Brindisi e «avvocato» di Monteleone nel procedimento disciplinare. Insomma, la palla torna davanti alla Cassazione.
[g. l.]

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