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«Rifiuti, la Regione Puglia non chieda soldi alla Capitale»

Verso il «no» di Palazzo Chigi al 20% di rincaro per l’immondizia da fuori regione: la Raggi continua a mandare 250 tonnellate al giorno

rifiuti

BARI - A giugno, in piena emergenza rifiuti, la Puglia concesse a Roma di accogliere nei propri impianti 4.500 tonnellate di spazzatura raccolta nelle strade della Capitale. Trenta giorni di ossigeno per la disastrata gestione del Campidoglio, che però ha silenziosamente continuato a esportare immondizia. Tanto che nell’ultimo bilancio regionale, il governatore Emiliano ha fatto inserire una norma ad-hoc per imporre un sovrapprezzo del 20% sulla tariffa di stoccaggio dei rifiuti provenienti da fuori: soldi che avrebbero alimentato un fondo per il «miglioramento ambientale del territorio interessato» dai carichi extra. Ma il ministero dell’Ambiente, preannunciando l’impugnazione davanti alla Consulta, dice che non si può fare.
Parliamo di cifre non irrilevanti. A giugno, Roma ha mandato in Puglia (Brindisi e Statte) 4.500 tonnellate di tal-quale, il rifiuto raccolto in strada, che richiede l’accordo della Regione: Emiliano lo autorizzò per soli 30 giorni. Ma da allora, hanno continuato ad arrivare, a Grottaglie (chiusa lunedì dopo una pronuncia del Tar) e Italcave qualcosa come 250 tonnellate al giorno di rifiuto trattato, che va direttamente in discarica. E quel 20% previsto dall’articolo 102 della legge 67/2018 equivale a qualcosa come 6mila euro al giorno, 180mila euro al mese che Roma Capitale avrebbe dovuto versare fin dal 1° gennaio.
Ecco perché la nota con cui l’ufficio legislativo del ministero chiede a Palazzo Chigi di impugnare la legge pugliese non può non suonare come un favore al sindaco Virginia Raggi: continuando così, oltre agli otto camion di immondizia al giorno Roma dovrebbe portare in Puglia anche due milioni di euro l’anno. Ma, secondo l’Ambiente, quel sovrapprezzo equivale ad una nuova tassa, e le Regioni non hanno autonomia erariale.

«Un freno ai rifiuti da fuori Puglia va messo, altrimenti ci asfaltano», è l’opinione del direttore generale dell’Ager, Gianfranco Grandaliano. La Toscana, del resto, ha emanato due delibere di giunta che vietano il conferimento in discarica da fuori se prima non è soddisfatto il fabbisogno interno. Ed è probabile che la Regione Puglia possa intervenire per modificare la norma contestata, aggirando l’ostacolo per arrivare allo stesso risultato: basterà agire, ad esempio, sull’autorizzazione al conferimento in discarica, prevedendo in quella sede l’obbligo di un versamento a titolo di compensazione ambientale. Il ministero dell’Ambiente, però, ritiene che lo smaltimento dei rifiuti provenienti da un’altra regione, pur «controllato e ambientalmente compatibile», non ponga «concrete e giustificate ragioni» per imporre misure atte «ad ostacolare la libera circolazione delle cose e delle persone». Un principio astrattamente condivisibile, ma che giustifica la posizione espressa la scorsa settimana dalla Raggi: «Roma non vuole discariche e la Città Metropolitana non vuole discariche». Certo: usa quelle degli altri territori, e non ritiene giusto nemmeno pagare per il disturbo ambientale che arreca.

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