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Il consiglio e il «buco» di 11 milioni

Bari, bagarre sulla Cassa prestanza in Comune. I dipendenti: ridateci i nostri soldi. Decaro ai sindacati: dite la verità

Le buonuscite non più pagate a chi va pensione. Da anni l'ente ha bloccato il contributo dopo l'esposto M5S e l'intervento della Corte dei conti.

Bari, la Cassa prestanza infiamma il Comune. I dipendenti: ridateci i nostri soldi

Proteste, spalle al sindaco durante il suo intervento, opposizione agguerrita e scontri con la maggioranza con scambi di invettive e una difficoltà nella gestione dei lavori dell'aula da parte del presidente. Le ombre e i misteri della Cassa prestanza, il «salvadanaio» dei dipendenti comunali, infiammano il dibattito politico al Comune e rischiano di innescare una bomba a orologeria in piena campagna elettorale. La notizia del buco ultramilionario (si parla di 11 milioni) della Cassa nata nel 1924 che fino a qualche anno fa garantiva una «buonuscita» a coloro che andavano in pensione e che avevano versato una quota mensile trattenuta sullo stipendio, è finita al centro di un vivace dibattito in consiglio comunale. Ai lavori - in cui c'erano molte assenza tra i banchi della maggioranza - ha partecipato una delegazione di tanti dipendenti comunali che chiede la restituzione dei loro soldi che ha anche voltato le spalle al sindaco durante il suo intervento in segno di protesta.

Da più di due anni, ricordiamo, dopo l’intervento della Corte dei conti a causa di un esposto del Movimento Cinque Stelle per presunto danno erariale, il Comune non versa più il contributo alla Cassa (da 15 anni versava mezzo milione ogni anno) e, da novembre, è stato stoppato anche il prelievo del 3% dagli stipendi dei dipendenti comunali iscritti (nel loro interesse, vista la situazione confusa). Niente più fonti di approvvigionamento, dunque, per Cassa prestanza, nata per arrotondare la liquidazione dei soci lavoratori: ad oggi sono circa 1.300 gli iscritti che dovranno prima o poi andare in pensione. E adesso si arriva al paradosso che chi ha versato non si veda restituito quanto gli spetta.

L'opposizione ha incalzato il sindaco Antonio Decaro stigmatizzando l'assenza di trasparenza della Cassa negli ultimi tre anni quando il caso è esploso, soprattutto in relazione alla situazione degli atti e dei conti, di cui solo oggi in consiglio comunale è stata data notizia ufficiale di una giacenza su un conto corrente di 3 milioni di euro.

Nei giorni scorsi la Cassa (governata dal Comune) ha proposto di fare causa all'ente per il recupero dei contributi non versati nelle annualità 2014-2017, tutto ciò avallato da un parere legale in base al quale non vi sono normative specificate che siano di ostacolo alla continuità di contribuzione alla Cassa. 

E' pur vero che sulla gestione della Cassa c'è qualche ombra visto che dal 1995, da quando il regime pensionistico è passato dal retributivo al contributivo con obbligo per tutte le casse ed enti a uniformarsi, il Comune di Bari non si è adeguato - nonostante i naufragati tentativi di modificare lo statuto - consentendo a talune figure assunte magari con qualifiche minime di incassare una buonuscita in rapporto a quanto incassato negli ultimi 12 mesi di stipendio. Se a questo si aggiunge la riduzione delle entrate in considerazione del blocco del turn over per lo stop assunzionale, a cui si è aggiunto il venir meno il contributo del Comune, le disponibilità della Cassa si sono assottigliate a tal punto da non poter garantire ai pensionati neanche il capitale versato (senza interessi).

Il vicesindaco, nonchè attuale presidente della Cassa prestanza, Onofrio Introna ha rassicurato i pensionati che saranno liquidati al 100 per cento in base al maturato, ma al tempo stesso ha chiarito che poi il conto si azzererebbe pregiudicando così i diritti degli altri 1.340 iscritti che rischiano di non vedersi riconosciuto nulla. Motivo per cui ha fatto sospendere cautelativamente il prelievo del 3% dalla busta paga degli attuali dipendenti, in attesa di trovare una via d'uscita o attraverso l'istituzione di un nuovo ente o la scorciatoia del welfare aziendale. Di certo, un sistema in cui «uno versa 10 e se ne esce con 20 o 30» ha detto Introna, non sta più in piedi.

Il sindaco, Antonio Decaro, ricostruendo la vicenda e ricordando l'origine del problema (l'esposto del M5S) sottolineando che quando si è provato a modifcare il regolamento si è arrivati anche a minacce nel corso dell'assemblea della Cassa. Il sindaco si è anche infuriato contro chi, rappresentanze sindacali in testa, erano a conoscenza della proposta di mediazione (puntualmente disattese per abbandoni del tavolo), citando alcuni esempio del sistema che in un caso ha consentito a un dipendente di categoria C di versare 15mila euro e andare in pensione con 45mila euro.

Decaro ha anche annunciato la nomina di un tecnico che faccia una operazione verità nei conti annunciando di indagare anche su quanto finora avvenuto all'interno della Cassa che, ricordiamo, è gestita da dipendenti comunali che si sono avvicendati negli anni. E ha proposto un tavolo di mediazione che consenta a tutti di tutelare i propri interessi.

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