Lunedì 18 Febbraio 2019 | 17:16

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Udienza sul piano di ristrutturazione del debito da 120 milioni

Bari, nuovo «no» della Procura al salvataggio di Interporto

La Procura di Bari insiste per il fallimento di Interporto spa, la società della famiglia Degennaro che ha presentato un piano di ristrutturazione del debito. È quanto emerso ieri nel corso della camera di consiglio davanti al Tribunale (presidente Simone, relatore Magaletti) dove il procuratore aggiunto Lino Giorgio Bruno, insieme ai pm Savina Toscani e Ignazio Abbadessa, ha depositato una memoria di replica rispetto alle controdeduzioni dei difensori.


Il procedimento è nato a giugno proprio da una istanza della Procura, che partendo da una indagine aperta dopo una denuncia della Regione - relativa alla presunta truffa subita per i fondi europei destinati al raddoppio di Interporto e in realtà mai utilizzati - ha fatto svolgere una perizia sui conti della società rilevando numerose criticità alla base del «buco» da circa 120 milioni di euro. Interporto e la controllante Italfinance hanno risposto con una richiesta di concordato preventivo in bianco, e a dicembre hanno depositato una proposta di ristrutturazione del debito basata sull’intervento di un fondo immobiliare gestito da Prelios e sottoscritto dagli americani di Tpg Sixth Street Partners, disponibili ad acquistare l’intero complesso aziendale per 41 milioni di euro.


Tuttavia secondo la Procura di Bari non esistono i presupposti per procedere al salvataggio, a fronte delle numerose irregolarità rilevate. Una tesi fermamente avversata dai legali di Interporto e Italfinance (ieri in udienza c’erano gli avvocati Vincenzo Chionna e Maurizio Marcantonio), secondo cui alla Procura sarebbe preclusa la possibilità di intervenire in un procedimento per l’omologazione di un accordo di ristrutturazione del debito, e - inoltre - sarebbe preclusa anche la possibilità di depositare memorie non autorizzate. Ma l’aggiunto Bruno ha fatto invece rilevare il suo diritto a replicare anche al parere espresso ieri dai commissari Pino Pepe e Antonio Campobasso.


La decisione dei giudici è slittata al 4 febbraio. Dovranno stabilire se procedere con l’omologazione delle due proposte, che dovrebbero concretizzarsi entro aprile, oppure accogliere la richiesta della Procura, che si era opposta anche all’ammissione delle due società al concordato «in bianco». La proposta prevede in sintesi che il fondo immobiliare acquisterà Interporto e verrà sottoscritto interamente da una società veicolo lussemburghese per conto di Tpg Sixth Street Partner, colosso americano con 29 miliardi di patrimonio più volte apparso in operazioni di valorizzazione immobiliare.


Interporto ha dichiarato di aver raggiunto accordi con 36 creditori, che rappresentano poco meno dell’80% dei 95 milioni di debiti, mentre la controllante Italfinance ne ha chiusi 24, per il 93,7% dei 27,1 milioni di debiti, consentendo così un abbattimento complessivo dell’esposizione da 122 a 51,2 milioni. Le banche hanno in pancia crediti per 69,6 milioni nei confronti della sola Interporto: quelli di Mps (48,4 milioni) e della ex Banca Marche, verranno acquistati dal fondo immobiliare di Prelios rispettivamente per 20 e 5,3 milioni, mentre alcuni altri istituti hanno raggiunto accordi a saldo e stralcio.
La procedura riguarda anche la Regione, che è in attesa di ricevere il rimborso integrale del finanziamento per il primo stralcio dei lavori di ampliamento (altri 4,5 milioni). Proprio dalla fideiussione presentata da Interporto a garanzia della restituzione di quei soldi, risultata falsa, è nato l’interesse della Procura: l’ipotetica truffa alla Regione sui fondi europei risulterebbe comunque prescritta.

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